Germanwings. La Bea conferma: medici incuranti su Lubitz. Più controlli

Andreas Lubitz

Andreas Lubitz, affetto da gravi disturbi psichici, nel marzo 2015 schiantò l’aereo sul quale volava uccidendo 150 persone

BerlinoDoveva essere ricoverato per una cura psichiatrica, ma nessuno si attivò. E’ questo quello che emerge dall’indagine della polizia francese coinvolta nel caso di Andreas Lubitz, il copilota tedesco della Germanwings che un anno fa si schiantò con l’aereo sulle Alpi francesi, portando con sé 150 persone.

LO STATO MENTALE DI ANDREAS LUBITZ – Secondo quanto riporta l’agenzia Afp, gli esperti del Bureau of Investigation, autorità dell’aviazione europea (BEA), affermano che Lubitz avrebbe dovuto essere internato due settimane prima del famigerato volo sull’A320 del 24 marzo 2015.

Secondo il rapporto ufficiale, Bea ha espresso vive raccomandazioni di sicurezza ‘per condurre un’analisi periodica della disabilità di volo’, in tutti quei casi in cui è possibile che la sicurezza possa essere compromessa e sprona affinché i medici esaminatori siano solerti nell’avvertire le compagnie interessate.

ERRORI BUROCRATICI – Bea, infatti, continua confermando che è corretta l’ipotesi secondo la quale Andreas Lubitz ha ignorato il parere dei medici, evitando di informare la compagnia del proprio stato di salute e, nondimeno, informa sulla possibile negligenza dei medici curanti i quali non hanno provveduto a porre all’attenzione della compagnia le gravi tare del co-pilota.

Inoltre, Bea ricorda che i piloti con una storia medico-psichiatrica alle spalle definiti ‘idonei’ al lavoro, devono comunque essere oggetto di ‘misure di accompagnamento’, poiché spesso i soggetti mostrano riluttanza a informare la casa madre delle proprie difficoltà per timore di perdere la licenza.

Nella relazione, Bea non fa alcuna menzione alla presenza obbligatoria di una seconda persona in sala comandi, mantenendo così un basso profilo rispetto ad una misura che molti paesi non seguono e che altrettanti sindacati di società aeronautiche ritengono un incentivo all’abbandono di sistemi di sicurezza più tecnologici.

IL CASO – Andreas Lubitz, quel 24 marzo 2015, era rimasto solo in cabina di pilotaggio in ragione di una breve assenza del capitano e si era chiuso nell’abitacolo dell’aereo sigillando le porte. Inserendo il pilota-automatico, Lubitz aveva poi avviato una lenta discesa del mezzo durata una decina di minuti prima che l’airbus Germanwings-Lufthansa, Barcellona-Dusseldorf, si schiantasse contro le montagne.

 Chantal Cresta

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