Genitore 1 e Genitore 2: per l’Inps è già così

Una lettera su Avvenire scatena la polemica sulla nuova dicitura di alcuni moduli Inps: cerchiamo di capire cosa e perché

Inps

Genitore 1 e Genitore 2 sui moduli dell’Inps: una sorpresa (fanpage.it)

Roma – La notizia sembra non aver destato alcuno scalpore, forse perché ha riguardato una modulistica poco usata e di nicchia dell’Inps, o forse perché in Italia ci facciamo nella realtà molte meno domande di quante ne nascono a tavolino. Rimane, però, il racconto di una lettrice di Avvenire che scrive di aver ritrovato su un modulo Inps la dicitura “Genitore (1)” e “Genitore (2)”. Da lì l’indagine del quotidiano della Cei e l’immancabile polemica.

MODULI INPS – Una madre di Samarate ha scritto al quotidiano cattolico per raccontare la sua vicenda e ha trovato sponda e risposta in Lucia Bellaspiga, che ha attivato subito un’indagine giornalistica, contattando l’Ufficio stampa dell’Istituto nazionale di previdenza sociale.
E trovando conferme: il modulo per la concessione di invalidità civile ai minori porta proprio la dicitura genitore (1°) e genitore (2°), un cambiamento che nessuno aveva notato e che, indagando, si scopre non risalire a molto tempo addietro. La modulistica, infatti, ha registrato questa novità solo da circa un mese.

LE REGOLE – Nessuna decisione ministeriale o parlamentare ha avvallato questo cambiamento: a prendere la decisione di inserire questa dicitura è stato lo staff che all’Inps si occupa della modulistica, «sotto consiglio dei responsabili del settore invalidità civile». Insomma, una decisione tecnica, non l’applicazione di una regola, che non ha trovato ancora una giustificazione particolarmente valida, neppure in quanto risposto ad Avvenire dagli addetti dell’Inps.

PRATICITÀ E DECISIONI – Come racconta sempre Avvenire, l’Inps ha spiegato che la decisione è stata presa per «motivi di praticità». Anche senza entrare nel merito della vicenda e, soprattutto, del dibattito – che coinvolge contrapposte teorie socio-educative, riguardanti anche il discusso “gender” – la replica dell’Istituto appare quantomeno frettolosa e plausibilmente non credibile. Di pratico in questa dicitura c’è ben poco, se non l’intenzione di sondare e testare un approccio che ad alcuni piace già, ad altri risulta indigesto. Inserito in una modulistica poco usata, suona quasi come un test per il futuro, avvenuto peraltro senza un indirizzo legislativo chiaro.

SCALPORE – A destare scalpore non dovrebbe essere tanto la dicitura – discutibile ma anche poco discussa in Italia – quanto il processo decisionale: su un tema che sembra toccare così in profondità certe corde personali, anche per la pressione mediatica che vi si assiepa attorno, che a decidere siano impiegati dell’Inps, senza un controllo legislativo, suona davvero strano, perché affida una tematica molto discutibile all’arbitrio di singoli scelti per un ruolo con ben altre competenze. Per non parlare, poi, della motivazione addotta, che suona davvero come una scusa accampata in fretta.
Su questi temi, senza preclusioni aprioristiche, si dovrebbe discutere con serenità nelle giuste sedi, non lasciar fare ad addetti non strettamente incaricati.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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