Formula 1, in Bahrain le tensioni continuano anche dopo il GP

La gara si Sakhir si è conclusa ma non finiscono le proteste contro il governo

Sakhir (Bahrain) – L’alta corte del Bahrain ha deciso di rinviare di una settimana la decisione finale per la causa dei ventuno attivisti democratici, giudicati da un tribunale militare nel mese di aprile 2011, condannati per aver intrapreso, a detta degli organi di governo, azioni terroristiche contro l’autorità massima del paese. La corte di cassazione, ha spiegato come una decisione definitiva sarà presa solo lunedì 30 aprile ma nonostante ciò non ha commentato sul perché di questo ritardo.
Se sette attivisti si trovano attualmente fuori dallo stato bahrenita, i quattordici che si trovano entro i confini nazionali dovranno scontare come minimo tra i cinque e i quindici anni di ritenzione e nessuno di loro sarà presente in aula in occasione dell’udienza finale di fine mese: «Il verdetto potrebbe tardare nuovamente, ma se dovesse accadere, in questo caso vorremmo delle spiegazioni – ha esordito Faten al-Haddad, avvocato che ha lavorato sul caso – Questa decisione è stata ampiamente criticata dalle associazioni umanitarie e Amnesty International ha chiamato, per esempio, questi attivisti prigionieri di coscienza».

Tensioni dopo la corsa di Formula 1
Se domenica, prima e dopo la corsa di Formula 1 a Sakhir erano più i poliziotti e i militari che controllavano il circondario per tenere lontani possibili manifestanti che volessero approfittare della situazione mediatica per dare voce alla propria protesta, piuttosto che gli spettatori sulle tribune, Twitter ha voluto dare voce a quello che accadeva nelle zone vicine mentre Sebastian Vettel tagliava il traguardo da vincitore del GP del Bahrain. Se, all’interno dell’impianto avveniristico disegnato da Hermann Tilke, otto ragazze infiltratesi nel circuito per distribuire un cd di contro-informazione sono state fermate e malmenate, cinque cortei provavano a confluire in piazza della Perla a Manama, simbolo della protesta iniziata il 14 febbraio 2011. E proprio dal social network del cinguettio sono arrivate anche le notizie dell’arresto di due giornalisti inglese e due giapponesi, tutti rilasciati ad esclusione di Jonathan Miller, di Channel 4 News, ancora trattenuto in Bahrain con la troupe televisiva al gran completo.
Decine di persone sono state arrestate e dal febbraio dello scorso anno, più di ottanta sono state uccise negli scontri tra manifestanti e polizia che, ancora il lunedì dopo il Gran Premio, si sono registrati nei villaggi fuori la capitale.

Il circo della Formula 1 pensa già all’appuntamento di Barcellona del prossimo 13 maggio e la famiglia reale bahrenita tornerà a reprimere violentemente le proteste, certi del fatto che i media internazionali non criticheranno o interferiranno in quelle che sono le gerarchie interne del Golfo.

Eleonora Ottonello

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