G20, gaffe sui dati sensibili dei leader mondiali

Dopo cinque mesi dall'ultimo summit del G20 tenutosi in Australia, scoperta una gaffe che ha messo a rischio i dati sensibili dei leader mondiali

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I dati dei partecipanti al G20 diffusi per sbalgio via e-mail (eunews.it)

Australia – Gaffe al G20. La privacy dei leader mondiali messa a rischio da un errore umano. La notizia è stata diffusa dal quotidiano inglese The Guardian, ma i fatti riguardano l’ultimo G20 che si è tenuto a Brisbane, capitale del Queensland, in Australia, lo scorso 7 novembre 2014. La colpa è da imputarsi ad un errore umano ed alla compilazione automatica dei campi del server di posta elettronica.

DATI DEI LEADER MONDIALI DIFFUSI PER SBAGLIO - A quanto pare un impiegato dell’Australia’s Department of Immigration and Border Protection, avrebbe erroneamente inviato all’Asian Cup Local Organising Committee, un’email contenente alcuni dati sensibili dei leader mondiali presenti all’ultimo G20, come numero di passaporto, nome, data di nascita, titolo, posizione, numero del visto. La gaffe ha riguardato i 31 partecipanti, tra cui il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, la Cancelliera tedesca Angela Merkel, il Primo Ministro inglese David Cameron, il Presidente della Cina Xi Jinping, il Primo Ministro indiano Narendra Modi, il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, il Presidente russo Vladimir Putin e molti altri.

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Anche i dati sensibili del pre4sidente Usa Barack Obama sarebbero stati inviati per sbaglio via e-mail (theatlantic.com)

E-MAIL CANCELLATA SUBITO, MA COMUNICAZIONE TARDIVA - Gli organizzatori della Asian Cup Local Organising Committee hanno fatto sapere che l’email è stata subito cancellata dal loro server, che non è stato eseguito backup o salvataggio dati, e che non ve n’è più traccia all’interno del server. Ciò che i diretti interessati si sono però chiesti, è come mai la notizia non gli sia stata subito comunicata. Tra l’invio dell’email e la generazione del messaggio automatico di risposta saranno trascorsi 10 minuti, ma la notizia è stata resa pubblica solo ora.

Inoltre giovedì scorso si è dibattuto al Senato australiano sull’incertezza dei costi di gestione per chiedere ai provider di internet di immagazzinare dati per due anni. Un’ufficiale dell’immigrazione ha dichiarato che non ha ritenuto necessario avvisare le personalità coinvolte dato “il basso rischio e le azioni che sono state intraprese per limitare la diffusione dell’email, non ho considerato necessario notificare la breccia”.

Silvia Paparella
@SPaparella

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