Fitch: il giudizio sulla Spagna passa da negativo a stabile

Nonostante l'economia migliori, il dramma della disoccupazione tiene ancora in scacco la Spagna

Nonostante l’economia migliori, il dramma della disoccupazione tiene ancora in scacco la Spagna

Madrid – Con un annuncio arrivato nella tarda serata di ieri, l’agenzia di rating Fitch (terza in ordine di importanza dopo Standard & Poor’s e Moody’s, ha modificato le prospettive a lungo termine sulla tenuta del debito della Spagna da negative a stabili, mantenendo inalterato il giudizio BBB, due livelli superiori a quello “junk”, o spazzatura.

Si tratta di una prima, concreta, promozione internazionale degli sforzi economici operati dal governo di Mariano Rajoy, che grazie a una solida maggioranza al Congresso ha portato avanti una importante serie di riforme, da quella del mercato del lavoro al sistema pensionistico, passando per la riduzione del deficit e altri interventi per favorire una maggiore funzionalità del mercato interno.

Secondo Fitch, le decisioni dell’esecutivo hanno messo in circolo circa 60 miliardi di euro, ai quali potrebbero aggiungersi ulteriori interventi per un massimo di 20 miliardi nei prossimi mesi, in particolare nella concessione di liquidità alle banche, che a loro volta sosterranno il credito alle imprese. A favorire una ripresa significativa sul lungo periodo, inoltre, c’è la quasi certezza della stabilità di Rajoy e i dubbi sulla crisi costituzionale, grazie anche a una sempre maggiore pressione su Artur Más per bloccare il referendum indipendentista in Catalogna.

Sebbene si siano avuti risultati concreti, non tutto è in regola. Per Fitch, infatti, «le prospettive di crescita sul medio periodo sono debili, tutti i settori dell’economia continuano ad essere indebitati e il tasso di disoccupazione è eccezionalmente alto» (ancora intorno al 25%, contro una media italiana del 12,5%). Nel prossimo anno, infatti, la Spagna dovrebbe vedere un modesto aumento del PIL, pari allo 0,5% (il governo lo stima allo 0,7%), con un rapporto deficit/PIL al 7% – più del doppio della soglia di attenzione fissata dall’Unione Europea – ma con un debito pubblico intorno al 103% (decisamente minore cioè di quello italiano) che inizierà a scendere significativamente solo a partire dal 2017.

Sul fronte spread, invece, le notizie sono buone. Con una differenza di rendimento tra Bonos e Bund inferiore al 2,3% (229 punti, contro i 239 nostrani), lo Stato risparmierà in interessi sul debito dai 7 agli 8 miliardi ogni anno, denaro questo che potrà essere impiegato nel sostegno alla lotta contro la disoccupazione, nella sanità pubblica e nell’istruzione, settori questi che hanno subito tagli consistenti, contro i quali centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza nei giorni e nelle settimane scorse.

Stefano Maria Meconi

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