Fotografia e architettura, un intreccio possibile

Roma – “Inquadrare il moderno Architettura e fotografia in Italia 1926-1965” è il titolo della mostra fotografica allestita al MAXXI di Roma fino al 22 maggio. La maggior parte delle foto provengono dalle raccolte del RIBA, British Architectural Library Photographs Collection di Londra. Con oltre cento scatti in bianco e nero, l’esposizione, a cura di Robert Elwall e Valeria Carullo, intende indagare come la fotografia, fin dal momento dalla sua apparizione, abbia profondamente influenzato lo studio e la pratica dell’architettura nel nostro Paese. La scopo è proprio quello di indagare il legame tra architettura e fotografia in Italia in questo specifico periodo storico, evidenziando sia il lavoro dei fotografi, che il ruolo delle riviste specializzate, a cui va il merito di aver reso l’architettura fruibile al vasto pubblico.

A partire dagli anni ’20, con l’avvento del Movimento Moderno (rappresentato in Italia dal Razionalismo), l’esaltazione dell’opera dell’uomo rispetto alle cose esistenti in natura, tipica del periodo, conferì un nuovo status alle opere di ingegneria e di architettura, riconoscendole come soggetti privilegiati per la fotografia. La fotografia moderna (o “Nuova Fotografia”), nata in Germania e promossa dal suo caposcuola Làszlò Moholy-Nagy, introdusse un tipo di fotografia più dinamica che favoriva l’utilizzo di punti di vista non convenzionali (come la veduta dal basso o quella a volo d’uccello), gli improvvisi cambiamenti di scala, i forti contrasti tonali e la predilezione per l’astrazione geometrica e i contorni netti. Questa sensibilità artistica era stata favorita anche dalla composizione di nuove macchine fotografiche, più maneggevoli, piccole e leggere. Questi cambiamenti trasformarono il modo di creare l’immagine architettonica. In un primo momento, infatti, i fotografi erano interessati soprattutto alla resa della massa e della decorazione. Adesso, invece, tra i loro obiettivi rientrano aspetti diversi, come la descrizione dello spazio e della trasparenza, e l’esaltazione di superfici spesso spoglie.

L’utilizzo, da parte degli architetti, di materiale innovativo (come l’acciaio e il cemento) fu fonte di ispirazione per i fotografi che diedero sfogo alle loro più svariate abilità espressive. Un esempio sono le immagini notturne, favorite dall’impiego dell’illuminazione artificiale, come il neon. La fotografia d’architettura ha così ricevuto un peso determinante per la promozione e la diffusione del Movimento Moderno, soprattutto grazie alla riproduzione di libri e riviste. All’interno della sala espositiva si trovano innumerevoli suggestive fotografie, tra cui alcune rappresentano il Foro Italico di Roma, lo Stadio Flaminio con le sue balconate (1959) sempre a Roma, il Palazzetto dello Sport a Torino (1957), la Torre Pirelli e la Torre Velasca a Milano (1958). Molto particolari anche alcuni scatti che raffigurano il vecchio aeroporto di Orvieto, oggi non più attivo. Tra le fotografie più originali non può non mancare quella di Carlo Mollino (195-1973) dal titolo “Casa Devalle”, in cui, con un gioco di specchi all’interno della sua abitazione, l’artista si è ripreso mentre si fotografa.

Negli anni tra le due guerre ci fu una scarsa attenzione all’architettura italiana nel contesto internazionale. Nel dopoguerra, invece, la fotografia rispecchia quella che il fotografo e architetto Smith chiamò “vitalità costruttiva” dell’Italia e l’iniziale ottimismo dell’epoca. Al tempo stesso, si presta maggiore attenzione, da una parte, all’interior design e, dall’altra, al paesaggio urbano. Giorgio Casali fu uno dei fotografi di architettura più importanti dell’epoca. Negli anni ’50 iniziò gradualmente ad emergere una visione più cupa e una fotografia molto più tagliente che, superando l’interesse per la singola opera architettonica, iniziò ad esplorare gli agglomerati edilizi e gli spazi attorno ad essi, con una maggiore attenzione a come questi spazi venivano abitati e vissuti. Probabilmente a sostegno di questa tendenza, all’interno dell’esposizione, è inserito un breve filmato di 30 minuti circa: “Una giornata nella casa popolare”. Il video mette in scena la tipica giornata di una famiglia operaia ed è ambientata nelle case popolari progettate dagli architetti Bottoni e Griffini nel 1933.

di Chiara Campanella

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews