Gianluigi ‘Cabo’ Cavallo: essere uomini e scoprirsi eroi. L’intervista

Sulle note di ‘Heroes’ di David Bowie torna Gianluigi Cavallo, ex frontman dei Litfiba post Pelù. Quattro chiacchiere con ‘Cabo’ tra esperienze rock e spirito di lotta quotidiana

Essere uomini prima ancora che artisti è un assunto fondamentale. O meglio: essere uomini e basta, l’arte viene fuori da sola se c’è. E per un uomo come Gianluigi “Cabo” Cavallo fare arte, che sia musica o quanto altro, vuol dire soprattutto vivere la vita con estrema sincerità, schiettezza, semplicità ma purezza d’animo e profonda capacità di riconoscimento per fonti di gratitudine.

Gianluigi Cavallo (euromusica.org)

Gianluigi Cavallo, frontman dei Litfiba dal 2000 al 2006 (euromusica.org)

Balzato d’improvviso sulla scena nazionale più elevata come frontman dei Litfiba nel difficilissimo processo di sostituzione dell’immagine di Piero Pelù nel 1999/2000, è proprio l’istintivo senso di gratitudine a portare Cabo di nuovo al cospetto dell’udito e (ancor di più) nei cuori di chi ha sempre apprezzato e difeso da ignobili critiche lo spirito di gruppo e la coesione ideologica che la band “renzulliana” del ciclo 2000 – 2006 ha condiviso a pieno titolo con persone, luoghi e situazioni.

La sua recente cover di Heroes, celeberrimo brano del “duca” David Bowie datato 1977, è un tributo all’affetto che ogni singolo seguace delle sue orme (tra cui anche il sottoscritto) gli ha riservato negli ultimi otto anni di silenzio musicale. Un affetto derivante anche da tre (nonostante tutto e tutti) ottimi dischi a nome Litfiba (Elettromacumba, Insidia e Essere o sembrare), un legame di reciproco rispetto che nulla potrà mai scindere, nemmeno la cancellazione gratuita di quegli album dalla discografia ufficiale della storica band fiorentina.

Dal 2008, Gianluigi Cavallo ha intrapreso la via dell’evoluzione informatica (da sempre sua passione parallela al rock) legata all’editoria, fino ad arrivare ad essere praticamente l’inventore del quotidiano sfogliabile a mo’ di “touch” su iPad e derivati con la sua Virtualcom Interactive. Ma cosa vive e ruggisce ancora in un cuore da leone? Forse lo spirito del vero eroe di tutti i giorni.

Ciao Gianluigi. Innanzitutto grazie per la disponibilità. Con la cover di Heroes di David Bowie torni a far sentire la tua splendida voce. Come ti è saltata in mente questa idea? Perché proprio quella canzone?

Due sono le componenti che hanno concorso alla creazione di questo progetto. In Virtualcom c’è una grande sala che accoglie tutti i nostri meravigliosi “giochi” digitali: touch screen giganti, televisioni intelligenti, sensori di movimento, tablet e tanto spazio per muoversi, camminare, immaginare, creare. In questo angolo tecnologico hanno trovato casa anche le mie chitarre e i miei strumenti in modo naturale, fin dal primo giorno. Molti dei miei programmatori sono musicisti e con naturalezza, di sera in sera, ci siamo trovati a suonare insieme. La finestra di Facebook mi ha poi fatto sentire in colpa. Vi guardavo postare in continuazione foto, video, audio, e ricordi del mio periodo nei Litfiba. Pagine dedicate, blog, insomma un continuo flusso di tributi alla mia carriera artistica. Mi sentivo in debito. Volevo rendere qualcosa a chi continuava a tributarmi onore e gloria. Volevo trasmettere in modo chiaro e inequivocabile che non mi ero dimenticato di nessuno di loro e che quanto continuavano a fare era splendido e mi riempiva di gioia. Era giusto rendere qualcosa a tutti i miei fans. Il modo più bello che mi è venuto in mente è stato quello di progettare per loro un regalo che ci avvicinasse e ci permettesse di “ri-toccarci” ancora una volta. Adoro il Duca, e durante un mio viaggio di lavoro a Berlino ho progettato l’idea base. Al mio ritorno abbiamo radunato le idee e realizzato il progetto. Devo ringraziare i motori di questo lavoro splendido: Timo, Giuseppe, Nunzio, Riccardo, Francesco e dei ragazzi del team Virtuacom. Senza di loro, non sarei riuscito a realizzarlo.

