Frondisti: tutti a cena per dimenticare il mal di pancia anti-Cav.

Casini-Bersani-Bossi

Casini, Bersani e Bossi colti dall'Ansa in un siparietto alla Camera

Roma – Attenzione a quel che accadrà mercoledì prossimo alla Camera: il Governo potrebbe non ottenere la fiducia sul ddl intercettazioni in discussione e la fine prematura della Legislatura potrebbe essere incombente.

Frondisti – Probabile o improbabile che sia, è un fatto che il panorama politico è agitato da pezzi grossi e meno grossi. Gente che quando si muove in truppa non lo fa mai per caso e, se si incontra a cena (ristorante Galleria, un paio di giorni fa), non è certo per giocare a briscola: Pierferdinando Casini (Udc), quello dell’ex Dc; Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani (Pd), quelli dell’ex Pci; Claudio Scajola (Pdl), quello della casa di Roma e Beppe Pisanu (Pdl), quello dell’ex Dc che, mesi fa, decantava con Veltroni l’urgenza di un Governo di Decantazione. Mica finita.

Pare che con gli onorevoli vi fossero anche alcuni volti noti dell’imprenditoria italiana quali Franco Bernabé, quello di Telecom Italia.

Sembra che l’incontro ufficioso (ma in luogo pubblico) avesse sostanzialmente 2 scopi. Il primo e dichiarato: discutere di debito, sviluppo e legge elettorale. Il secondo e conseguente: valutare tutte le strade possibili e le potenziali alleanze per scalzare il premier Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi, togliedogli la fiducia. Leggasi anche Ribaltone.

Dissidi e sapori – Ora, che i dissapori interni ed esterni alla maggioranza intorno alla figura del premier siano tanti e variegati, è cosa nota. Come pure è noto che le sponde di palpancisti, frondisti, dissidenti, oppositori e/o critici vari al Governo è sempre più nutrita. Nessuno, però, finora pareva aver seriamente intenzione di passare dal mal di fegato alla sfiducia. Un passo importante fosse solo per l’incertezza su quello che potrà accadere – all’Italia e alle onorevoli poltrone – con la fine di Berlusconi.

Tuttavia, adesso, la situazione è mutata in qualcosa e la mutazione è tale da giustificare (vedremo quanto a ragione), il tombolone: le agenzie di rating Standar & Poor’s, Moody’s e Fitch hanno declassato il Paese, il che significa che siamo meno appetibili sui Mercati. Dunque, un segnale di discontinuità governativa potrebbe “rinfrescare l’aria” (copyright del cardinal Bagnasco) e ridare una spinta alle nostrane previsioni finanziarie.

Scenari – Vero? Falso? Mah! Forse la realtà sta nel mezzo ovvero, un cambio di Governo sarebbe un placebo temporaneo in attesa delle famose riforme discusse al ristorante. Sia come sia, se la fine della Legislatura è imminente sarà il caso di stimare i possibili 2 scenari che si potrebbero delineare.

Primo. Elezioni anticipate nel 2012. Eventualità plausibile solo se il Governo cadesse entro la fine dell’anno. In tal caso si passerebbe subito a definire una nuova legge elettorale e si andrebbe ai voti entro la primavera dell’anno prossimo. Il progetto è accarezzato da molti, ma pare convinca pochi e tra questi vi è l’uomo di punta della comitiva di ristorazione: Casini. Lui, ai governicchi non crede, specialmente perché teme che il Porcellum sarebbe sostituito in fretta e furia da un “Porcellissimum”, evoluzione suina della legge calderoniana, fatta ad hoc per spazzare via il Terzo polo. Insomma, Casini da buon Dc, sa che fidarsi dei commensali è bene, ma non fidarsi è ancora meglio.

Secondo. Un Governo tecnico o di larghe intese. L’idea piace in particolare al buon Bersani, il quale riuscirebbe a portare il Pd a Palazzo Chigi senza passare per il voto popolare e, soprattutto, per le richieste di primarie di Vendola e Di Pietro. Senza contare che potrebbe chiudere la questione del Nuovo Ulivo, nel quale i 2 lo hanno trascinato a forza.

barnabè
Franco Barnabé dopo l’incontro con Scajola

Un Esecutivo tecnico, inoltre, darebbe modo di affrontare i nodi dell’economia e forse arrivare ad una sintesi anche con Casini e la neo-proporzionale legge elettorale che il leader Udc vorrebbe a tutti i costi.

Atto finale – Dunque, come finirà? Chissà, pare però che ci siano già animi colti da scetticismo cosmico. D’altronde i timori per il dopo-premier sono troppi e le garanzie troppo poche. Berlusconi tutto questo lo sa e non a caso è volato al compleanno di Putin, ricordando sorridente che ‹‹[…] a questo Governo non c’è alternativa››.

Così rimangono solo Pisanu e Scajola, i quali giurano che troveranno i voti necessari per abbattere il Cav. e far contento Casini. Se vi riuscissero, l’Esecutivo cadrà mercoledì? Forse no: il neosegretario Pdl, Angelino Alfano, ha un incontro con Scajola appuntato per giovedì. Scopo: intavolare delle trattative di rappacificazione. Senza fretta, dunque, e magari davanti ad un’altra cena.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it; tg24.sky.it

 

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