Fini stuzzica Berlusconi: «Chiarisca su Ruby». Ultimatum dal Pdl


Insanabile la spaccatura fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi

Roma A chi rimarrà il cerino in mano? Sembra essere questo l’ultimo nodo da sciogliere per la XVI legislatura targata Berlusconi. Il caso Ruby ha riaperto la ferita con il fronte finiano, che si è dissociato dalla condotta del premier. Gianfranco Fini ha sottolineato la situazione di «imbarazzo per l’Italia» ed ha invitato il capo del governo a «chiarire».

All’ennesima frecciata del leader Fli, è arrivato il solito coro di accuse dai fedelissimi del Pdl. Il trio Gasparri – Cicchitto – Quagliarello si è affidato ad una nota scritta: «L’onorevole Fini dovrà fare le sue valutazioni: o confermare l’appoggio al governo o prendersi la responsabilità di una crisi», proseguendo poi: «Al punto in cui siamo arrivati, è indispensabile la più assoluta chiarezza da parte di tutti perché ognuno deve assumersi le sue responsabilità davanti alle istituzioni e al popolo italiano».

Berlusconi, comunque, non sembra intenzionato a lasciare la presidenza del Consiglio. O meglio, non vuole addossarsi le colpe di una crisi di governo. Le recenti vicende che lo vedono coinvolto, infatti, hanno ridestato i vecchi dubbi a Futuro e Libertà ormai destinato alla rottura definitiva. Il rischio maggiore per il leader del Pdl sarebbe quello di un governo tecnico. La costituzione lo prevede ed è già successo in passato. Il premier comunque arringa il suo popolo bollando l’esecutivo di transizione come il «rovesciamento della democrazia».

Anche per la Lega il governo tecnico sarebbe un atto ingiusto. Il ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, usa lo stile tipico di Pontida dichiarando: «Macché Governo tecnico, macché Lega interessata ad un Governo tecnico! Io sono preoccupato che qui, profittando delle vicende personali di Berlusconi, sia in atto un colpo di Stato, ma sarebbe il golpe dei fighetta, di quelli che frignano e che non hanno voce e voti. Ma se c’è colpo di stato la rivolta del popolo è legittima».

Walter Veltroni, ex segretario Pd

Dall’opposizione la voce è unanime: dimissioni per Berlusconi. Walter Veltroni si affida ai termini cinematografici per descrivere il governo, ormai «ai titoli di coda». Definendo l’eventualità del voto anticipato come un «suicidio» e auspicando, invece, un governo di «responsabilità nazionale che lasci decantare la fase di barbarie politica, riscriva la legge elettorale e affronti le nuove scadenze europee di cui nessuno parla».

Il tunnel per Berlusconi si restringe. Con la pronuncia della Cassazione sul legittimo impedimento che arriverà a breve, il premier deve decidere che strada imboccare. Una è quella della prosecuzione della legislatura con il quasi certo gioco al logoramento con i finiani. L’altra è quella delle elezioni anticipate, ma resta da stabilire in che modo far cadere il governo e, possibilmente, addossando la colpa all’ex alleato infedele.

Il governo tecnico potrebbe essere, però, un arma a favore di Berlusconi. La carta del perseguitato e di colui che subisce ingiustizie lo ha sempre ripagato. Gli concederebbe, poi, il tempo per organizzare la battaglia elettorale.

Per l’opposizione il copione sembra già scritto. Ammucchiata e obiettivo 51% dei voti. Se dovesse cambiare la legge elettorale, allora anche la strategia dovrà mutare. Bersani dovrà scegliere se allargare a sinistra con Di Pietro e Vendola, oppure scegliere il terzo polo centrista di Casini, Rutelli e forse Fini.

La cosa certa è che con questa legge elettorale, il governo, di qualsiasi colore esso sia, avrà durata breve. Porcellum docet.

Nicola Gilardi

Foto: www.gruscitti.wordpress.com; www.ilnichilista.files.wordpress.com; www.haisentito.it

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