Genny ‘a Carogna e Gastone? Dilettanti. Ci vuole un Heysel italiano

Genny 'a Carogna e Gastone, i re di Fiorentina - Napoli, ci sbattono in faccia una triste realtà: in Italia cambieranno le cose solo dopo un Heysel nostrano

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Gennaro De Tommaso, “Genny ‘a Carogna” (Foto Twitter @franaltomare)

Genny ‘a Carogna svetta impettito a cavalcioni della barriera che divide la pista d’atletica dalla curva Nord. Lo sguardo strafottente, i tatuaggi che raccontano storie di passione, orgoglio e malavita. Ovviamente non in questo ordine. Allarga le braccia come un’aquila, nella curva laziale che per una notte si tinge solo d’azzurro. Con il palmo aperto rivolto verso la gradinata zittisce 20 mila persone. Con l’altra mette a tacere Marek Hamsikguagliò, si nun se stanno zitt nun te sent’ –  il centrocampista del Napoli dalla cresta molesta e dal destro fatato. La cui baldanza in campo è inversamente proporzionale all’incertezza con cui si avvicina ai tifosi per andare a trattare l’inizio della partita Fiorentina – Napoli, finale di Coppa Italia. Come andare a chiedere al papa il via libera per la legalizzazione della prostituzione.

LIBERTÀ PER GLI ULTRAS, ANCHE SE ASSASSINI - Marekiaro – slovacco 27enne trapiantato a Napoli da 7 stagioni, che convive con la passione calcistica partenopea che stravolge usanze, abitudini e nome –  porta la sua maglia numero 17 e la fascia di capitano stretta al braccio sinistro a parlare con il figlio di un affiliato al clan camorristico del Rione Sanità dei Misso. Che indossa una maglia nera con scritto sul retro Libertà per gli ultras e sul petto Speziale libero. Non una colta citazione pro liberalizzazione del mestiere di farmacista nel medioevo. Non solidarietà storica allo shakespeariano speziale “di una via di Mantova”, che vendette il grammo di veleno letale a Romeo. Macché. Una paganissima richiesta di aprire le porte del carcere, direzione esterno, per Antonino Speziale. All’epoca pacioso 17enne tifoso del Catania, tuttavia condannato in via definitiva ad 8 anni di carcere per l’omicidio preterintenzionale dell’ispettore capo di polizia Filippo Raciti. Un duro, al confronto di quel dilettante di Genny ‘a Carogna. Che poi si chiama Gennaro De Tommaso. Ma quando a Napoli lo scangianome ti precede, un motivo valido c’è sempre.

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Daniele De Santis “Gastone” a colloquio con Totti nel derby del 2004, sospeso per una falsa notizia circolata tra gli spalti (roma.corriere.it)

Gastone lavora in un vivaio a Roma. Ieri pomeriggio, non si sa ancora bene perché, ha deciso di andare in contrappasso con la vitalità del nome che caratterizza la sua attività commerciale. Forse è andato per sfottere ed è rimasto sfottuto, forse è stato riconosciuto da un tatuaggio sulla mano. Fatto sta che ha preso una pistola con la matricola abrasa e ha sparato una, due, tre volte. Colpendo una, due, tre persone. Un proiettile ha schiaffeggiato la colonna vertebrale Ciro Esposito, 31 anni. Mentre questo articolo va online, le agenzie di stampa battono l’aggiornamento che Esposito ha firmato di proprio pugno il consenso informato per la donazione degli organi in caso di decesso. Se dovesse andargli male, Daniele De Santis alias Gastone scalerebbe rapidamente la gerarchia dei duri.

IL TROLL - In realtà lui proprio un dilettante non era. Nel marzo 2004, nel derby serale tra Roma e Lazio, all’improvviso spariscono gli striscioni dalle curve e Gastone scende in campo a parlare con il capitano Francesco Totti.

