Formula 1, la Fia bacchetta Vettel e Raikkonen: mai più parolacce sul podio

«Questo linguaggio non deve trovare spazio durante gli eventi», ha scritto la Fia

Parigi – Vade retro volgarità dal mondo della Formula 1. Dalle parolacce che si sono lasciati scappare sul podio Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen si è susseguita una coda polemiche nel post del GP di Abu Dhabi che ha lasciato storditi appassionati e addetti ai lavori. Niente a che vedere con manovre al limite del regolamento o screzi tra piloti. Trattasi delle dichiarazioni lasciate sul podio dal tedesco e dal finlandese, dichiarazioni definite sboccate.
Entrambi i piloti hanno ricevuto un collettivo richiamo dalla Federazione per essersi lasciati andare a parole un po’ troppo colorite: se Raikkonen si è lasciato andare a un «gave me shit» (mi avevano riempito di m**), Vettel, a sorpresa, avrebbe detto «we didn’t fuck it up» (non abbiamo commesso c**) in mondovisione e quindi in diretta a milioni di persone in tutto il globo. La Federazione, altamente sdegnata dall’atteggiamento dei piloti, ha inoltre spedito una lettera a tutte le scuderie: «È davvero una nostra responsabilità collettiva assicurarci che i piloti siano a conoscenza che questo linguaggio non deve trovare spazio durante gli eventi con i media », si legge nel comunicato ufficiale firmato da Norman Howell, direttore delle comunicazioni, su richiesta di Todt, presidente dell’Ente.

Se il pilota della Red Bull si era già affrettato a chiedere scusa per mezzo di un comunicato stampa, uno dei primi sdegnati è stato David Coulthard, ex pilota della McLaren e collaboratore della Bbc, che ha intervistato gli imputati sul podio di Yas Marina. E proprio l’emittente inglese, giusto per dare due numeri, ha ricevuto ventidue chiamate per le parolacce in diretta ed altre successive trenta chiamate quando è stato rimandato in onda il Gran Premio sul sito. Il pilota scozzese, proprio nei giorni scorsi, aveva espresso tutto il suo disappunto per la situazione: «Va tutto in diretta televisiva e non credo che sia educativo», aveva spiegato.

Eleonora Ottonello

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