Flatulenza. I rimedi per i disturbi in volo

cantoreviaggi.it

L’intestino produce in media un litro di gas al giorno. In volo il gas richiede il 30% di spazio in più (cantoreviaggi.it)

Flatulenza che fastidio! Il malessere di bassoventre più comune e imbarazzante che ci sia può diventare un serio problema quando si verifica in particolari situazioni. I voli aerei, ad esempio: poco spazio, molta gente, bassa pressione possono fare più danni di un cenone natalizio annaffiato con litri di gazzosa.

Jacob Rosenberg, professore dell’Università di Copenaghen, studia da diverso tempo le dinamiche di cattiva funzionalità intestinale per trovare soluzioni utili sia per coloro che ne soffrono sia per coloro che – pur godendo di viscere robuste – ne subiscono gli effetti qualora il vicino di volo non abbia buona salute.

Racconta l’inviato della Bbc David Robson, Rosenberg ha iniziato ad accostarsi alla materia poiché è uno degli sfortunati che in volo risentono della produzione di gas eccessiva. E’ una cosa molta comune – precisa Rosenberg -, tutti prima o poi hanno percepito cattivi odori o sensazioni spiacevoli, ma è sulla base di tali esperienze che il professore prese a ragionare seriamente sul tema.

PRODUZIONE DI GAS – Ogni essere umano, anche sul terreno, produce – secondo stima – in media un litro di ‘aria’ con un ritmo di 10 volte in 24 ore, prodotto perlopiù da alimenti che l’intestino non è riuscito completamente ad assorbire, cosa che avvia un processo di fermentazione da parte dei batteri presenti nell’intestino. Essi, a loro volta, producono azoto, anidride carbonica, idrogeno e composti solforati. Fin qui il dato tecnico.

LE CREDENZE POPOLARI – Poi vi sono delle convinzioni diffuse di vulgata popolare. Dice Rosenberg: si pensa che gli uomini siano più affetti delle donne dalle sofferenze intestinali e che i primi emettano flatulenze più odorose delle seconde. Niente di più sbagliato. Fin dagli anni ’90, i test medici hanno dimostrato che le donne emettono concentrazioni di solforati maggiori e dunque più maleodoranti.

Un’altra credenza popolare riguarda il ‘musical fruit’, il fagiolo, ritenuto causa dei peggiori effetti intestinali. Sbagliato. La capacità infiammatoria di queste leguminose non risulta particolarmente aggressiva o comunque la condizione varia da individuo ad individuo. Stessa questione per i prodotti lattiero caseari e il succo di frutta i quali con il pesce e il riso sono tra gli alimenti che lasciano meno residui nell’intestino.

CON LA TESTA PER ARIA – Questo fintantoché si rimane con i piedi a terra. Quando si vola, però, le condizioni atmosferiche e ambientali sono diverse e quello che è un semplice atto digestivo può trasformarsi in una faccenda scomoda e imbarazzante. Spiega ancora Rosenberg: in volo «questo litro di gas ha bisogno di riempire un volume del 30% maggiore, il che porta il soggetto a percepire spiacevoli sensazioni di gonfiore».

Secondo il professore, questo è il problema più comune tra i piloti di aereo per cui il rapporto aria-volume aumenta fino al 60% rispetto agli impiegati o a chi svolge attività che implicano meno cambiamenti atmosferici repentini.

Il punto che vale per tutti è però sempre lo stesso: che fare in questi casi? Trattenere l’aria potrebbe essere un’idea, ma anche no. Dipende dalla salute dell’interessato, dall’età, dalla sua capacità cardiaca. Anche l’evacuazione può presentare delle problematiche, magari improbabili, ma secondo Rosenberg uno studio del 1969 ha evidenziato che l’aria scaricata dagli astronauti in quota, chiusi in un abitacolo, potrebbe generare una palla di fuoco. Avvenimento al momento mai verificatosi, tuttavia il Canadian Space Agency ha recentemente suggerito di integrare l’alimentazioni degli astronauti con la soia, sostanza ricca di batteri probiotici in grado di bloccare la generazione dei microbi produttori d’aria.

CONDIZIONATORI E MUTANDE – Rimane il disagio nei confronti del prossimo. Per quello Rosenberg, dopo attenta intervista agli ingegneri aerei di Copenaghen, assicura che tante compagnie aeree hanno già dotato i velivoli di sistemi di condizionamento con filtri di carbone attivo in grado di assorbire una vasta gamma di odori. Inoltre, le cibarie offerte in volo sarebbero povere di fibre e ricche di carboidrati per favorire la digestione.

Rosenberg, però, si spinge oltre. Secondo il professore si potrebbe aggiungere liste di carbone ai sedili degli aerei i quali, però, per essere efficaci richiederebbero che i passeggeri fossero svestiti in quanto gli abiti creano un effetto ‘tunnel’ che incanala gli odori per altre vie e non consentirebbe l’assorbimento da parte del sedile.

Meglio dunque la biancheria intima in carbone, un tessuto particolare che intreccia filamenti di cotone e fossile in grado di assorbire il 100% dei cattivi odori.

Quindi, posto che il problema flatulenza per qualcuno è faccenda seria, i rimedi ci sono, ma la soluzione definitiva – insiste Rosenberg – è comunque sempre e solo una: rinunciare all’imbarazzo. Non c’è nulla di male nei gas intestinali. E’ la cosa più naturale del mondo.

Chantal Cresta

Foto || altervista.org

 

 

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