-A Francè, ‘sto derby nun se deve giocà
-Ma c’hanno detto che è tutto a posto, che nun è vero gnente
-A Francè, ‘sto derby nun se deve giocà

L’altoparlante dello stadio gracchia. Smentisce categoricamente la notizia secondo la quale un bambino è stato travolto e ucciso da una camionetta della polizia

-Hai sentito? È tutto a posto, potemo giocà
-A Francè, ‘sto derby nun se deve giocà

E ovviamente nun se giocò.

In compenso, all’uscita dallo stadio ci rimise la macchina qualche operaio che era andato lì a vedere la partita col figlio, qualche studente dovette fare il puzzle col motorino prima di tornare a casa, una decina di poliziotti dovettero fare il giro largo passando dall’ospedale prima di infilarsi sotto le coperte. Però vuoi mettere la soddisfazione di aver fatto sospendere una partita per una cosa che non è mai successa e poi scendere in strada a sfasciare tutto? In gergo grillino-informatico, Gastone è un troll.

(Foto notedazzurro.blogspot.it)

LO SCONTRO - Ieri, mentre qualche decina di tifosi napoletani si avvicinava allo stadio per una partita di calcio – e non al Colosseo per la lotta tra gladiatori e leoni – ha fatto capolino Gastone, che aveva trasformato il suo vivaio in una sorta di discoteca a cielo aperto. Chi abbia iniziato per primo neanche ce ne frega più di tanto: da una parte sono volati tre proiettili e dall’altra la furia degli uomini di Genny a’ Carogna ha lasciato Gastone a terra in un bagno di sangue. Il tutto prima di entrare nello stadio con petardi grossi come zucche e bombe carta confezionate a Baghdad, mentre a noi la polizia fa togliere i tappi dalle bottigliette di acqua.

TRATTATIVA STATO-ULTRAS - Poi è successo che la voce delle condizioni di Ciro Esposito si è sparsa nello stadio ed il capitano del Napoli è dovuto andare a parlare con il figlio di un camorrista per poter dare il via libera alla partita. Un uomo che con una mano teneva per la collottola la folla e con l’altra metteva a tacere Hamsik e la scorta (?) del giocatore. Con la terza mano, quella invisibile ma la più forte, teneva per le palle il calcio italiano, sbattendo sulle prime pagine di tutto il globo il fallimento degli stadi dei quattro volte campioni del mondo.

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Dalle sue spalle piovevano fumogeni e petardi per allontanare gli steward e i fotografi. Rispettiamo solo i pompieri? Vabbè, si può fare un’eccezione anche per quello.

Foto geniv.forumcommunity.net

In Italia i “tifosi” decidono se una partita si può disputare o meno, quando la colpa degli scontri che ne hanno minato la tranquillità è dei tifosi stessi. Di quei tifosi che minacciano presidenti (Gastone-De Santis) per avere biglietti omaggio, altrimenti “facciamo lo sciopero del tifo e allo stadio non ci verrà più nessuno. Oppure sfasciamo tutto, vedi un po’ se ti conviene“. O di quei “tifosi” come Genny ‘a Carogna, che allo stadio ci vanno fieri di finire sulle prime pagine dei giornali inneggiando alla liberazione di un assassino condannato con sentenza definitiva. Assassino di un poliziotto durante una partita di calcio. Il che vale come sanatoria nel mondo ultras.

ULTRAS ITALIANI? DILETTANTI…. - Biglietti omaggio. Soldi per le coreografie. Colloqui privati negli spogliatoi coi giocatori. E poi ci si stupisce se qualcuno alza la voce e minaccia scontri. Il problema? È che in Italia gli ultras sono ancora dei dilettanti. Sì ok, ogni tanto un tifoso prende un petardo in un occhio e muore, un’altra volta qualcuno si becca una coltellata e arriva in ospedale quando sangue in corpo non ne ha più, un altro mica scavalca la recinzione e precipita nel vuoto per dieci metri sfondando un tetto. Qualche vetrina sfasciata, un paio di cassonetti bruciati, auto e moto vandalizzati. Roba di poco conto. Cose grosse, quelle che ti fanno accapponare la pelle, in Italia non se ne sono ancora viste. Signori ultras, serve un bell’Heysel: che aspettate?

