Firenze: “Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità” a Palazzo Strozzi

Palazzo Strozzi di Firenze ospita, fino al 22 gennaio 2012, una nuova interessante mostra dal titolo Denaro e Bellezza. I Banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità.

Botticelli, i Pollaiolo, i Della Robbia, Beato Angelico sono solo alcuni dei nomi di spicco dell’esposizione il cui tema è la ricchezza e la nascita delle banche moderne. Un viaggio attraverso la storia delle famiglie di maggiore rilievo, che nella Firenze del Quattrocento gestivano non solo gli affari della città, ma anche la realizzazione di alcune delle maggiori opere d’arte del tempo, delle quali spesso erano i committenti.

 

Il tema proposto da questa realtà fiorentina, che opera nel bellissimo palazzo in Piazza Strozzi e che ogni anno propone almeno due esposizioni tematiche, è molto attuale, pur trattando il Quattrocento: come riuscirono i banchieri fiorentini a creare una ricchezza per cui Firenze è ricordata ancora adesso? Quali metodi usarono per intrattenere rapporti finanziari con i paesi stranieri? Come entrano, in tutto ciò, le opere d’arte da essi finanziate?

 

Sono proprio le immagini a fornire le risposte, attraverso un percorso che coinvolge i maggiori artisti italiani del tempo, ma anche e soprattutto quelli fiamminghi, maestri nella rappresentazione della figura del mercante e del banchiere. L’esposizione infatti è accompagnata da un ampio apparato informativo con un allestimento che permette una buona lettura storica, articolandosi in una serie di sezioni che sono le tappe di un affascinante viaggio nella storia.

 

Una rassegna quindi, in cui ogni opera evoca una storia e spiegando i vari passaggi e le trasformazioni relative al denaro, evidenzia la vita e l’economia fiorentina ed europea dal Medioevo al Rinascimento. Si parte da “Il Fiorino, immagine di Firenze nel mondo” dedicata alla moneta immagine di Firenze nel mondo, coniata per la prima volta nel 1252 e fino al 1859. Il nome deriva dal giglio (in latino flos, simbolo araldico di Firenze) rappresentato sul diritto della moneta, mentre sul rovescio è effigiato san Giovanni Battista, patrono della città.

 

La seconda sezione dal titolo “Tutto è monetizzabile?” ci porta nella vita quotidiana all’epoca di Francesco di Marco Datini (Prato 1335-1410), che incarna la figura del mercante medievale nei suoi aspetti economici, politici, ma anche individuali e privati.

Mentre la terza sezione “Usura” introduce un concetto importante e determinante per l’etica del tempo e, forse, di ogni tempo. Quando l’interesse diventa usura? Tra i vizi capitali fissati dalla Chiesa l’usura rientra nell’Avarizia, e l’usuraio pecca perché vende l’intervallo tra il momento in cui presta e quello in cui viene rimborsato con l’interesse: commercia dunque il tempo, che compete solo a Dio.

 

In mostra è esposta la prima trasposizione in immagine degli avari nella Divina Commedia, del 1345 circa, di Andrea di Cione, detto l’Orcagna: un affresco staccato di oltre tre metri, di grande impatto e importanza. La Quarta sezione ci introduce all’Arte (e mistero) del cambio e fa riferimento alla corporazione che riuniva i banchieri ma anche al mistero del cambio delle monete.

 

Denaro e bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità fornisce inoltre gli strumenti per guardare al nostro presente, in cui sono all’ordine del giorno le questioni dei rischi del mercato e le contraddizioni tra valori economici e spirituali. Tematiche già allora evidenti nella parabola che va dall’espansione della moneta alla speculazione economica, fino alla critica del lusso e al falò delle vanità.

Natalia Radicchio

Foto| via http://www.beniculturali.it

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  1. avatar
    hobrecht 06/11/2011 a 15:48

    Bella mostra. Qui una riflessione su banche e cultura nel mondo di oggi, a confronto con quel che avveniva nel Rinascimento:
    http://www.artribune.com/2011/10/%E2%80%9Cdenaro-e-bellezza%E2%80%9D-ieri-e-oggi-considerazioni-a-partire-dalla-mostra-fiorentina/

    Rispondi

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