Francia, la svolta verde. Una cura necessaria da esempio per l’Italia

Parigi, un giorno di chiarore invernale (http://images.businessweek.com/)

Parigi, un giorno di chiarore invernale (http://images.businessweek.com/)

Parigi - I nostri cugini transalpini fanno i conti con l’ambiente. O meglio proviamo a fare noi un’analisi della situazione ambientale francese a poco più di un anno dall’apertura della Cop 21, cioè il nuovo round di trattative che dovrebbe portare ad un accordo mondiale sul clima nel dicembre del 2015, proprio in quel di Parigi. Il ministero dell’Ecologia, lo Sviluppo Sostenibile e l’Energia, guidato da Ségolène Royale, ha stilato in ottobre il nuovo rapporto 2014 sullo stato dell’ambiente. Su questa base è possibile fare un bilancio ambientale con il quale è facile comprendere quanto l’Italia sia lontana dalla geograficamente vicina Francia per ciò che riguarda il tema dello sviluppo sostenibile e della politica energetica.

DATI INCORAGGIANTI– Secondo i dati forniti dal ministero, le emissioni di gas che contribuiscono all’effetto serra sono diminuiti del 12 % tra il 1990 e il 2012. Se il settore delle costruzioni e il manifatturiero hanno fatto registrare un rallentamento della crescita delle emissioni, il vero progresso si è avuto in agricoltura, secondo settore per emissioni prodotte, dove il calo del protossido d’azoto è stato del 16%. Grazie all’isolamento degli edifici, nonostante la crescita della popolazione e degli edifici, il consumo di energia legata al riscaldamento è diminuito del 10% dal 1990 al 2011. Per ciò che riguarda i rifiuti la Francia non raggiunge ancora il livello dei paesi europei più virtuosi (come Danimarca, Austria, Belgio e Germania) ma il riciclaggio dei rifiuti è aumentato dell’80% tra le famiglie francesi dal 2000. Se guardiamo agli investimenti per l’ambiente, la Francia ha speso 47,5 miliardi di euro per l’ambiente nel 2012, tre volte di più del budget del 1990. Questi fondi arrivano per il 40% dalle imprese, il 28% dalle famiglie attraverso la fiscalità e per il 32% dall’amministrazione pubblica.

NUOVE SFIDE - Fin qui le buone notizie. Le vere sfide restano altrove. Il settore dei trasporti è la prima causa di CO2, dove queste sono cresciute negli ultimi anni con un ritmo dell’1,8% annuo fino al 2004 e dello 0,7% annuo negli ultimi 10 anni. Negli ultimi 20 anni invece in Francia sono state costruite 4100km di autostrade contro i 1700 km di linea ferrata. L’unica buona notizia viene quindi dal trasporto in bicicletta: le piste ciclabili sono cresciute del 75% negli ultimi 4 anni.

BRUTTE NOTIZIE DAL FRONTE – Che ci sia ancora moltissimo da fare per migliorare la gestione dell’ambiente in senso lato, dalle risorse ambientali ai rifiuti, ce lo dicono i risultati raggiunti fin qui attraverso un sistema di sviluppo insostenibile non soltanto a livello ambientale. Se guardiamo ai consumi di energia specifici per esempio, sono aumentati dell’80% rispetto al 1990; tutto ciò si deve alla crescita esponenziale degli apparecchi elettronici usati in casa (dalla domotica ai tablet). Bisogna inoltre considerare che in Francia l’elettricità domina anche in cucina, in quanto le piastre di cottura elettrica sono di norma preferite al gas; la scelta si spiega dalla enorme disponibilità di energia derivante dalle centrali nucleari e la scarsità di gas all’interno del Paese.

CLIMA, TERRITORIO E BIODIVERSITÀ: UNA VULNERABILITÀ CRESCENTE – La crescita dei consumi e delle emissioni di CO2 ha quindi delle conseguenze ben visibili anche ai meno esperti. Negli ultimi 100 anni la temperatura in Francia è aumentata più o meno di un grado centigrado, a seconda della regione il dato varia di qualche decimo. Anche la qualità dell’acqua in Francia non può essere considerata delle migliori: la Corte di Giustizia Europea ha condannato i transalpini per l’incapacità di migliorare la qualità dell’acqua. Circa il 55% dei terreni agricoli è stato infatti considerato vulnerabile, in quanto irrigato con acque che superano i livelli di nitrato permessi (50 milligrammi per litro).

