Genova. Lo credono gay, lo pestano a sangue riducendolo in fin di vita

Genova: un uomo ritenuto gay viene pestato violentemente. Dopo una settimana finisce in coma; ignorava di avere un ematoma cerebrale. È caccia ai carnefici

L'aggressione è avvenuta su un autobus fermo al capolinea (ilsecoloxix.it)

L’aggressione è avvenuta su un autobus fermo al capolinea (ilsecoloxix.it)

Genova. Un quarantenne originario del posto, nella notte del 14 luglio, si trova su un autobus fermo al capolinea di Caricamento, in compagnia di un amico. Il suo sguardo si ferma su un ragazzo seduto poco distante da lui. Immediatamente si accende l’allarme della sua presunta omosessualità, vista come una minaccia. Questo il movente che spinge un gruppo di sei aggressori a scagliarsi su entrambi gli amici, i quali vengono violentemente picchiati. Ad una delle due vittime, inizialmente ignara dei drammatici effetti del pestaggio, verrà poi diagnosticata la presenza di un ematoma cerebrale, che dopo una settimana finisce per ridurlo in fin di vita. Oggi è stata aperta un‘inchiesta.

L’INESISTENZA DI UN MOVENTE – «Gay di m…, che c… guardi il mio fidanzato?» Questa la brutale domanda di una giovane ragazza rivolta a colui che di lì a poco sarebbe diventata una delle due vittime dell’assalto. A scatenare la furia del gruppo di carnefici composto da quattro uomini e due donne, è bastato uno sguardo di troppo dell’uomo, che per questo è stato erroneamente considerato gay e come tale ritenuto uno sgradito ed inopportuno adescatore. «Ero sovrappensiero» – spiegherà poi, il genovese.  È chiaro, dunque, come dietro le occhiate distratte della vittima non vi fosse, in realtà alcun secondo fine, i suoi non erano ammiccamenti né fastidiose avances seduttive. Eppure per il branco, l’azione dispotica è apparsa giustificabile, se non addirittura necessaria. Calci, pugni e colpi di catena nei confronti di entrambi gli amici; un accanimento avvenuto davanti all’autista dell’autobus, che non ha nemmeno tentato di fermare il commando.

LE TRAGICHE CONSEGUENZE – Fortunatamente, dopo aver subito – per un tempo apparso interminabile – le bastonate del gruppo di carnefici, i due sono riusciti a fuggire e a far rientro a casa. Qui il quarantenne ha raccontato tutto alla compagna, senza alcun tipo di sospetto riguardo alle sue reali condizioni di salute. Gli evidenti segni delle violenza, lividi, tagli e ferite sanguinanti non erano gli unici lasciti dello scontro, ma questo l’uomo non lo sapeva. Trascorsa una settimana egli finisce in coma, a causa di un ematoma cerebrale. Un intervento di neurochirurgia gli ha salvato la vita, ma è ancor oggi ricoverato in prognosi riservata. Si è aperta un’inchiesta per tentato omicidio: gli inquirenti danno la caccia ai seviziatori, passando al setaccio le immagini delle telecamere di sicurezza della zona. Denunciato anche l’autista del bus per favoreggiamento.

Antonietta Mente

@AntoMente

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