Fuga INTERminabile. Resiste solo la Roma

I nerazzurri a + 8 (con una partita in meno). Milan e Juve ancora pari, Palermo e Samp ok. Affonda il Napoli

di Francesco Guarino

Ci abbiamo messo 23 giornate, ma alla fine la verità è venuta fuori: l’unica anti-Inter è l’Inter stessa. Solo i nerazzurri possono perdere uno scudetto verso il quale si stanno avviando travolgenti come un rullo compressore, macinando gioco ed avversari. La Roma ci prova a tenere il passo, se così si può dire. Ma 8 punti, ed una partita in più rispetto agli uomini di Mourinho, sono un margine che azzera qualsiasi speranza di rimonta capitolina. Il Milan si blocca di nuovo al Dall’Ara, confermando la preoccupante involuzione del reparto offensivo, mentre la Juve non vede ancora la luce in fondo al tunnel della crisi.

CAGLIARI SCHIANTATO – 360 secondi. Se vi sembrano tanti, pensate a sei minuti. Tanto ci ha messo Pandev a catapultarsi su di un rimpallo vincente in area di rigore, per fulminare Agazzi e indirizzare la partita sulla corsia preferenziale nerazzurra. Un quarto d’ora e Samuel ha sancito la supremazia interista con la rete del 2-0. Anche la terna arbitrale ha voluto partecipare alla festa e si è prodotta in una svista da terza categoria: la rete del 2-1 di Matri, che avrebbe riaperto la partita, era regolarissima (retropassaggio di Santon in scivolata), ma né il signor Gervasoni né l’assistente Pirondini hanno ravvisato il tocco del terzino dell’under 21 ed hanno annullato la rete per fuorigioco. I titoli di coda li stende il Principe Milito: 3-0 a inizio ripresa, Cagliari annichilito e quarantacinque minuti di passerella per gli uomini dello SpecialOne. A fine partita chiedono a Mourinho di commentare la Panchina d’Oro assegnata dai suoi colleghi proprio al tecnico del Cagliari, Allegri. La risposta di Josè da Setùbal? <<Chissenefrega>>. Guardando la classifica, stavolta è difficile dargli torto.

ROMA FURTIVA – A Firenze la Roma compie il delitto perfetto: schiacciata dal vigore dei padroni di casa per buona parte del match, la squadra di Ranieri porta a casa nel finale tre punti insperati. Prandelli schiera la Fiorentina con un 4-1-4-1 che imbavaglia la Roma in tutte le zone del campo. Sulle fasce Marchionni e Vargas fanno terra bruciata e proprio il peruviano, nel primo tempo, recrimina per una rete annullata che, però, è una finezza del guardalinee: l’ultimo tocco, sul pallone che arriva tra i piedi di Vargas, è infatti di Bolatti e il fuorigioco, seppur millimetrico, ci sta. Ranieri prova a scuotere i suoi: Totti resta negli spogliatoi dopo un primo tempo abulico e Vucinic trova il tempo per sbranarsi un gol a inizio ripresa, ma è Julio Sergio, che cala la saracinesca su almeno sei conclusioni della Fiorentina, a tenere in vita la Roma. A Firenze si stanno già mordendo le mani per l’immeritato pareggio, quando Vucinic amplifica i rimpianti: sui suoi piedi, al minuto 37 della ripresa, carambola un pallone che sarebbe più difficile sbagliare che mettere in porta. La Roma agguanta i 3 punti, la Fiorentina scivola nella metà di destra della classifica.

MILAN E JUVE? NON PERVENUTE – Dopo una settimana di lavoro, la montagna Zac partorisce il topolino che non t’aspetti: sul campo del Livorno, il tecnico romagnolo abbina il tanto caro quanto improponibile 3-4-3 iperoffensivo alla compagine bianconera, che ultimamente segna con la prolificità di una monaca di clausura. A Cannavaro saranno ricresciuti i capelli dall’orrore, quando si è trovato spostato sul centro-destra nella linea a tre con Chiellini e Legrottaglie. Buffon l’avrà presa ancora peggio, dopo aver visto Filippini (1 metro e 68, e le statistiche della Panini sono generose…) staccare di testa in mezzo ai tre sopraccitati marcantoni e depositargli alle spalle il pallone dell’1-0. Il titolo-cult era già pronto (Filippini spazza la Juve) quando l’Atleta di Cristo Legrottaglie incoccia il pallone dell’1-1, che consente a Zac di mandare avanti ancora per un po’ la solfa dell’ambientamento. La verità è che, al momento, tracce di gioco nella sua Juventus non sono rilevabili nemmeno al microscopio. Per non sentirsi da meno, anche il Milan si è messo a passeggiare domenica: a Bologna Ronaldinho si è portato il cesto della merenda ed ha pascolato sulla fascia per 80 minuti, mentre Seedorf a centrocampo ha imposto ritmi da derby scapoli-ammogliati. Leonardo ha puntato sul neo-acquisto Mancini dall’inizio, ma i dieci minuti finali di Beckham sono bastati a fargli capire che aveva fatto una castroneria. Le le due traverse colpite dal Dentone e da Ambrosini non sono un alibi sufficiente per far dire al tecnico rossonero che è stata un’occasione persa: reti bianche al Dall’Ara.

