Frana in Appennino parmense: i dati di un disastro

Frana a Tizzano

Tizzano Val Parma – Si muove al ritmo di 2 metri al giorno la frana che sta martoriando una fetta di Appennino parmense, la zona più duramente colpita di tutta l’Emilia da giorni di pioggia incessante. Un’ondata di fango che si è concentrata nella zona di Tizzano, in provincia di Parma, piccolo comune che conta poco più di 2.000 abitanti, che nei mesi estivi diventano circa il triplo.

I danni ammontano a milioni di euro e le cifre parlano di 30 persone evacuate, 5 edifici distrutti o fortemente danneggiati, 13 strade interrotte tra provinciali e comunali. Salgono a 6 le località isolate per interruzione della viabilità, mentre la scia della frana inghiotte anche ponti e piloni della luce. Molte persone sono in allerta, pronte a lasciare le proprie case, se le fessure nei muri dovessero renderle inagibili. Sono numeri in continuo aggiornamento, perché la montagna continua “a camminare”.

La gravità della situazione ha spinto il sindaco di Tizzano Amilcare Bodria a lanciare con una lettera aperta un’accorata richiesta di aiuto, chiedendo ai media di farsi anche loro portavoce dando conto a livello nazionale del drammatico quadro. «Perché il nostro comune è stato colpito al cuore», spiega Bodria. Al cuore economico e turistico. Il Tizzanese, infatti, ospita un importante polo produttivo di Prosciutto di Parma, fiore all’occhiello del territorio, che contribuisce a sostenere l’economia della montagna. E oltre che in estate, il comune richiama turisti anche d’inverno, grazie alla presenza di impianti sciistici recentemente rinnovati.

Alla lettera è seguito un telegramma, che il sindaco ha indirizzato al presidente del Consiglio Mario Monti e al ministro Corrado Clini, chiedendo che sia riconosciuto lo stato di emergenza, e che vengano mobilitati i fondi necessari.
«Ad oggi dallo Stato non abbiamo ancora ottenuto risposta», spiega Serena Brandini, assessore comunale alla scuola, che ha amplificato l’appello del sindaco con la forza della “rete”, diffondendo un messaggio su facebook. «Geologi e Protezione Civile continuano a fare sopralluoghi sul territorio – continua la Brandini – ma senza un decreto del governo non possono essere mobilitate le forze dell’ordine, e così rimaniamo isolati».

«La franosità dell’area è conosciuta da tempo» spiega Claudio Tellini, professore ordinario di Geomorfologia dell’Università di Parma. «Si tratta di una riattivazione di frane già esistenti, in una zona che per la natura litologica del terreno, costituito da marne rosate, è particolarmente suscettibile al dissesto».
Una riattivazione facilitata da precipitazioni particolarmente intense. «Basti pensare – continua Tellini – che solo nei primi 100 giorni dell’anno, tra pioggia e neve, sono caduti a quella quota 600 millimetri di acqua: la metà, circa, di tutta quella che cade nell’arco di un intero anno». Eventi intensi, eccezionali, che si registrano con maggiore ricorrenza negli ultimi anni, soprattutto per effetto delle ormai note modificazioni climatiche.

Pesa, sulla situazione generale, anche un graduale spopolamento che la montagna ha registrato negli ultimi tempi. Spiega Pier Luigi Fedele, Comandante provinciale di Parma del Corpo Forestale dello Stato: «In passato la presenza permanente dell’uomo garantiva sicurezza idraulica, gli agricoltori intervenivano sui corsi d’acqua con opere manutentive e di regimazione, che permettevano un maggiore controllo sulle acque, scongiurando fenomeni franosi. Questo controllo oggi viene a mancare».

Intanto a Tizzano continuano senza sosta i monitoraggi, nella speranza che arrivino sostanziali aiuti dallo Stato.

Valeria Nervegna

Foto da ilgiornaledellaprotezionecivile.it

 

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