Francia. L’oltralpe boccia la Merkel e la politica italiana non se ne accorge

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François Hollande

Roma – Bene fa il leader del Pd Pier Luigi Bersani ad esultare per la vittoria al primo turno del cadidato socialista, François Hollande, (al 28, 63%) sperando che il vento di rimonta della sinistra francese valga come suggerimento di voto in Italia. Male fa a fingere di non vedere che anche l’estrema destra del Front National guidato dall’antieuropeista Marine Le Pen ha fatto il botto con il suo  17,90% dei voti, tanto da poter vantare – se non il titolo all’Eliseo – almeno il trionfo morale di queste elezioni.

Bene fanno alcuni esponenti del Pdl (due per tutti: l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa e il sindaco di Roma Gianni Alemanno) a salutare La Pen. Malissimo fanno a non tener presente che chi arriverà all’Eliseo sarà quasi certamente un socialista in disaccordo con le politiche europee.

Dice Bersani nel post voto d’oltralpe: ‹‹Ci attrezziamo a prendere quel vento››. Commenta La Russa da parte sua: ‹‹[…] La lezione che dovrebbero trarne tutti è che senza la destra non si vince››. Esultano ed è comprensibile. Meno logico è capire perché – essendo seduti nella stessa maggioranza di Governo dell’europeista Mario Monti – non si guardino in faccia e non parlino di ciò che il voto francese rappresenta: una diffida dell’Europa, della sua severità fiscale e della sua pretesa di abbattere i confini nazionali favorendo così un’immigrazione incontrollata. Il tutto incarnato, in Francia, dal presidente uscente Nicolas Sarkozy. Questo è venuto fuori dalle urne francesi ed è probabile che questo sarà confermato. Prenderne atto è un’urgenza o dovrebbe esserlo soprattutto per la classe politica nostra che al finanziamento pubblico non rinuncia ma dalle idee si è dimissionata da un pezzo.

Ridurre il voto francese a una questione di partigianerie colorate non solo non centra il problema internazionale che si sta generando negli Stati dell’euro, ma non consente di valutare davvero la portata di quanto accade nel Paese. La Grecia è fallita e ci ostina a tenerla sulla soglia del crack per non dipartirla; la Spagna, malgrado un debito pubblico non eccessivo (al 78% del Pil nel 2012), è costretta a tagliare ogni lembo della sua sanità per entrare nei parametri di bilancio; l’Olanda, paese virtuoso dell’euro, non ha più governo vista l’impossibilità di raggiungere il rapporto debito/Pil sotto il 3% entro 2013. Poi ci siamo noi con un’economia al palo e una pressione fiscale prossima al 45% del Pil entro 3 anni. Parola del presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino, il quale anche lunedì scorso – come ormai gli capita spesso – ha ripetuto quanto sia necessario accelerare sulla riduzione della tassazione e i tagli alla spesa venendo sistematicamente snobbato dall’Esecutivo dei Sobri.

La Francia ha aperto le danze. La prossima sarà l’Olanda già simpatizzante per la destra antieuropeista. C’è da crederlo: ogni volta che si eseguirà un plebiscito esso sarà un referendum pro o contro l’Europa. Questa Europa. Lo sappia il Trio dell’ABC: Alfano, Bersani e Casini, come si lasciano definire dall’opinione pubblica sorridendo amabilmente manco sedessero alle scuole elementari invece che in Parlamento. Si rassegnino al fatto che la vecchia scuola dei No-Cav e Si-Cav, quella in cui tutti hanno campato di rendita, è ben che chiusa. Oggi la sfida è per o contro l’Unione europea. Pro o contro l’euro. Pro o contro il rigore della cancelliera teutonica Angela Merkel, vera grande sconfitta dal voto francese.

Ne prenda atto il Trio impegnato a ribadirsi a vicenda che occorre una legge sul finanziamento ai partiti, una legge elettorale, una riforma della Costituzione, una riforma della Giustizia, salvo poi non far nulla. Anzi, occuparsi di fare e disfare partiti, movimenti, simboli. A rifondare organismi autoreferenziali, a sceglierne il nome e amalgamare coalizioni per  la grande innovazione del nuovo secolo: un gigantesco partitone di centro che raduni tutti, neanche la balenottora bianca trapassata della Dc non si fosse spiaggiata nel modo peggiore due decenni fa.

Angeli Alfano (Pdl), Pier Luigi Bersani (Pd), Pierferdinando Casini (Udc)

Dicano, invece, i vecchi leader che idea hanno di Paese e di continente e se sono pro o contro il fiscal compact di Frau Merkel su cui Monti non osa dir nulla. Dicano se sono decisi o meno a sostenere Hollande che il compact lo vuole rinegoziare con Bruxelles in 4 punti (introduzione degli eurobond, liberare le possibilità di finanziamento della Banca Europea per gli Investimenti – Bei, tassare le transazioni finanziarie e mobilitare i fondi strutturali europei inutilizzati). Dicano cosa pensano, se pensano, perché sarà sulla base di queste scelte che ritroveranno la strada della fiducia dei votanti caduta al -55% e abbatteranno lo spauracchio Beppe Grillo. La Lega lo ha capito e nel disperato tentativo di far scordare la propria situazione giudiziaria, sta cogliendo la palla al balzo: ha deciso di sostenere gli imprenditori danneggiati dalla crisi e creditori con lo Stato pronti a presentarsi in giudizio contro quest’ultimo. Gli altri che fanno? Sono d’accordo? Non lo sono? Perché? Battano colpo se ci sono, altrimenti si accomodino.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

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