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La tragedia dell’Heysel: 39 morti e 600 feriti prima di Juventus – Liverpool, finale di Coppa dei Campioni 1985 (footballen.eu)

Cosa aspettate a caricare la curva avversaria, sfondare le recinzioni e riversare la vostra rabbia animalesca all’interno dell’arena? Camminare sulla calca, affettare stati di epidermide, far tuonare bombe carta ad altezza uomo. Con gli stadi che ci ritroviamo non deve essere poi così difficile. Prima o poi ci arrivano a contatto come si deve due tifoserie di quelle belle organizzate, che nei cestini per la merenda fanno passare pane e sa-lame. O magari basta un cedimento strutturale. Pensate, decine di morti accalcati e non è nemmeno colpa vostra, cari Genny ‘a Carogna e Gastone.

SOGNANDO (GLI STADI DI) BECKHAM - Poi nel fine settimana, magari, guardiamo la Premier League e sogniamo. Ma che belli gli stadi inglesi (di proprietà delle squadre) sempre pieni. Ma che meraviglia la Kop che canta You’ll never walk alone, con tutti i posti a sedere numerati e i bambini con le guance colorate fianco a fianco con i panzoni dagli addomi molesti solo alla vista. Che strani quegli steward che non guardano la partita e non aiutano a scavalcare. E che, addirittura, a cinque minuti dalla fine del match si alzano, danno le spalle alla partita ed entrano nel campo per destinazione a controllare che nessuno entri sul prato. Perché lì non servono i cannocchiali per vedere la partita, ma basta inciampare in uno scalino e ci si ritrova a battere la rimessa dal fondo al posto di Cech. E se qualcuno sgarra, sono cazzi, e scusate il francesismo. Una ragazzina che ha lanciato un sasso verso la polizia è finita in riformatorio. Se metti le mani addosso ad un poliziotto (privato, pagato dalla società e non dallo Stato) finisci in cella subito. Ma subito subito, perché c’è una gabbia nelle viscere dello stadio pronta a farti passare la voglia di svalvolare. Però.

Però c’è voluto l’Heysel per convincere gli inglesi a fare la lotta agli hooligans.

Noi siamo fortunati, ancora non abbiamo vissuto una tragedia così grande. Vabbè, all’Heysel sono morti 32 italiani, ma è successo in Belgio. Mica pretenderete che impariamo una lezione per qualcosa che non è successo sul nostro territorio, in un nostro stadio? Genny ‘a Carogna e Gastone, siete due dilettanti. Fateci vedere cosa sapete fare davvero. Abbiamo bisogno di voi.

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(Foto via Twitter @CorriereIt)

COSTRUIAMO IL NOSTRO HEYSEL – Abbiamo bisogno della vostra furia distruttrice, delle vostre manie di protagonismo e della (non tanto) oscura connivenza delle società calcistiche per costruire il nostro Heysel. In Italia non serve il morto. Servono i morti. Tanti. E possibilmente in maniera truce.

Fino ad allora, guai a parlare di impianti interamente con gestione – sicurezza inclusa, esterna ed interna – a carico delle società. Lungi da noi fare una lotta agli ultras che non sia di ridicole tessere del tifoso che valgono quanto quelle della Coop. Non conviene a nessuno: allo Stato che sacrifica – in tutti i sensi – uomini e risorse, alle società che rischiano multe e tribune vuote (ma tra le due preferiscono tenersi le prime), agli ultras che temono di vedere intaccata la propria leadership sugli spalti e la visuale oscurata dalle bandiere di un paio di mocciosi variopinti.

Già, i due mocciosi. Povero quel padre che ha dovuto spiegare loro chi sono Genny ‘a Carogna e Gastone.

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Francesco Guarino
@fraguarino

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Una risposta a Genny ‘a Carogna e Gastone? Dilettanti. Ci vuole un Heysel italiano

  1. avatar
    mau60lydon 06/05/2014 a 16:55

    stesso governo stessa federcalcio un branco di pezzi di m***a massoni incapaci corrotti e pieni di boria

    Rispondi

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