Forum Sociale Mondiale, la società si incontra a Tunisi

Il logo della manifestazione di Tunisi (Arci)

Tunisi – La capitale della Tunisia ospita, in questi giorni, la seconda edizione del Forum Sociale Mondiale, uno straordinario calderone di associazionismo che riunisce movimenti sociali e culturali provenienti dai quattro angoli del mondo, e che per quasi una settimana daranno vita a dibattiti, appuntamenti e manifestazioni contro la politica neo-liberista (il nuovo e più corretto termine dietro il movimento anti globalizzazione) che ha generato la profonda crisi economica del 2008-2010, i cui effetti viviamo tuttora.

Dopo Porto Alegre, che ha ospitato la sua sesta edizione lo scorso anno, è dunque Tunisi ad ospitare questo “forum parallelo”, nato in contrapposizione all’appuntamento che viene ospitato a Davos, in Svizzera, e che riunisce il gotha della politica e dell’economia globali.

Nella serata di ieri, il Forum si era aperto con una grande manifestazione pacifica tra le strade della città africana – è la prima volta che il Mediterraneo vede riunirsi queste associazioni, e la terza in Africa dopo Nairobi 2007 e Dakar 2011 – sotto lo stretto controllo delle forze di polizia che, sebbene aumentate in numero e dotazioni, non hanno dovuto fronteggiare incidenti.

La situazione tunisina, tuttavia, è particolarmente delicata: l’assassinio – un atto chiaramente politico, che ha scatenato proteste e scontri di piazza – di Chokri Belaid, esponente della sinistra laica e riformista, ha portato all’instabilità governativa, dalla quale il paese è parzialmente uscito grazie alla creazione di un governo guidato da Ali Larayedh, membro del partito islamico Ennahda, che pur raccogliendo la maggioranza relativa dei seggi alle scorse elezioni ha visto la nascita di un nuovo fronte di protesta, dopo quello che ha portato alla deposizione del dittatore Ben Ali.

In questo scenario, dunque, avviene un incontro che non riguarda solamente la società civile, coloro cioè che, essendo parte integrante di una società insofferente alle decisioni spesso inefficaci dei governi, scendono in piazza per far sentire alta la voce del popolo, ma anche tra società civile e Primavera Araba, quell’onda lunga di riscatto e rivincita che, anche con enormi sacrifici umani, ha rivoluzionato il panorama istituzionale nel Maghreb e nel vicino Oriente.

Il popolo delle associazioni riunito nelle strade di Tunisi, ieri (Ibtimes)

Per l’Italia è presente l’Arci – associazione storicamente sostenuta dalla sinistra, e che conta oltre un milione di aderenti sul suolo nazionale – con la sua coordinatrice nazionale Raffaella Bollini. Per la Bollini, l’incontro di Tunisi dimostra che l’associazionismo, nonostante appunto le difficoltà della crisi, è sempre più attivo e vitale: «Non siamo più una novità, un fenomeno di moda, la faccia buona della contestazione no global che i governi locali e nazionali e le più ricche Ong mondiali facevano a gara a sponsorizzare. Questo appuntamento di Tunisi è stato costruito con l’impegno volontario, al quale ha fatto poi seguito un appoggio da parte delle istituzioni tunisine».

Proprio questo appoggio del governo tunisino, in particolare, desta l’attenzione degli analisti politici, che non mancano di sottolineare come il prossimo ottobre le nuove elezioni, coincidenti con il completamento del lavoro dell’Assemblea costituente, potrebbero spazzare via i movimenti islamici a favore di forze laiche e riformiste. Così, i membri di Ennahda vogliono trasmettere al mondo l’immagine di una nazione che, pur con una guida chiaramente schierata, è aperta al confronto e al mondo.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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