Formula 1, la Red Bull di Mark Webber in fiamme al GP di Corea – VIDEO

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Quando la Rb9 di Webber va a fuoco sull’asfalto della Corea scoppia il caos

Yeongam (Corea) – C’è stata la doppia entrata in pista della safety car, c’è stata perfino una Jeep dei soccorsi, sul tracciato prima della vettura di sicurezza. Dominio imbarazzante di Vettel a parte, non sono mancate le emozioni nel Gran Premio di Corea, una corsa che si è rivelata bollente soprattutto per Mark Webber, spaesato osservatore della sua Red Bull che letteralmente stava andando in fiamme. Non sono bastati due giri che alla ripartenza della prima safety car, Adrian Sutil va in testacoda con la Force India e colpisce l’australiano bucando la fiancata della Rb9 e mandando la vettura a fuoco. Ma a Yengam è caos: i commissari vicino a Webber non hanno estintori, tarda l’uscita la vettura di sicurezza, tanto che viene spedita in pista, in mezzo agli altri piloti, una jeep dei pompieri che andava a spegnere il fuoco della Red Bull. Una situazione di pericolo che ha mostrato quante siano le lacune del sistema organizzativo del Gran Premio di Corea.

Eppure quello dell’australiano a Yeongam non è stato l’unico incontro ravvicinato col fuoco nella storia della Formula 1. In quella che ancora oggi definiamo come l’epopea degli eroi del volante le fiamme hanno ucciso Lorenzo Bandini nel ’67 a Monaco, Jo Schlesser nel ’68 a Rouen, Roger Williamson nel ’73 a Zandvoort, Ronnie Peterson nel ’78 a Monza e Riccardo Paletti nell’82 a Montréal. Nel 1976 è la volta di Niki Lauda che ancora ne porta i segni sulla pelle quando, al Gran Premio di Germania, ci avrebbe rimesso la vita se non fosse stato per Arturo Merzario che lo ha estratto incoscente dalla vettura. Nell’89 è il turno di Gerhard Berger che a Imola, va a sbattere violentemente alla curva del Tamburello e intervengono prontamente i volontari della Cea, che domano l’incendio in 7 secondi.

In tempi più recenti è successo anche a Jos Verstappen, alla Benetton, in occasione di un pit stop a Hockenheim nel 1994, a causa di una modifica effettuata all’apparecchiatura del rifornimento dagli uomini del team al solo scopo di velocizzare l’introduzione di carburante in macchina. In tempi più recenti il fuoco ha anche scaldato Michael Schumacher, nel 2003, in Austria, quando, sembra in occasione di una sosta ai box, dagli specchietti vede andare a fuoco la sua F2003-GA, ma da grande professionista sta calmo, riparte e vince. A rischiare sono stati anche Felipe Massa, nel Gran Premio di Spagna del 2007, sempre durante un pit stop, e anche Heikki Kovalainen, nel 2010 a Singapore, quando la sua Lotus è andata letteralmente in fiamme sul rettilineo d’arrivo. Mancava appena un giro alla fine della gara, ma a differenza dei predecessori, il finlandese si è improvvisato addetto antincendio spegnendo le fiamme con un estintore che si è fatto passare dal muretto dei box.

Non è la prima volta nemmeno nel 2013: una situazione analoga è accaduta anche alla Marussia di Jules Bianchi, durante il Gran Premio di Germania, quando si è ritrovato impotente spettatore dell’incendio della sua monoposto, prima che il pilota scendesse dalla vettura e che la sua Mr02 rotolasse giù dalla collina.

foto homepage: magnoliabox.com

Eleonora Ottonello

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