Formula 1, GP Australia-pagelle: il paracarro e l’insalata russa

Conferme e delusioni in chiave ironica del GP d'Australia

Melbourne (Australia) – Sono passati 112 giorni dall’ultima gara di Formula 1, quella di Interlagos che faceva calare il sipario sul Circus iridato. Team e piloti in questi tre mesi e mezzo hanno preparato vetture, mente e fisico per il Gran Premio di Australia, gara di debutto della stagione 2012. Se le ultime immagini che ci ha proposto Rai 1 riprendevano un John Button e una Jessica Michibata, rispettivamente papà e fidanzata di Jenson Button, festanti per la vittoria a Melbourne del loro parente prossimo, tra conferme e delusioni proviamo ad analizzare i protagonisti della corsa da un punto più introspettivo.

Jenson Button-voto: 10
Il paracarro, nickname che gli è stato gentilmente concesso da Flavio Briatore e che gli è rimasto incollato col Bostick sulla schiena. Sulle potenzialità della McLaren non si dubitava, sul talento di Hamilton nemmeno, su Jenson Button si va sempre cauti. Ma è quando ti sforna gare come quella di Melbourne che ti accorgi che il britannico ha rifiutato la richiesta d’amicizia della parola cauto. Parte a bomba e supera Hamilton, vince e batte la cabala: negli ultimi dieci anni di F1 il pilota che ha trionfato all’Albert Park, a fine anno è diventato campione del mondo. Il commento di Jenson: «Ho temuto solo la Safety Car». Ci credo: se in pista c’è Bernd Maylander (il pilota che guida la vettura di sicurezza) è l’unico che può stare in testa al gruppone.

Michael Schumacher-voto: 8.5
Alla vigilia era tra i favoriti per la vittoria, dato l’eccellente stato di forma della monoposto. Poi sarà per l’età, è bastato un lieve venticello in gara a far crollare di botto la prestazione, prima che la monoposto decidesse di scaricare completamente il Kaiser con il cambio in mano. Rinvigorito e senza capello tinto di biondo, torna a essere lo Schumacher che i ferraristi hanno conosciuto durante gli anni d’oro trascorsi a Maranello. Il commento di Michael: «Ho perso la trazione alla prima curva mentre lottavo con Vettel». Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

I team radio di Kimi Raikkonen-voto: 9
Dopo due anni di rally, Iceman torna tra i protagonisti del Motorsport che conta davvero. Recupera undici posizioni, sportella Kobayashi ma si fa trovare impreparato sul colore delle bandiere. Se al Gran Premio di Singapore 2009, chiedeva via radio al suo ingegnere di non parlargli in curva, a distanza di due anni ci permette di assaporare un ennesimo e singolare «Why do I get all the time blu flags» (Perché ricevo tutte quelle bandiere blu) e dal muretto che gli spiegano come quest’ultime siano per quelli dietro di lui. Il commento di Kimi: «Potevamo fare meglio». Benritrovato Mr. Wait&See.

Fernando Alonso-voto: 7.5
L’uomo dell’anti comunicazione che odia i social network. In una settimana, esattamente quella prima del gran premio, apre un profilo ufficiale su Twitter e uno su Facebook. Inizia a condividere e a cinguettare tanto che l’erroraccio del sabato in qualifica, si pensa possa essere dovuto alla ricezione di una notifica non desiderata. Scatta dalla dodicesima posizione, recupera in partenza con uno scatto fulmineo e prova a tenere il passo di quelli davanti a lui. Ivan Capelli, il commentatore tecnico della Rai, lo definisce un animale, poi specifica da corsa, in senso competitivo ovviamente. Il commento di Fernando: «Mi è dispiaciuto vedere Pastor uscire all’ultimo giro». C’è da credergli?

Pastor Maldonado-voto: 7
Quando stampava il miglior crono dei test invernali e dichiarava pubblicamente una ritrovata performance della sua Williams, che l’anno scorso ha dovuto affrontare il suo peggior anno di Formula 1, anche i giornalisti ridevano sotto i baffi. Dopo una grande gara, il ragazzo dall’apparecchio ai denti, voleva strafare, voleva prendere Alonso e invece finisce sul muro come un qualsiasi debuttante. Con i danni che ha fatto alla monoposto, ai 35 milioni di euro che già regala alla Williams per ritrovarsi sulla griglia di partenza, dovrà scialacquarne ancora un paio. Il commento di Pastor: «Provavo a mettere pressione ad Alonso». Ritenta, sarai più fortunato.

