Four Tramps, ‘Pura Vida’. Uno sguardo al blues per straripare altrove

Si intitola 'Pura Vida' il secondo album dei reggiani Four Tramps. Si parte dal blues delle origini per toccare anche un po' di stoner e hard rock ma non solo

"Pura vida", il nuovo album dei Four Tramps

“Pura vida”, il nuovo album dei Four Tramps

C’è modo e modo di prendere in considerazione un genere già molto ben degustato, ingurgitato e digerito come il blues. Si può scegliere di legarsi profondamente alle origini – imbracciando, quindi, esclusivamente una chitarra acustica, accompagnata al massimo da un’armonica a bocca – e rivolgere lo sguardo alla concezione salvifica che avevano dell’esistenza spirituale le derivazioni umane afro-americane. Si può optare per un’elettrificazione e moltiplicazione degli strumenti, bussando quindi alle porte dei migliori rivisitatori del genere di stampo ’60 e ’70. E si può preferire, invece di prendere in considerazione entrambe le diramazioni per aggiungere quel tocco personale – proveniente anche da ulteriori derivazioni stilistiche – che non fa mai male in un contesto creativo (soprattutto nostrano) apparentemente rilassato su comodi materassi esclusivamente passatisti.

Quest’ultima sembra essere la scelta dei signori Four Tramps da Reggio Emilia (Simone “Montru” Montruccioli alla voce e alla chitarra, Davide “Guzzo” Guzzon alla chitarra e ai cori, Elia “Ezzi” Braglia al basso e ai cori e Osiris Joe alla batteria), gran bella band di hard-blues anche un po’ sperimentale che con il suo secondo lavoro in studio, Pura vida, si conferma ai vertici (anche se underground) della creazione di un sound mai fine a se stesso, anzi ben aperto ad incursioni solo apparentemente distanti dalle impostazioni di base.

Four Tramps

Four Tramps

Di attitudine blues pressoché indiscutibile (altrimenti perché intitolare un disco col nome di un locale?), i Four Tramps danno alle stampe digitali un album meravigliosamente compatto e granitico che azzarda anche un’incursione nella lingua italiana, salvo – almeno secondo il nostro modesto e sindacabile giudizio – evidenziare una perenne difficoltà della stessa ad innestarsi in campi sonori che, francamente, più di tanto non le competono.

Ad ogni modo, forte dell’intera storia di rock e derivati, la matrice blues del quartetto reggiano è dirompente e si sente. Motivo per cui, probabilmente, la scelta di partire dalle strutture ’60 di Cream, Quicksilver Messenger Service e simili si rivela azzeccata essendo consapevole delle successive evoluzioni del genere. Ma c’è di più. Montrucciosi e soci cercano spazio in territori sostanzialmente divergenti anche dalle successive evoluzioni della musica del diavolo.

La coniugazione sostanziale di un album come Pura vida pare proprio essere rivolta ad un’impostazione hard di conformazione anche lisergica che dilata non tanto i tempi (un po’ anche quelli) quanto i metodi di creazione sonora complessiva. Senza mai sfociare troppo nelle diramazioni heavy di Deep Purple o Blue Cheer – mantenendo, quindi, una certa aderenza ai creatori primordiali – Pura vida guarda forse più a spunti rock alternativi (Indifferente) pur mantenendo una compattezza prossima al tellurico (A distanza dalla dignità), una cui fetta di energia viene probabilmente sottratta dal complessivo impatto proprio dall’utilizzo della lingua italiana.

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Tuttavia – immediate proprio perché espresse nella nostra lingua – meno blues passionali e più hard-rock distruttive sono le tematiche affrontate, che spaziano tra varie tipologie di pur lucida denuncia sociale e civile particolarmente incentrate su una considerazione globale della vita nel terzo millennio. Ma oltre a ritorni al passato suggeriti dall’utilizzo della chitarra slide, non tarda a farsi notare anche un accenno di strutturazione proto-prog-punk-alternative (King of the words, probabilmente il momento migliore dell’album) a dir poco eterogenea in quanto capace di compiere un vero e proprio andirivieni tra costituzioni di partenza ed escursioni prossime allo stoner (che proprio nel blues, neanche a farlo apposta, trova un parente importante).

Più Stevie Ray Vaughan in uno scontro frontale coi Kyuss che Muddy Waters, in definitiva. E la cosa, francamente, ci piace non poco. Pura vida è un ottimo disco e i Four Tramps una gran bella band. Ci auguriamo, come molto spesso accade (e menomale), di vederli su palcoscenici ben più importanti di quelli che calcano attualmente.

Voto: 7,5

Stefano Gallone

@SteGallone

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