Gianna Nannini e la musica iraniana al Mediterraneo Video Festival

Mediterraneo Video Festival 2013 (medvideofestival.net)

La locandina del Mediterraneo Video Festival 2013 (medvideofestival.net)

Da sedici anni si svolge ad Agropoli il Mediterraneo Video Festival, un concorso internazionale dove il cinema documentario di tutto il mondo si incontra riservando particolare attenzione «alla diversità umana e alla comprensione delle differenze, alla promozione e al rispetto delle identità dei luoghi e al dialogo interculturale». Quest’anno il focus del Festival, che si terrà dal 20 al 22 settembre nella Sala Polifunzionale Giovanni Paolo II di Agropoli, sarà la musica in transito; per questo l’opportunità di far aprire il festival a Kamanchè di Gianna Nannini deve essere sembrata vera manna dal cielo agli organizzatori.

Kamanchè è il video che Gianna Nannini ha girato durante un viaggio fatto in Iran nel 2007. Il titolo, il nome di uno strumento classico persiano (una sorta di mandola suonata con l’archetto) antenato del violino, è assolutamente funzionale al contenuto del video: «Ero in Iran per studiare la loro musica. Hanno una cultura della tradizione, suonano in modo moderno strumenti medioevali. Per questa conoscenza della propria cultura, ritengo che anche se le donne devono mettersi il velo e non possono cantare in pubblico siano comunque molto più emancipate di noi».

Non deve essere stato difficile per un’artista sensibile come Gianna Nannini innamorarsi della musica Iraniana che fa dell’improvvisazione e della sensibilità dell’esecutore fondamenti imprescindibili. Un musicista iraniano possiede, sempre, l’assoluta padronanza del Radif, una sorta di corpus musicale della tradizione, trasmesso di generazione in generazione grazie alla memoria orale. Sulla base del Radif, della propria sensibilità e della padronanza del proprio strumento si raggiunge una personale interpretazione, un proprio stile.

Gianna Nannini (lamusicasecondococchio.blogspot.com)

Gianna Nannini (lamusicasecondococchio.blogspot.com)

Se è vero che i musicisti Iraniani conoscono bene la loro cultura è anche vero, però, che possono conoscere solamente quella. La musica cosiddetta occidentale non approda in Iran, è severamente proibita. Niente rock, niente jazz, niente musica italiana, niente pop. Otto anni fa, infatti, il Supremo consiglio Iraniano ha deliberato il blocco della musica occidentale ritenuta indecente e pericolosa. Questo problema, che esiste in molti paesi islamici, è particolarmente importante in Iran.

Così, se è vero che molti giovani Iraniani hanno trovato vere e proprie vie di fuga musicali, molto spesso illegali, (se siete interessati all’argomento vi consigliamo di leggere Rock the Casbah! di Mark LeVine) i più continuano ad ascoltare e a praticare solamente la musica classica persiana che, un po’ per i motivi di cui abbiamo parlato, un po’ perché basata su particolari intervalli e scale, risulta per noi, ormai completamente commercializzati, preziosa e quasi incantata.

Anche per questo il video della Nannini potrebbe essere importantissimo sia per un arricchimento sonoro che, più in generale, per un non meno interessante dibattito interculturale.

(Foto: medvideofestival.net / lamusicasecondococchio.blogspot.com)

Serena Prati
@Se_Prati

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