Ferrari-voto: 5
Se Fernando Alonso tra un tweet e una notifica sfida gli avversari a suon di sorpassi, qualcuno dovrebbe spiegare a Felipe Massa che la campanella del primo giorno di scuola è già suonata da un pezzo. La F2012 è come un adolescente ribelle da raddrizzare e le prestazioni sono lontane da McLaren e Red Bull. Se Alonso è il Giulio Cesare del team di Maranello, Felipe Massa sembra essere il povero Re Giovanni del capolavoro Disney Robin Hood. Il commento di Domenicali (team principal della Ferrari): «Il quinto posto è positivo». Bhè, certo, chi si accontenta gode. Così così.

Sebastian Vettel-voto: 8
La Red Bull ha smesso di avere le ali e gli Dei dell’Olimpo hanno rispedito Sebastian Vettel tra i comuni mortali. Il frugoletto due volte campione del mondo preme CTRL + ALT + CANC e fa reset al cervello: ora da lepre, deve diventare lupo. Capisce cosa vuol dire gareggiare in Formula 1 senza avere a disposizione la monoposto migliore e ci mette del suo: sbaglia, torna in pista, cerca di impensierire Button e arriva a podio, anche grazie alla provvidenziale entrata della Safety Car. Il commento di Sebastian: «Ora dobbiamo analizzare i dati e capire i nostri problemi». La fortuna aiuta gli audaci.

E se a distrarre Massa fossero state le Pit-Babes?

Vitaly Petrov-voto: 5.5
I dollari possono comprare un sedile di F1, mentre la Dea Bendata è incorruttibile. Il russo segna il primo zero di stagione sul tabellino delle gare: parcheggia sbadatamente a bordo del muretto box, sul rettilineo principale, a causa di un problema al servosterzo, grana che lamentava anche il suo predecessore alla Caterham, il nostro Jarno Trulli. Che probabilmente ieri se l’è risa e anche tanto. Il commento di Vitaly: «Stavo prendendo Senna e Massa». Forse è meglio così. Ha evitato un’insalata russa.

Felipe Massa-voto: 4
Dopo l’addio di Rubens Barrichello, il numero dei brasiliani che corrono in Formula 1 si è ridotto a due. Gli appassionati fanno fatica a dimenticare i multipli duelli ruota a ruota con inevitabile uscita di pista, che hanno visto protagonisti proprio il brasiliano della Ferrari e Lewis Hamilton nel 2011. Se l’anglo caraibico della McLaren, dopo gli scontri verbali di Monaco, Singapore, Suzuka e Nuova Delhi aveva annunciato di voler riappacificare questa faida, Felipe Massa non ci sta: Hamilton non trova più divertimento nel fare a sportellate e così il brasiliano ha capito essere giunto il momento di scegliere un nuovo compagno di giochi, per l’appunto Bruno Senna, paulista come il pilota del Cavallino Rampante, al quale letteralmente si aggancia quando mancavano 10 giri alla fine della corsa. Il commento di Felipe: «Credo che possa essere considerato come un incidente di gara». Bugia o verità? Questa potrebbe essere solo la prima puntata di una lunga serie.

Abbandonare l’Australia-roba da Bernie Ecclestone-voto: 1
Il patron della Formula 1, meglio conosciuto per essere il clone umano dell’avido e ostinato Sig. Burns dei Simpson, mette qualche punto di domanda sulla permanenza in calendario di uno di quelli che sono ritenuti i tracciati più belli fuori Europa. Gli australiani amano la Formula 1 e la Formula 1 ama gli australiani: il venerdì in autodromo si contavano già più di 80 mila presenze. Certo, meglio andare a correre in posti come Bahrain, India o Corea dove spettatori non ce n’è in autodromo ma soldi nelle tasche di Ecclestone escono a mazzette. Il commento di Bernie: «Abbiamo un contratto che rispetteremo, ma dopo davvero non lo sappiamo». Occhio: attacchi di perdita di memoria in vista.

Eleonora Ottonello

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