Gianluigi Cavallo (foto di Annalisa Russo)

Gianluigi Cavallo (foto di Annalisa Russo)

Una volta sceso dal palco hai intrapreso una strada sostanzialmente diversa, anche se, appunto, non hai mai fatto mistero del tuo perenne vivere di musica, rock in primis. Stando a quello che ho sempre notato seguendoti, in un certo senso non separi così tanto l’empatia di una performance live con il lavoro di squadra. Mi sbaglio?

Non ti sbagli. Una band, una squadra di rugby, un team di sviluppo sono la stessa cosa. Quando siamo insieme ai nostri compagni di viaggio, le energie di ognuno si mescolano e danno vita ad uno spirito di gruppo. Questo fa la differenza. La sua forza nel creare “risultati”, siano mete, emozioni, invenzioni, dipende dall’energia di ogni singolo componente e dalla sua voglia di ottenerli. Nella mia vita ho sempre cercato di creare squadre e team capaci di trasmettere che tutto è possibile quando un gruppo di persone motivate e determinate si mette insieme. L’unico limite è l’immaginazione. Niente arriva a te se non sai prima immaginarlo davvero.

Da giornalista musicale rompiballe, percepisco doveroso chiederti se, per quanto riguarda Heroes, si tratta di un unico brano mandato in rete per urgenza di condivisione o se hai in serbo altre sorprese. Non divagare troppo, eh.

Ho voglia di fare tante cose ma per ora le priorità della mia vita assorbono tutto il mio tempo, anche se mi ripagano sempre dell’investimento. L’orizzonte cambia continuamente e la mia voglia di “creare” con la musica è viva. Troverò tempo e spazio per dare sfogo a nuove creature musicali.



I tuoi sette anni da frontman dei Litfiba, tirando le somme, hanno lasciato il segno nei cuori di moltissime persone. Perché, secondo te?

Dovresti dirmelo tu o i miei fans. Esprimersi, vuol dire anche ascoltare le proprie emozioni ed il proprio cuore. Ho sempre rispettato al massimo chi ti segue e chi crede in te. Sotto il palco, sopra il palco, per me c’erano sempre e solo persone vere, che desideravo conoscere e capire e che ringraziavo di essere li. Trasparenza e lealtà sono caratteristiche non trascurabili per chi ti segue o si fida di te. Ho sempre percorso il cammino nei Litfiba con la massima passione, energia, e trasparenza. Senza cazzate o imbrogli, nudo! Come merita il pubblico che ti segue.

Gianluigi Cavallo nei Litfiba post Pelù con Gianmarco Colzi, Ghigo Renzulli e Gianluca Venier (facebook.com)

Gianluigi Cavallo nei Litfiba post Pelù con Gianmarco Colzi, Ghigo Renzulli e Gianluca Venier (facebook.com)

Dopo diversi anni, come giudichi quella esperienza? Potendo tornare indietro, rifaresti esattamente le stesse mosse?

Molte delle mosse, come dici tu, erano diciamo quasi “obbligate”, parlando personalmente. Se vuoi vedere cosa c’è dall’altra parte devi necessariamente oltrepassare il muro che “contiene” e “divide” il conosciuto dall’ignoto (anche se raccontato). Ma col senno di poi molti “particolari” subirebbero la mia riconsiderazione senza dubbio. Ma rifarei tutto subito, il sangue e gli sbagli sono parte e prezzo della conquista. No remorse.



In seguito alle varie reunion alle quali si è potuto assistere (prima il rientro di Pelù, poi il tour con Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi, che comunque suonava con te e Ghigo Renzulli nel post Insidia), che idea ti sei fatto della situazione? Io ci vedo, sì, voglia di rock puro, ma anche qualche pretesa economica di troppo (alla notizia del Best of di Pelù, qualche bestemmia l’ho tirata giù).