MUCCHIO SELVAGGIO IN ZONA CHAMPIONS – Totò affonda Napoli. Detta così sembrerebbe un’eresia ed un po’ probabilmente lo è. Non è stato però il principe De Curtis, ma l’altrettanto napoletano Di Natale ad interrompere la striscia vincente di Mazzarri. Una tripletta roboante, che lo proietta nuovamente in testa alla classifica capocannonieri. Recrimina, non a torto, il Napoli: la seconda ammonizione di Maggio per simulazione costringe gli azzurri a giocare l’intero secondo tempo in dieci. Probabilmente non c’era il rigore, ma non sempre se non è fallo il giocatore va ammonito per simulazione (vedi Ambrosini a Bologna). Il 3-1 dei bianconeri risolleva l’Udinese dai meandri della classifica e compatta la lotta per l’ultimo posto Champions: il Palermo ha la meglio sul Parma per 2-1 nell’anticipo pomeridiano di sabato, la Sampdoria, ancora senza Cassano, vince la terza partita consecutiva. Il Genoa vince in casa col Chievo ed il quadro del mucchio selvaggio è ben delineato: 5 squadre in 3 punti, con Cagliari e Fiorentina poco distanti, ma con una partita da recuperare. Ci sarà da divertirsi.

LAZIO NEL BARATRO – All’Olimpico si consuma l’ennesimo atto dello psicodramma sportivo della Lazio. Ballardini stravolge la squadra con i nuovi acquisti Dias e Hitzlsperger, ma se a tradirlo ancora sono i “senatori” Rocchi e Zarate, è il segno che l’annata è da dimenticare. Maxi Lopez si presenta a Catania con i crismi del centravanti di peso ed esordisce col gol partita che vale doppio: 3 punti sul campo della Lazio e sorpasso in classifica. I biancazzurri rivedono lo spettro della B, Lotito esce dal campo scortato, Ballardini finisce sulla graticola con Camolese già pronto a rimpiazzarlo. Basterà a scuotere la Lazio? Nel dubbio si fa sotto pure l’Atalanta: l’1-0 casalingo sul Bari accorcia la classifica anche in basso e completa il quadro dei risultati della giornata.

PROMOSSI E BOCCIATI DELLA 23a – Inauguriamo oggi un mini-paragrafo di considerazioni finali sulla giornata di campionato, un modo per dare luce ad eventi e situazioni particolari avvenute in campo o fuori. Per questa giornata promuoviamo Massimo Ambrosini: entra in area, vede Colombo che sta per franargli addosso e si prepara all’impatto da rigore. Il portiere emiliano non lo tocca, Ambrosini va giù lo stesso, ma si alza immediatamente e dice all’arbitro che non è penalty. Qualcun altro avrebbe allargato la gamba cercando il corpo dell’estremo difensore: chapeau. Promosso anche Goran Pandev, e a pieni voti: buon giocatore nella Lazio, killer d’area di rigore e ieri anche trequartista nell’Inter di Mourinho. L’aria della Pinetina fa bene a parecchi ultimamente. Bocciato (ed espulso) Felipe Melo: dicono che metterci sempre la gamba nei contrasti sia sinonimo di forza, di carattere. Il problema è che lui la gamba la mette sempre, ma la palla non la becca praticamente mai. Bocciati (ed alcuni anche arrestati, per fortuna) gli ultras del Napoli: aggrediscono il gestore di un bar vicino al Friuli e fanno razzia di merci. Poi, in stile Gomorra, arriva un furgoncino scortato da quattro auto che scarica imbecilli incappucciati ed armati di spranghe. La polizia li insegue in autostrada e li cattura in area di servizio. La prossima partita che vedranno dal vivo, sarà nel cortile del penitenziario.

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