Garcino, ovvero il blues di Madre Terra

'Mother Earth's Blues', il nuovo album dei piemontesi Garcino, tratta temi delicati sulla base di un sano blues con venature funk e hard

La copertina di "Mother Earth's Blues", il nuovo album dei Garcino

La copertina di “Mother Earth’s Blues”, il nuovo album dei Garcino

Molte band, sia di nuova formazione che con più longeva esperienza alle (e sulle) spalle, scelgono deliberatamente di non optare per particolari sperimentazioni stilistiche preferendo mantenere il proprio sound complessivo all’interno di territori ben noti e già sottoposti – nel corso della storia musicale più recente – a rivisitazioni, revival o contaminazioni più o meno considerabili come adeguate alla causa. Ebbene, sia chiaro che anche optare per una sorta di stasi compositiva sostanzialmente lineare equivale ad una scelta tutt’altro che priva di coraggio. Dove sarebbe questo coraggio? Se non altro nel’inserirsi in determinati ambienti con la consapevolezza di dover mantenere l’efficacia delle linee guida principali, pena l’attribuzione di etichetta eretica o dissacrante riguardo alla conformazione del genere d’origine preso come strada principale da percorrere. In una scia perfettamente consapevole delle proprie caratteristiche e forti di una sana devozione alla causa, i piemontesi Garcino (Nicola Garassino alla chitarra e alla voce, Andrea Griffone alle tastiere e Roberto Leardi alla batteria; coadiuvati, in questa occasione, da Lorenzo Arese e Renzo Coniglio alla batteria, Marco Giaccardi al basso, Roberto Bella alla voce e Fabio Perversi alle tastiere) entrano e si accomodano molto facilmente tra i meandri di una condizione blues di certo già nota ma difficile da mantenere solida ed efficace in termini di comunicazione sia emotiva che contenutistica.

I Garcino

I Garcino

UNIFORMITÀ E STRATIFICAZIONI – Mother Earth’s Blues, il nuovo album autoprodotto dai Garcino, si insedia con merito in una sorta di comunità dioscografica di matrice blues che, pur mantenendosi fedele alla linea e solidamente attaccata alle radici del genere in questione, non disdegna girovagare anche in anfratti funk e cantautorali che, malgrado risiedano su poli sostanzialmente opposti, non tardano a far valere le proprie ragioni più profondamente radicate in un concetto di creazione musicale visceralmente legato a quanto di più energico e passionale possa fuoriuscire dal solo accostarsi alla creazione musicale.

Mother Earth’s Blues è un album solido, compatto, a tratti atipico in scelte di impostazione complessiva che spesso spiazzano per l’improvviso divergere di forze motrici e intenzioni orientative. Blues, psichedelia, funk, esternazioni chitarristiche e architetture sonore efficacemente coinvolgenti sono la base per un lavoro discografico non inferiore a grandi nomi del passato e del presente, eppure gradevolmente anomalo nel suo incedere volutamente incerto e smembrato, coerente con le intenzioni basilari ma, al contempo, desideroso di percorrerne la strada maestra ai bordi o in maniera leggermente trasversale.

UN BLUES PER MADRE TERRA – Se un’apertura di danze come quella riservata all’intro di Earth’s crying lascia presagire una ventata di neopsichedelia dark impiantata su pilastri pianistici per melodie di ampio respiro, la realtà dei fatti conduce subito l’ascolto sulla rotta di casa attraverso il funk puro, onesto, divertito, ballabile, spensierato e completamente divergente dalle apparenze iniziali di It’s a slow food talk!, brano godibilissimo da un punto di vista emotivo ma non da sottovalutare in termini di contenuto, vista l’argomentazione di base rivolta alla ricerca di possibili soluzioni per una vita materialmente migliore (in questo caso è la tranquilla godibilità del cibo ad innalzarsi a metafora del tutto).

I Garcino

I Garcino

Sensibilità ecologica, rapporti interpersonali, affetti, amori e integrazione sono il nucleo tematico di un album come Mother Earth’s Blues. I non facili argomenti (di consueto capita di cadere in sterili quanto inutili luoghi comuni) vengono passati in rassegna dai Garcino con notevole perizia narrativa, tatto e savoir faire morale. Una simile predisposizione la si nota, ad esempio, nella trattazione di argomenti appartenenti ad un reale tanto vicino quanto perennemente a rischio di estinzione mnemonica (gli esempi di cantautorato supportati da Genova per me), o nella riflessione più profonda (sia in senso tematico che sonoro) rivolta all’idea, per l’appunto, di “Madre Terra” (il puro blues delle origini insito nella title track Mother Earth’s Blues, a cavallo tanto del più primordiale Robert Johnson quanto dei più recuperanti seminali Eric Clapton e Stevie Ray Vaughan, con tanto di cambi ritmici sfocianti in un incrocio rock and roll / rockabilli tra Chuck Berry e Jerry Lee Lewis di tutto rispetto). Ma il blues delle origini e la sua rivisitazione moderna non può non passare anche per le note diramazioni hard tipiche di band come Motorhead e derivati, perciò ecco approdare sotto lo stesso tetto anche l’hard rock duro e puro con influenze zeppeliniane di Trains of Tanaria, fino alla più sana e naturale predisposizione melodica recuperata dalla saggia predisposizione acustica della terminale L’ambigua verità.

Se, dunque, le basi e la predisposizione a mantenere solidi i propri pilastri portanti ci sono tutte, l’augurio è quello di vedere i Garcino proseguire a testa alta sulla strada maestra battezzata a progenitrice del progetto, mentre il consiglio – se ci è concesso – è quello di osare senza limiti per ricercare (perché no) ulteriori e più spiazzanti tentativi compositivi. La sostanza, ad ogni modo, è estremamente presente e non farà alcuna fatica nel vedersi mantenuta.

Voto: 6,5

Stefano Gallone

@SteGallone

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