Fini stacca la spina al governo

Mentre Berlusconi cerca in ogni modo di mantenere il potere, il suo ex alleato compie un atto di forza e abbandona il governo. Dure le reazioni da parte degli esponenti del Pdl

Adolfo Urso

Roma – Ormai sembra proprio che la fine per il governo Berlusconi sia solo questione di giorni. «Stamattina, come annunciato, ci saranno le dimissioni irrevocabili degli esponenti di Fli al governo», ha infatti annunciato su SkyTg24 il coordinatore di Futuro e libertà e viceministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso. Detto e fatto, poco dopo le ore 13 i membri della delegazione di Fli formata dal ministro Andrea Ronchi, dal viceministro Adolfo Urso e dai sottosegretari Antonio Buonfiglio e Roberto Menia hanno spedito le proprie lettere di dimissioni alle rispettive segreterie.  Probabilmente le ultime dichiarazioni di Berlusconi, secondo cui il 70% degli italiani sono schierati in suo favore, motivo sufficiente secondo il premier a far sciogliere la sola camera dove è incerta la fiducia al governo, hanno convinto i finiani a dimettersi dall’esecutivo.

Per gli uomini di Berlusconi quello di Fli è un tradimento. Come evidenzia Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, «la conferma dell’annuncio di dimissioni da parte degli esponenti del Fli dal governo rappresenta un grave errore politico, soprattutto perché ciò avviene a poco più di un mese dal loro voto favorevole alla fiducia dei cosiddetti 5 punti programmatici – e prosegue Cicchitto profondamente deluso – da allora ad oggi non sono emersi nuovi fatti politici se non l’ennesimo episodio riguardante il gossip che evidentemente sta diventando un devastante strumento politico. A questo punto, si ripropone il problema della collocazione politica complessiva di Futuro e Libertà, sia per quanto riguarda gli equilibri di governo sia gli schieramenti politici sia addirittura la collocazione strategica».

Piero Alberto Capotosti, presidente emerito della Consulta

E proprio l’atto disperato del Cavaliere di mantenere in piedi il governo, facendo votare la fiducia solo al Senato, è diventato oggetto di discussione in tutta l’arena politica.  L’ipotesi di sciogliere una sola camera è un atto così anomalo che si meraviglia persino il costituzionalista Piero Alberto Capotosti, presidente emerito della Consulta, il quale spiega che «la Costituzione prevede certamente che possa essere sciolta una sola delle due Camere. Tale decisione è nei poteri insindacabili del capo dello Stato che deve sentire il parere, peraltro non vincolante, dei presidenti delle due Camere. In Italia l’unico precedente risale al 1953, ed era legato alla diversa durata del Senato rispetto a quella della Camera – e Capotosti continua affermando che – il presupposto che genera lo scioglimento è l’impossibilità di funzionamento delle Camere, cioè nel caso che esse non fossero in grado di approvare le leggi e le altre deliberazioni. Ciò potrebbe essere determinato o da difficoltà di formare una maggioranza qualsiasi o da ripetuti atteggiamenti ostruzionistici. Tale situazione di paralisi potrebbe essere riscontrabile anche in una sola Camera. Non basta cioè che la maggioranza in quella Camera sia cambiata dal momento delle elezioni. Occorre, invece, che tale ingovernabilità ne paralizzi il funzionamento».

Una forzatura dunque quella di Berlusconi. Il cambiamento della maggioranza porta a una crisi di governo che negli stati  democratici porta necessariamente all’indizione di nuove elezioni. Non regge, infatti, l’affermazione del premier secondo cui gli italiani nel 2008 lo hanno votato e quel mandato lo obbliga a continuare a governare il paese. Gli equilibri si sono rotti ormai da tempo e gli scandali che hanno fatto tanto scalpore in questi mesi e che hanno investito personalità di spicco del Pdl,  hanno leso la fiducia che tanti simpatizzanti del premier nutrivano nei suoi confronti. In due anni e mezzo il governo Berlusconi ha varato leggi malviste da diversi settori dell’opinione pubblica, come il tanto contestato Lodo Alfano, la riforma scolastica della Gelmini, la “legge Bavaglio”, tanto per citare gli atti di governo più contestati e che hanno riempito di manifestanti le maggiori piazze italiane. Se poi aggiungiamo a questo le emergenze che il governo non è riuscito ad affrontare, come il terremoto in Abruzzo e lo scandalo dei “Grandi Eventi” che ne è conseguito, è matematico che sia cambiato il clima politico che si respira nel paese e la paura di Berlusconi di andare subito alle urne. Sono troppo freschi nella memoria degli elettori gli ultimi eventi che hanno riguardato il premier e tanti esponenti del Pdl.

Sabina Sestu

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