Ségolène Royale, Ministro dell'ecologia, lo sviluppo sostenibile e l'energia dal 2 Aprile 2014 (www.franceinfo.fr)

Ségolène Royale, ministro dell’Ecologia, lo Sviluppo Sostenibile e l’Energia dal 2 aprile 2014 (www.franceinfo.fr)

Un’altra concentrazione di nitrato conduce a un eutrofizzazione dei corsi d’acqua che si riempiono di alghe tossiche che impediscono la respirazione agli ecosistemi di acque dolci e salate. Proprio dal mare arrivano poi altri dati allarmanti anche per l’Italia: circa 750 milioni di rifiuti, provenienti da terra, galleggerebbero sul litorale mediterraneo, di cui 175 sui fondali francesi. Anche il Mar del Nord non può dirsi incontaminato con 150 milioni di macro-rifiuti registrati dall’ IFREMER (Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare). La fauna risente chiaramente delle condizioni climatiche e dei terreni inquinati. L’esempio della lontra europea presente in Francia è esplicativo. Un secolo fa ve n’erano circa 50 mila, mentre oggi, dopo alcuni programmi regionali di ripopolamento vi sono tra i 1000 e i 2000 esemplari.

LA LEGGE DI TRANSIZIONE ENERGETICA – Detto ciò, Parigi è comunque la prossima sede nella quale le delegazioni di tutti i governi del mondo si incontreranno l’anno prossimo per cercare di invertire la degradazione mondiale dell’ambiente e il cambiamento climatico. Sarà sicuramente una partita decisiva per François Hollande, ad oggi uno dei presidenti meno amati della storia della quinta repubblica francese. Anche per questo da quando è entrata al Ministero, il ministro Ségolène Royale ha portato avanti l’ormai approvata legge di transizione energetica. Questa legge, seppur non esente da criticità, dà una vera e propria visione di politica energetica e ambientale alla Francia del futuro. Uno degli obiettivi è la riduzione del 40% delle emissioni di CO2 entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Ma non è tutto: dimezzamento dei consumi energetici entro il 2050 rispetto ai livelli del 2012, passaggio dall’attuale 15% al 23% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020 e al 32% entro il 2030. Per ciò che riguarda l’energia derivante dal nucleare, l’obiettivo è di passare dall’attuale 70 al 50% nel 2025. Dunque, una svolta in Francia iniziata con l’approvazione della legge a metà ottobre da parte del parlamento.

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CONSAPEVOLEZZA E AZIONE – Il governo non ha ancora fornito i dettagli di come nello specifico vuole raggiungere gli ambiziosi ma necessari obiettivi energetici. Intanto però in Francia si ha una consapevolezza dello stato dell’arte dell’ambiente e delle risorse naturali; la novità vera è che il preoccupante status quo non viene solo studiato ma si interviene per cambiarlo, fissando obiettivi più ambiziosi da quelli recentemente decisi a livello comunitario. Ecco quindi la differenza tra uno stato che gioca un ruolo leader in Europa, e uno stato come l’Italia che si limita a seguire le indicazioni decise a Bruxelles. L’ambiente, l’energia, così come l’agricoltura e la politica economica sono al giorno d’oggi competenze completamente lasciate all’Unione Europea. Il problema non sarebbe neanche solo questo attenzione, ma la nostra incapacità d’influenzare e partecipare ai dibattiti. Si potrebbe argomentare che in un Paese colpito dalla mancanza del lavoro, dalla paralisi delle istituzioni e dalla corruzione dilagante le priorità siano altre.

Ciò che però vale la pena sottolineare è però che non influire in scelte strategiche nei settori come ambiente ed energia e al contrario puntare a modelli del passato che prevedano una anacronistica corsa al petrolio (quando il suo prezzo sprofonda) e la riduzione degli incentivi alle rinnovabili, sia quantomeno controproducente per cambiare verso. In Francia sembrano averlo compreso, in Italia si aspettano e sperano buone nuove dal fronte.

Domenico Pellitteri

Foto | http://images.businessweek.comhttp://www.franceinfo.frwww.lavie.fr

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