Firenze omaggia il Trecento e Quattrocento con il Gotico Internazionale

Firenze – Torna per il settimo anno consecutivo l’appuntamento con Firenze un anno ad arte, un programma di sei esposizioni temporanee che avranno luogo nei musei più illustri del Polo Museale fiorentino, a partire da ora e fino a fine anno.

Il successo ottenuto presso i media, sia di settore sia di divulgazione, oltre  all’afflusso di visitatori che nel 2011 ha visto un incremento medio del 6% nei musei del Polo Museale fiorentino, ha incoraggiato anche per il 2012 – malgrado la difficile contingenza economica internazionale – a programmare una nuova stagione di mostre. Una vera e propria primavera culturale che coinvolgerà alcune delle sedi più prestigiose della città di Firenze tra la riscoperta di capolavori nascosti e inediti prestiti internazionali.

 

Dal 19 giugno al 4 novembre, le sale del piano nobile della Galleria degli Uffizi ospiteranno una ricostruzione del panorama dell’arte fiorentina nel periodo mirabile e cruciale che approssimativamente va dal 1375 al 1440. Per restituire il clima colto e prezioso di quella lunga stagione, verranno esposti accanto a dipinti celebrati da secoli altri pregevolissimi ma finora poco conosciuti al grande pubblico, così come sculture lignee e marmoree, codici miniati, lavori d’arte sacra e profana: creazioni tutte di sommo pregio e di assoluta rilevanza storica, provenienti da prestigiose istituzioni museali pubbliche, nonché da collezioni private italiane e straniere.

Il percorso di Bagliori Dorati. Il Gotico Internazionale a Firenze. 1375-1440 prenderà le mosse dalle opere degli interpreti massimi dell’ultima fase della tradizione trecentesca. E si ammireranno opere di Agnolo Gaddi, Spinello Aretino, Antonio Veneziano, Gherardo Starnina e Lorenzo Monaco. Artista, quest’ultimo, che dopo la morte dello Starnina rimane il maggior pittore fiorentino a proporre del gotico estremo una variante personalissima, estranea perfino al naturalismo raffinato di Gentile da Fabriano; testimone lirico di quegli anni, lui pure presente in mostra con tavole famose per la loro bellezza struggente.

Si vedranno i lavori di artefici operosi a Firenze fra Trecento e Quattrocento, animati da una disposizione culturale volta all’osservanza della recente tradizione artistica tardo trecentesca e nel contempo però interessata alle dirompenti novità della nuova dottrina umanistica, con i fervidi recuperi dell’antico. Opere che staranno lì a rappresentare, al più alto livello, pittori meritevoli di una più diffusa conoscenza: Lippo d’Andrea, Mariotto di Cristofano, Giovanni Toscani, Ventura di Moro, Francesco d’Antonio e Arcangelo di Cola. Insieme, però, si sperimenteranno le virtù poetiche di Lorenzo Ghiberti, personalità fra le più eminenti del tardogotico fiorentino, nel cui cantiere per la prima porta del Battistero, durante la fase iniziale della sua attività, s’erano formati quasi tutti gli artisti di spicco operosi a Firenze.

Sarà possibile contemplare anche la delicatezza del Beato Angelico, artista emblematico – insieme a Michelozzo – di una linea espressiva che aspirava a coniugare l’eredità del linguaggio artistico del recente passato con quanto d’inedito stava maturando in città con Brunelleschi e Masaccio. Linea che aveva il sostegno di alcuni grandi umanisti, che orbitavano intorno a Cosimo il Vecchio de’ Medici. Infine – a chiudere, davvero in un bagliore, il tragitto – si troverà uno dei testi più insigni del primo Quattrocento, restituito a una insospettata leggibilità: la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, volo fantastico, capace di sintetizzare i sogni di un’epoca irripetibile.

Natalia Radicchio

Foto via www.unannoadarte.it

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