Ahhahhahhahhahahahahh! Risata d’obbligo. Come saprai, considero questi argomenti un po’ da bar e lasciano il tempo che trovano. Personalmente credo che ognuno sia libero di fare le proprie scelte in ogni campo, quindi se tutto questo ha portato gioia o divertimento (al di là del danaro) sono molto felice per loro e per le persone che ci hanno creduto e li hanno seguiti. Se cosi non fosse, direi che sarebbe di una tristezza infinita. La musica e l’arte in generale deve essere onorata con la massima trasparenza e onestà intellettuale.

Lo facciamo un salutino a chiunque abbia cancellato Elettromacumba, Insidia e Essere o sembrare dalla discografia ufficiale dei Litfiba? A tal proposito ho provato anche a contattare qualcuno di loro per chiedere spiegazioni in merito senza, però, mai ricevere risposta. Tu ne sai qualcosa?

Ahahahhhahahhahahahhah! Seconda risata d’obbligo. Cosa vuoi che ti dica…come ho già ripetuto, i principi dovrebbero dare dimostrazione della loro grandezza e regalità in ogni momento e comportarsi da principi, non da bottegai (con il massimo rispetto per i bottegai), nascondere o fingere di ignorare, tentare di cambiare la realtà e mistificare la storia, offende la meravigliosa arte della musica. Il mio unico vero dispiacere è verso i fan, che hanno il diritto di essere trattati con giustizia e trasparenza. Il resto sono cazzate da bar che non dovrebbero esistere a simili altitudini artistiche, ma evidentemente spesso si sopravvalutano le persone e le cose.

Gianluigi Cavallo durante le registrazioni di "Heroes" (we-rock.info)

Gianluigi Cavallo durante le registrazioni di “Heroes” (we-rock.info)

C’è un momento in particolare dell’esperienza Litfiba che porti nel cuore più di altri?

Francamente non riesco a risponderti in modo sintetico e secco. Tutti i momenti di “conoscenza e esplorazione” sopra e sotto il palco albergano nel mio profondo con la massima nitidezza.

Prendesti in mano la situazione Litfiba nel 1999/2000 con fermezza, decisione e caparbietà, accettando lo sciocco confronto e affrontando critiche anche troppo aspre e dure. Ma sei sempre riuscito a venirne a capo con ragionevolezza, criterio e, soprattutto, coi fatti, come dimostrano molte canzoni ma anche l’esperienza Virtualcom Interactive. Quali consigli daresti a chi, nonostante tutto, tra mille difficoltà e rischio di fame, non vuole mollare i propri sogni?

È una domanda che ritorna nel tempo e per ogni tempo la risposta cambia. Voglio evitare di essere banale rischiando di sembrare troppo etereo ma la vita da “artista” è fatta di esplorazione e di emozioni, quindi non è semplice tradurla in una sintesi troppo tangibile. Oggi più di ieri, è necessario conoscere profondamente se stessi e lo spazio dove si intende costruire. Chiunque desideri iniziare qualcosa deve prima di tutto essere conscio di quali sono i suoi mezzi, di quanto è competitivo in quel momento rispetto al mercato, e quali margini di crescita può raggiungere con il massimo impegno. Dopo questa riflessione inizia il vero cammino dell’artista/imprenditore. Ispirare e lasciarsi ispirare da tutto e tutti. Dare il massimo e cercare il massimo in ogni occasione, che ci sia una persona davanti a voi o uno stadio. Non ascoltare chi si vende come saggio e tenta di imporvi le sue scelte, quando invece dovrebbe dotarvi di strumenti interiori per farvi prendere le vostre. C’è sempre un modo per arrivare dove volete: spendersi al massimo per trovarlo è senza dubbio la cosa più intelligente da fare. La resa non è contemplata fin quando si è vivi.

Restare in Italia per provarci fino in fondo o fuggire altrove?

La vuoi secca? Se potete, scappate ragazzi. Ora.

(Foto: Annalisa Russo / euromusica.org / we-rock.info)

 Stefano Gallone

@SteGallone

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews