Fini rinvia il ddl intercettazioni: è scontro in Parlamento

Il presidente della Camera rinvia il ddl intercettazioni e Schifani si imbestialisce. Fini commenta: «Non desisterò dal ruolo politico»

di Nicola Gilardi

Gianfranco Fini, presidente della Camera

Gianfranco Fini torna a colpire. Dopo la spaccatura alla Direzione Nazionale ad aprile, sembrava che il Pdl e il presidente della Camera dovessero prendere due strade diverse. Gli scontri sono stati durissimi e spesso proprio di fronte alle telecamere. Ultimamente, invece, l’impressione era quella di una riappacificazione più vicina.

Il presidente della Camera, però, non sembra aver perso il piglio critico ed ha rinviato al Senato il ddl sulle intercettazioni. «Così com’è non va» ha commentato l’ex leader di An, manifestando tutti i dubbi che hanno da sempre contraddistinto il suo manipolo di uomini.

Durante la visita a Santa Margherita ligure, Fini ha chiarito anche quali sono i punti che necessitano di essere rivisti. Il primo è sicuramente la durata massima consentita delle intercettazioni che, secondo il testo del decreto, sarà fissato a 75 giorni. Un tempo troppo breve per il presidente della Camera che ha detto retoricamente: «Si capisce che se il giorno successivo al settantacinquesimo accade qualcosa, non si può continuare?».

Il rinvio del decreto al Senato è stato visto come un attacco bello e buono da parte di Renato Schifani, presidente dell’altro ramo del Parlamento. La sua reazione è stata molto stizzita: «Da quando sono presidente del Senato non mi sono mai occupato di dare valutazioni politiche nel merito di argomenti all’esame della Camera. Il ruolo del presidente del Senato è quello di assicurare il rispetto delle regole e dei diritti di maggioranza e di opposizione: è un dovere di terzietà. Men che meno mi sono mai sognato di fare giudizi di merito su argomenti all’esame dell’altro ramo del Parlamento».

La risposta di Fini è stata piuttosto dura: «Ho rispetto totale per l’autonomia del Senato – ma aggiunge – sulle questioni relative alla legalità e all’unità nazionale non ho intenzione di desistere dallo svolgere un ruolo politico».

Renato Schifani, presidente del Senato

Le reazioni politiche sono state le solite. Il Pdl in difesa di Schifani con Osvaldo Napoli che accusa Fini di voler sostenere «le posizioni di nicchia dei magistrati» mentre Anna Finocchiaro del Pd ha rimarcato, ancora una volta, le giuste cause del presidente della Camera.

Lo scontro, quindi , proseguirà in aula, me le ripercussioni potrebbero essere ben più gravi. Intorno al ddl sulle intercettazioni gravitano moltissime critiche, non solo politiche, ma anche dalla stampa sono arrivate veementi polemiche che hanno accomunato, una volta tanto, giornali sia di destra che di sinistra.

Come sopporterà Berlusconi questa nuova frecciata? Certo è che il governo è in un momento difficile, alle prese con una manovra impopolare e molto criticata che ha portato a qualche screzio interno all’Esecutivo. Nonostante le dichiarazioni di Berlusconi, infatti, i segnali di qualche scontro ci sono stati: prima il tira-molla con Tremonti, poi le dichiarazioni di Bondi che ha detto: «Sono stato esautorato».

Si prospetta, quindi, un’estate molto calda per la politica italiana.

Foto: www.pdobama.files.wordpress.com; www.zimbio.com; www.cronachemarziane.myblog.it

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