Addio a Gabriele Basilico

Gabriele Basilico (mycontemporary.com)

MILANO – Un lutto profondissimo sta attraversando il mondo della  cultura e soprattutto della fotografia per l’improvvisa scomparsa di Gabriele Basilico (Milano, 1944), morto all’età di 69 anni.

Inutile il ricovero all’ospedale per il fotografo ammalatosi poco più di un anno fa, e che Milano già sta salutando con una nebbia fittissima.

Una carriera molto intensa al servizio dell’arte e della fotografia, in special modo quella in bianco e nero, per un uomo da considerarsi come uno dei massimi esponenti della fotografia documentarista, profondo indagatore delle trasformazioni del territorio urbano.

Il mondo, la vita, le architetture, i cambiamenti lo hanno portato a viaggiare per tutto il mondo, producendo reportage e un universo di immagini, spesso confluite in mostre, cataloghi, reportage.

Durante la sua carriera, influenzato dai suoi studi di architettura, realizza su commissione un’ampia serie di lavori in ambito editoriale, specializzandosi in seguito, sempre più, sulle ricerche sul territorio e le aree urbane.

Nel  1982 realizza un primo reportage sulle aree industriali milanesi intitolato Ritratti di fabbriche (Sugarco). Con le sue parole, Basilico dice di aver: «Sempre pensato quei “ritratti” nascessero dal bisogno di trovare un equilibrio tra un mandato sociale – che nessuno mi aveva dato, ma che era la conseguenza dell’ammirazione che io provavo per il lavoro dei grandi fotografi del passato – e la voglia di sperimentare un linguaggio nuovo, in grande libertà e senza condizionamenti ideologici».

A metà deli anni ’80 (1984-85) il governo francese lo chiama per far parte del gruppo dei fotografi impegnati nella Mission Photographique de la DATAR, con l’incarico esclusivo di documentare le trasformazione del paesaggio transalpino. Questo il momento di svolta della sua carriera che lo ha condotto alla notorietà assoluta, ma che non gli ha mai fatto perdere l’attenzione per la realtà, per il territorio e i cambiamenti. Celebre il suo lavoro su Beirut, fotografata dopo la guerra.

Così lo ricorda Stefano Boeri, Assessore alla Cultura di Milano, che scrive su Facebook:

«La morte di Gabriele Basilico ci priva di un protagonista assoluto della storia della cultura visiva internazionale. I suoi occhi di fotografo sono divenuti col tempo gli occhi di tutti noi, davanti alla complessità infinita dei fenomeni urbani. Occhi che hanno incorniciato, registrato e documentato centinaia di spazi urbani e città del mondo, riuscendo trasmettere la loro sensualità, a decifrare le contrapposizioni più stridenti e a dare dignità anche ai luoghi più derelitti.

Come ha più volte ricordato, quello sguardo preciso e appassionato Gabriele Basilico lo aveva nel tempo costruito osservando e fotografando Milano: i muri delle fabbriche, le facciate vibranti dei palazzi borghesi ma anche i visi, le feste, i segni lasciati nelle strade dalla vita quotidiana. Milano, le sue proporzioni, sono state la matrice di ogni scatto, di ogni scoperta, di ogni fotografia di Gabriele Basilico.

Anche per questo Milano oggi non perde solo un osservatore appassionato e un testimone nel mondo; perde un pezzo di se stessa. Per la cultura, l’arte, la fotografia -anche per me, che a Gabriele devo moltissimo- è un momento di grande tristezza».

Benedetta Rutigliano

@bettyrutigliano

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