Franco Battiato: la recensione di Joe Patti’s Experimental Group

Franco Battiato

La cover di Joe Patti’s experimental group

Avete presente le sonorità di Fetus, L’Egitto prima delle sabbie oppure Sulle corde di Aries, siamo tra il 1972 e il 1978 e Franco Battiato è immerso in un periodo in equilibrio tra progressive e musica colta. La sua sperimentazione è al livello massimo, ogni volta una nuova tappa di un viaggio in pianeti sconosciuti, in suoni sconosciuti. Ecco, Joe Patti’s Experimental Group si potrebbe tranquillamente inserire in quel contesto.

JOE PATTI’S EXPERIMENTAL GROUP, IMPRESSIONI -   È uscito da qualche giorno il nuovo disco del maestro Franco BattiatoJoe Patti’s Experimental Group. Se cercate qualche dritta, qualche messaggio nascosto nel titolo, lasciate stare, il cantautore sembra averlo scelto solo per come suonava e nulla più. Il disco è nato in collaborazione con Pino (Pinaxa) Pischetola, ingegnere del suono, collaboratore anche di Jovanotti e di molti altri artisti del panorama musicale italiano ed europeo, al quale sono state affidate la programmazione e le ritmiche computerizzate. Le emozioni che questo lavoro riserva sono molte, prima tra tutte la curiosità. Al primo brano si è impazienti di ascoltare i pezzi successivi. Curiosità, soprattutto, almeno per noi, di scoprire la nuova veste di Propiedad Pohibida, il singolo di lancio di questo nuovo lavoro, già contentuto in Clic del 1974 e anche sigla del Tg2 Dossier per diversi anni. In questa nuova veste ritrova slancio e freschezza. Il resto è appagamento. Un album bello, continuativo, forse a tratti già sentito, in equilibrio tra suoni sperimentati e nuove combinazioni.

Franco Battiato

Franco Battiato


JOE PATTI’S EXPERIMENTAL GROUP, IL DISCO -  La prima cosa che notiamo è la continuità dei brani. Le pause, tra un brano e l’altro, sono quasi assenti. I brani sono piccoli segmenti di un grande brano che è il disco. Impossibile descrivere l’album pezzo per pezzo: meritano una menzione particolare Come un branco di lupi che ricorda per costruzioni e suoni Inneres Auge (2007). L’isola e l’elefante ricorda  molto Shakelton (da Gommalacca del 1998). Intrigante Nel Cosmo, introduzione a Cern, forse il pezzo migliore dell’album. In realtà, dopo vari ascolti ci si rende conto che i suoni usati non sono nuovi, sono richiami dei precedenti lavori combinati in modo diverso. Questo album è una grande sintesi del percorso artistico di Battiato. Si viaggia, comodamente seduti, tra riverberi, melodie meditative, improvvise accelerate ritmiche, suoni chiusi, poi di colpo aperture, suoni rarefatti e segmenti di percussioni impazzite. Un album che nessuna radio passerebbe, un album per appassionati di musica e del percorso artistico di Battiato. Un album che lascia un punto interrogativo sui prossimi lavori del maestro, cosa riuscirà ad inventare, ora?

Voto: 9 

Serena Prati
@Se_Prati  

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