Float Beijing: come controllare lo smog con gli aquiloni

PECHINO - Pubblicare i bollettini sull’inquinamento urbano cinese è diventato illegale. Lo ha annunciato il mese scorso il vice ministro dell’Ambiente Wu Xiaoqing. In una conferenza stampa, il Ministero ha segnalato che le uniche informazioni ufficiali in merito allo smog cinese proverranno dal Governo e che tutte le ambasciate straniere che emettono bollettini periodici sulla qualità dell’aria della capitale devono cessare la propria attività divulgativa. Ogni nuova analisi non ufficiale verrà, infatti, ritenuta illegale se diffusa all’esterno o pubblicata su internet.

L’affondo sembra diretto all’ambasciata statunitense di Pechino, che attraverso Twitter diffonde a più di 20mila followers continui aggiornamenti sulle letture atmosferiche, riportando spesso dati  più severi di quelli offerti dall’amministrazione comunale.

«Secondo la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche» ha spiegato il vice ministro Wu, «i diplomatici stranieri sono tenuti a rispettare e seguire le leggi locali e non possono interferire negli affari interni». Così  il ministro corre ai ripari per non incoraggiare dissidi nell’opinione pubblica: sembra che la Cina abbia inasprito le norme relative al monitoraggio dello smog urbano, ma molti abitanti di Pechino si dichiarano scettici di fronte alle informazioni ufficiali,  le cui misurazioni sono comunicate spesso a 24 ore di distanza dalla rilevazione destando sospetti di censura.

A fare notizia è il progetto di un gruppo di eco-artisti che sfidando le autorità ha ideato Float Beijing: una serie di aquiloni misurerà la qualità dell’aria della capitale cinese grazie a un micro-modulo luminoso. Un progetto d’arte interattiva per monitorare l’inquinamento atmosferico nei cieli della capitale cinese, alla portata di tutti. Niente stazioni di rilevamento o centraline: lo smog si controllerà grazie a dei semplici aquiloni ai quali sarà collegato un micro-modulo luminoso, capace di rilevare il monossido di carbonio, il Cov, i composti organici volatili dovuti all’uso di solventi, e il particolato.

Un’ iniziativa che ricorda il Ballon Air de Paris, un gigantesco pallone aerostatico che, ancorato al suolo, domina dai suoi 150 metri di altezza il parco André Citroen, nel quindicesimo arrondissement della capitale francese. Una mongolfiera che assume colorazioni dal verde al rosso a seconda dell’inquinamento dell’aria.

Una trovata spettacolare e suggestiva anche quella cinese, la cui importanza risiede anche nel tentativo di coinvolgere attivamente la

 popolazione nel lancio degli aquiloni per promuovere una più diffusa consapevolezza dei rischi dello smog per la salute.  Attraverso una serie di workshops, gli eco-artisti , finanziati dalla californiana Black Rock Arts Foundation, metteranno a diposizione le conoscenze base per costruire gli aquiloni: basterà poi farli volare in cielo durante le ore notturne e visualizzare i livelli di inquinamento tramite il colore della luce Led, che cambierà in base ai livelli di micro-polveri rilevate.

La Cina è tra le nazioni più inquinate della Terra e, ogni anno, le stime contano almeno 750 mila morti premature a causa della contaminazione dell’aria, dell’acqua e del cibo. Dal 2009 è considerata il più grande emettitore al mondo di CO2, ma fino ad oggi, grazie all’ alto tasso di popolazione,  il dato pro capite è risultato matematicamente  inferiore a quello degli altri grandi emettitori storici.  L’inarrestabile crescita economica sta però inevitabilmente avvicinando il paese agli standard.

La relazione annuale, pubblicata dalla Netherlands Environmental Assessment Agency (PBL) dei Paesi  Bassi, denuncia  il ritmo vertiginoso di crescita dell’anidride carbonica di origine antropica che lo scorso anno è aumentata del 3 percento a livello mondiale raggiungendo un massimo storico di 34 miliardi di tonnellate.  A contribuire, in maniera rilevante, sono in ordine Cina, Stati Uniti, Unione europea, India, Federazione Russa e Giappone.

Un quadro non esente da contraddizioni. Se Pechino ha incrementato il dato emissivo per abitante con un +9 percento, raggiungendo le 7,2 tonnellate a persona; nell’ Unione europea le emissioni di CO2 sono scese invece del 3 percento, fino a 7,5 tonnellate pro capite. Sono sempre gli Stati Uniti, con 17,3 tonnellate pro capite, ha vantare la media per abitante più alta, nonostante il calo causato della recessione nel 2008-2009, gli elevati prezzi del petrolio e un aumento della quota di gas naturale.

Arianna Fraccon

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