Gang Related: poliziotti, malavita, cliché e Locke di Lost

Parte oggi, 22 maggio, Gang Related, la nuova serie Fox con protagonista un poliziotto doppiogiochista. Nel cast anche Terry O'Quinn, il Locke di Lost

Il genere poliziesco è uno tra i più amati in televisione per svariate ragioni che non è il caso di elencare nello specifico. Sta di fatto che, essendo uno dei generi più amati, di serie poliziesche ne è piena la tv, non solo quella americana, ma pure la nostra. La lunga lotta tra bene e male viene perfettamente incarnata in questo genere dai tratti sempre un po’ stereotipati. Cercare, quindi, la novità in una serie poliziesca, quella freschezza di idee e innovazione è un po’ una battaglia persa in partenza. Quest’anno tra l’altro il capolavoro poliziesco c’è già stato, True Detective, e sperare ce ne fossero due in una stagione era proprio pura follia. Se poi l’’innovazione uno spera di trovarla su un canale come Fox, si valica direttamente il muro della razionalità. Questa lunga intro è per dire che il pilota di Gang Related, in partenza stasera su Fox America, è abbastanza insulso, ma viste le premesse, potevamo anche immaginarcelo.

NESSUN INTRATTENIMENTO – Quello che però arriva come una vera sorpresa è il livello di insulsaggine di tutta la produzione. Ci sono serie poliziesche che non sono capolavori, ma che in modo dignitoso fanno quello che devono fare, ossia intrattenere. CSI o NCIS, tanto per fare un esempio, hanno resistito per decenni proprio per questa capacità. Gang Related, invece, di dignitoso, escluso il lavoro di Terry O’Quinn ha molto poco. E se una serie deve tenerla in piedi solo un attore, per di più non protagonista, il fallimento è dietro l’angolo.

Gang Related

Il cast di Gang Related (www.hitfix.com)

LA TRAMA – Ma andiamo con ordine e facciamo un breve riassunto della trama. Il detective Ryan Lopez (Ramon Rodriguez) è una stella nascente nella Gang Task Force di Los Angeles, capitanata dal giusto e bravo capitano Sam Cappella (Terry O’ Quinn). Quello che nessuno sa è che molto tempo prima che Ryan diventasse un poliziotto, ha promesso fedeltà alla potente banda dei Los Angelicos. Cresciuto nel quartiere, sotto l’ala protettiva del capo della banda, Javier Acosta (Cliff Curtis), Ryan si sente in debito con l’uomo che lo ha difeso e cresciuto dopo la morte di suo padre e per questo motivo è diventato un agente. Per essere a tutti gli effetti un infiltrato e fare in modo di proteggere “la famiglia”. Ryan è convinto che Acosta stia lavorando insieme al figlio minore per ripulire le sue attività e crede che passare informazioni sia in fondo una buona cosa. Ma quando il suo compagno viene ucciso dal figlio maggiore di Acosta, Ryan va in crisi. Non è entrato nella polizia per far uccidere innocenti, non è uomo da lasciare impunito un omicidio a  sangue freddo. Ma i legami “famigliari” sembrano difficili da sciogliere e i compromessi sempre più duri.

Gang Related

Terry O’Quinn è Sam Cappella (www.fox.com)

LUOGHI COMUNI E RAZZISMO ENDEMICO – Insomma il creatore della serie, Chris Morgan, gioca con i concetti di fedeltà, onore e giustizia tanto cari al genere, ma nel farlo si è lasciato un po’ prendere la mano e ha infarcito tutto con una rete di cliché davvero imbarazzante. Per prima cosa quelli razziali. La task force ha una ricchezza di etnie molto politically correct, almeno in varietà. Abbiamo il latino americano protagonista, un paio di bianchi, un afro americano di Harlem e l’ormai immancabile cinese. Ognuno di questi ovviamente ha agganci nel rispettivo ghetto di appartenenza, dove entra spadroneggia e rimane anche vivo abbastanza a lungo da girare le informazione a chi di dovere.  Naturalmente, ognuno di questi sguazza nel luogo comune. Gli afroamericani sentono il rap, i cinesi sono freddi e calcolatori e fanno prove di coraggio simili a samurai (sull’oriente servirebbe un ripassino etnico) e i latinoamericani mangiano messicano, portano bandane e hanno il culto della famiglia. Mancano solo i mafiosi italiani stile Il padrino e abbiamo sviscerato tutta la malavita internazionale. I bianchi americani ovviamente sono i buoni.  Se non fosse razzista, ti verrebbe quasi da ridere.

NIENTE DI NUOVO – Se non bastasse lo sguazzare nello stereotipo razziale, ci si aggiunge il gusto un po’ spaccone da film di serie B. Inseguimenti improbabili, sparatorie in pieno centro e così via in una sequenza dal ritmo incalzante sì, ma poco credibile. Lo sviluppo della trama è talmente prevedibile che prima evolva tu sai già come andrà a finire. Non una volta, ma tutte le volte. Perché? Perché lo hai visto già in più o meno novantamila serie poliziesche. Serie poliziesche che è evidente Chris Morgan non abbia visto o visto e dimenticato, se crede di essere stato originale.

Ryan Lopez interpretato da Ramon Rodriguez (www.fox.com)

Ryan Lopez interpretato da Ramon Rodriguez (www.fox.com)

OCCASIONE SPRECATA – Un vero peccato perché in partenza l’idea di raccontare la storia dal punto di vista dell’infiltrato doppiogiochista non è certo nuovissima, ma con una buona scrittura, dei dialoghi più ricchi e un po’ di introspezione avrebbe potuto quantomeno intrattenere cosa che invece Gang Related non fa.

In tutto questo, la cosa veramente triste è che, come è successo per The intelligence (in cui c’è un’altra conoscenza Lostiana), già sbarcato in Italia, anche Gang Related probabilmente valicherà i confini in modo abbastanza veloce, come solo le serie poliziesche sanno fare qui da noi. Togliendo spazio e visibilità a prodotti migliori, più interessanti, ma evidentemente non per tutti. Non per gli Italiani.

Elisabetta Tirabassi

@elisabettatb

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