Forlì scommette su Wildt

Installazione delle sculture alla mostra su Wildt

FORLI’- Adolfo Wildt (Milano 1868 – 1931) è il protagonista della mostra che, inaugurata pochi giorni fa, è ospite negli spazi dei Musei di San Domenico di Forlì fino al 17 giugno. Curata da Fernando Mazzocca e Paola Mola affiancati da un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci, l’esposizione è da considerarsi il primo tempo del Progetto Novecento. Percorsi – Eventi – Interpretazioni, che si svilupperà nel 2013 con la grande mostra DUX, arte italiana negli anni del consenso.

Wildt. L’anima e le forme da Michelangelo a Klimt segue altre mostre di scultura che, ai Musei di San Domenico, hanno portato dal 2005 un’affluenza di 450 mila visitatori in una città che solitamente non è meta per le grandi mostre.
Wildt a Forlì, curata da Sgarbi nel 2000, aveva già puntato i riflettori su quel genio incompreso che è stato Adolfo Wildt, non sempre valorizzato per il suo spirito eclettico e la sua capacità di guardare anche ai modelli nordici e gotici, di assimilare il meglio di ogni epoca, classica, rinascimentale, barocca, contemporanea.

Con Wildt. L’anima e le forme da Michelangelo a Klimt, Forlì celebra lo scultore una seconda volta, evitando di focalizzare l’attenzione sulla sola opera del maestro nato a Milano, professore dell’Accademia di Brera, ma facendolo dialogare con altri straordinari nomi della storia dell’arte, citati puntualmente: dai grandi del passato come Fidia, Cosmè Tura, Antonello da Messina, Dürer, Pisanello, Bramante, Michelangelo, Bramantino, Bronzino, Tanzio da Varallo, Bambaia, Cellini, Bernini, Canova, ai moderni come Previati, Dudreville, Mazzucotelli, Rodin, Klinger, Meštrovič, Klimt, Brancusi, De Chirico, Casorati, Martini, Messina, Fontana, Melotti.
Il percorso al San Domenico, allestito dal parigino Wilmotte et Associès e dallo Studio Lucchi e Biserni, disvela così un corpus di 250 opere, di cui 190 solo di Wildt.
L’antica Forum Livii, fondata dai Romani nel II secolo a.C. lungo la Via Emilia, è legata allo scultore grazie al mecenatismo della famiglia Paulucci De Calboli, protagonista della storia della città: Raniero Paulucci De Calboli infatti, nel 1925 aveva donato alla comunità forlivese ben sette sculture del maestro Wildt, in ricordo del figlio Fulceri. Ma molte delle opere esposte provengono anche dall’Archivio Scheiwiller, il noto editore milanese che per via familiare ha ereditato molte opere e materiali dello scultore.

Una delle opere in mostra

Questa di Forlì si rivela una rassegna unica e originale, finalizzata a riportare alla luce l’opera di questo genio dimenticato, attaccato sia dai conservatori, che non lo ritenevano allineato per i contenuti pervasi dal Simbolismo e per i richiami Nordici, sia dai sostenitori del moderno, che mettevano in discussione la sua fedeltà alla figura, la vocazione monumentale, il continuo dialogo con i grandi scultori e pittori del passato.
L’opera di Wildt deve essere rivalutata e collocata al di là di ogni semplicistica schematizzazione, per restituirne l’unicità: una scultura pura, in grado di cogliere l’anima e l’espressività dei soggetti, congelata in un materiale freddo come il marmo che, grazie alla maestria dello scultore, conduce le figure umane a una nudità essenziale e ad un’indiscutibile armonia.

INFORMAZIONI

Sede: Forlì, Musei San Domenico piazza Guido da Montefeltro
Periodo: 28 gennaio – 17 giugno 2012
Biglietto: INTERO € 10,00, RIDOTTO € 7,00
Orari visite: da martedì a venerdì: 9.30-19.00; sabato, domenica, giorni festivi: 9.30-20.00; lunedì chiuso. 9 e 30 aprile apertura straordinaria. La biglietteria chiude un’ora prima

Benedetta Rutigliano

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Una risposta a Forlì scommette su Wildt

  1. avatar
    Artista 04/02/2012 a 11:27

    Grazie dell’articolo, andrò a vedere la mostra!
    Gentile dr.ssa Rutigliano, potete creare una mailing list solo per gli articoli su arte e dintorni? Le sarei grato,
    N.

    Rispondi

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