Fini attacca Berlusconi: «Gli italiani sappiano che è un corruttore»

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini ha attaccato Berlusconi sul caso Lavitola

Roma – Dopo la pubblicazione di una lettera finora rimasta segreta, con la quale Valter Lavitola, ex direttore del quotidiano L’Avanti!, ricordava a Silvio Berlusconi alcuni conti in sospeso tra i due circa trasferimenti di somme di denaro e spartizione di cariche nell’amministrazione pubblica, il presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, è partito all’attacco dell’ex-premier.

«Il signor Berlusconi è un corruttore. E ora, se vuole, mi quereli». Questo il commento lapidario, in diretta televisiva su La7, del politico, che nel 2010 fu al centro dello scandalo dell’appartamento di Montecarlo, lasciato in eredità ad Alleanza Nazionale e rivenduto a Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di vita di Fini.

Per Gianfranco Fini, inoltre, la pubblicazione della lettera che dimostra una lunga serie di accordi tra Lavitola e Berlusconi, quest’ultimo manovratore dello scandalo-Montecarlo, non è una rivincita, ma l’occasione per gli «italiani che capiscano ora chi è Silvio Berlusconi». Nella missiva, lunga una ventina di pagine e pubblicata integralmente dal sito di Repubblica, si legge che Lavitola – che narra in prima persona – avrebbe corrotto alcuni deputati nel corso della XV legislatura per votare contro il governo di Romano Prodi, avrebbe inviato le informazioni sull’arresto della moglie a Clemente Mastella, al tempo ministro della Giustizia, che con le sue dimissioni aprì di fatto la crisi di governo che portò alle elezioni del 2008, stravinte dall’asse PdL – Lega Nord.

Il faccendiere rinfaccia inoltre al premier promesse non mantenute: ingresso nel Governo, elezione al Parlamento Europeo, incarichi per lui e per amici fidati in grandi aziende come Finmeccanica e Poste Italiane, per poi “ringraziarlo” della concessione della nomina di Maria Claudia Ioannucci (senatrice di Forza Italia, poi Popolo della Libertà) nel consiglio d’amministrazione delle Poste, e dei finanziamenti ricevuti dalla sua testata giornalistica e per le spese sostenute nella creazione dello scandalo della casa di Montecarlo, per il quale si sarebbe operato facendo passare documenti riservati del governo di Santa Lucia fuori dalla dogana attraverso i piloti di un volo di Stato.

Nelle altre pagine, Lavitola ricorda a Berlusconi che la sua latitanza nel Centro America gli è costata molto in termini personali e per le future ambizioni in politica, e lo invita con un laconico «è necessario», al pagamento di ingenti somme di denaro (circa sei milioni di euro) a favore di aziende site in Cina e studi di avvocati e a trovare lavoro per sei persone (moglie e sorella del Lavitola, due ragionieri, un ex autista e un giornalista dell’Avanti!), salvo poi rimborsare il “prestito” con una serie di trasferimenti da 500.000 euro ciascuno.

La lettera si chiude poi così: «Un caro saluto e grazie per quello che farà. [...] Senza il suo prestito, con le fideiussioni che ho prestato, mi ridurrei (Dio non voglia) alla fame».

La reazione di Silvio Berlusconi non si è fatta attendere: attraverso lo storico portavoce Paolo Bonaiuti, ha fatto sapere di aver «dato ampio mandato ai suoi legali di esperire tutte le più opportune e necessarie azioni giudiziarie».

Stefano Maria Meconi

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