Firenze, che non dorme più

FIRENZE – Dalle nozze più spettacolari dell’anno allo scoop scientifico. Il 29 aprile, infatti, non è stato solo il giorno clou dell’evento mediatico – 8 mila i giornalisti presenti, dei quali 400 tra logistica, cameraman e producer per la copertura CNN – che ha tenuto incollati agli schermi milioni di telespettatori: il Yes I will tra i futuri regnanti d’Inghilterra. Considerevoli sono state pure le troupe dei media televisivi – da Al Jazeera alla Cnn, dalla televisione di stato russa e quella francese, dal National Geographic a Voyager non manca nessuno all’appello – che da tutto il mondo, per tre giorni fino a ieri, hanno seguito l’avvio degli scavi nell’ex convento fiorentino di Sant’Orsola, per la caccia ai resti di Lisa Gherardini, il vero volto della celebre Gioconda che Leonardo da Vinci dipinse nei primi anni del ’500.

 

 

L’ex convento di Sant’Orsola

Scavi iniziati a dispetto delle rimostranze degli “eredi”, con Natalia Strozzi che lamenta a “Il Giornale: «ma lasciate riposare i pace questa mia antenata! Cosa cambia trovare i resti rispetto al fascino del quadro di Leonardo?».

 

Monna Lisa Gherardini, moglie del mercante Francesco Del Giocondo, divenuta vedova, si ritirò nel convento nell’ultimo periodo della sua vita morendovi poi il 15 luglio 1542, a 63 anni. Cavità naturali, che forse ospitarono un sepolcreto ai margini del chiostro, sarebbero i primi obiettivi della ricerca ipertecnologica all’interno della struttura: prima un geo-radar scandaglierà il sottosuolo dell’ex convento per localizzare i resti della Gioconda, poi inizieranno gli scavi per portare in superficie le spoglie.

 

Tuttavia, la campagna sulle tracce della nobildonna potrebbe risultare vana se fosse vera l’ipotesi – avvalorata da alcuni tecnici fiorentini – che un giornalista inglese ha teorizzato e pubblicato l’anno scorso su un quotidiano online di Liverpool e che ora torna alla ribalta. Secondo le sue ricostruzioni, quanto sarebbe arrivato fino ai nostri giorni della sepoltura di Lisa Gherardini potrebbe esser stato scavato e portato via con materiali inerti in una discarica vicino a Firenze durante gli anni ’80. Sarebbe successo in concomitanza con pesanti lavori di ristrutturazione dell’ex convento, che all’epoca era di proprietà demaniale e che sembrava destinato a ospitare una caserma tanto che fu scavato un posteggio sotterraneo più o meno in corrispondenza di un chiostro.

 

L’installazione Tape Florence al CCCS

Firenze comunque non demorde. E resta ancora sveglia e si prepara pure alla Notte Bianca, una lunga notte di festeggiamenti. Dopo il successo della prima edizione infatti, il sindaco Matteo Renzi bissa oggi la 12 ore non stop di spettacoli, performance, installazioni, proiezioni di film, concerti e mostre che puntano sul contemporaneo. Numerose saranno le iniziative nelle principali biblioteche cittadine e 19 i musei aperti tutta la notte gratuitamente, e ancora: l’orto-giardino di MEMO-Studio in piazza Annigoni, le case rotolanti di Avatar in Santa Maria Novella, un bosco sul ponte alla Carraia, la maratona jazz nel piazzale degli Uffizi, la Specola invasa dalla musica elettronica e chiusura alle 6 del mattino con cappuccino e brioche a Palazzo Vecchio, dove alle 18 comincerà la kermesse con la lectio magistralis di Maurizio Ferraris.

 

 

Per l’occasione, il CCCS – Centro di Cultura Contemporanea Strozzina – ha invitato il gruppo di artisti e designer austriaci e croati Numen/For Use a realizzare “Tape Florence, una speciale istallazione per il Cortile di Palazzo Strozzi. L’opera è realizzata per la corte interna del palazzo utilizzando un materiale estremamente comune: il nastro adesivo trasparente, con tanti strati di nastro a creare forme sospese che dialogano con l’architettura rinascimentale, interagendo e giocando con l’armonia delle proporzioni geometriche di questo luogo. Finalmente Firenze rifiorisce.

Che la festa continui allora!

Natalia Radicchio

Foto| via www.gexplorer.net; www.palazzostrozzi.org

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