Finanziaria: tra Mercati e politica, il peso della manovra

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Roma – Ancora un po’ e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si soffiava il naso dalla commozione. In effetti, non capita spesso di assistere a momenti epocali come quello di ieri: il capo del Quirinale ha potuto firmare e rendere legge una Finanziaria da oltre 70 miliardi di euro approvata in via definitiva da Camera e Senato in 5 giorni. Sbalorditivo. Soprattutto per la collaborazione di cui hanno dato prova le forze politiche. Insomma, tutti hanno operato verso un unico obiettivo: salvare la patria dagli speculatori che navigano a vista fuori da Piazza Affari pronti ad affondare il relitto “Titanic” Italia (il copyright del virgolettato è del ministro dell’Economia Tremonti), insieme a tutto il suo equipaggio. Roba da celebrare la ricorrenza facendone festa nazionale per le generazioni avvenire: abbiate qualche speranza o voi che nascete, il Parlamento sa darsi una regolata quando serve. Bene.

La Finanziaria – Fin qui le buone notizie. Le brutte cominicano quando si valuta la portata della manovra dal punto di vista economico e politico. E qui le lacrime di gioia si trasfomano in pianti di dolore. Ricapitoliamo.

Economia – Qualcuno ricorderà che questa avrebbe dovuto essere la manovra dei tagli agli sprechi (in primis dei costi della politica), la diminuzione delle Aliquote fiscali ed il rilancio dell’economia. Nei fatti, invece, è la manovra dell’aumento delle tasse e dell’abolizione dei bonus per anziani e famiglie. Partiamo da questi.

Sono 483 le agevolazioni a fini di sostegno al walfare che saranno progressivamente ridotte a partire dal 2013 (5%) per raggiungere il picco nel 2014 (20%). Detrazioni che al netto implicheranno soprattutto maggiori spese per figli e familiari a carico, un aumento delle spese sanitarie e assistenziali per i non autosufficienti nonché tagli al sostegni di dipendenti, lavoratori autonomi, pensionati e risparmiatori. Totale: 20 miliardi. Essi si sommeranno ad un aumento esponenziale del costo della vita: dalle accise sulla benzina entro il 2012 all’introduzione immediata del ticket sanitario di 10 euro per le visite specialistiche e 25 per i codici bianchi al pronto soccorso, passando per aggravi sull’imposta Irpef. Totale 79 miliardi di euro grattati via dalle tasche degli italiani. Salassi. Tanto che il dipartimento economico della Cgil ha analizzato quanto peserà questa Finanziaria arrivando a stimare riduzioni del reddito tra un minimo di 1200 e un massimo di 1800 euro. Una batonata che aumenterà la pressione fiscale fino al 43,7%, gravando ulteriormente sul bilancio del cittadino medio (ultimo dato Istat: 3 milioni in povertà) già stremato dalla crisi, disoccupazione e l’assenza di rilanci all’economia.

Già, lo Sviluppo. A ben vedere nella manovra ve ne sono poche tracce. I provvedimenti sono più che altro tamponi al fine di stabilizzare il deficit e convincere la Ue che la situazione è sotto controllo. Tuttavia, i tamponi non fanno una deregulation e tanto meno liberalizzano il mercato interno che, infatti, ristagna. In compenso, però, proteggono le caste e in Italia sono molte: avvocati, notai, giudici, amministratori locali, giornalisti e, naturalmente, i parlamentari.

Politica – Ed essi, votando con responsabilità bipartisan, hanno trovato anche il modo di blindarsi lo stipendio. In effetti, dalla prossima legislatura la manovra avrebbe dovuto adeguare gli emolumenti degli onorevoli a quelli del Pil della media europea, per un taglio (tardivo ma pur utile) del 54%, passando da 11.704 euro a 5.400 circa. Niente da fare. I deputati hanno fatto marcia indietro e stabilito che l’adeguamento dovrà essere calcolato, sì sul Pil europeo, ma solo delle principali 6 nazioni, tra cui Francia e Germania evitando, in tal modo, spiacevoli confronti con Stati quali Estonia o Malta, il cui reddito della classe politica è davvero basso. Capito i dritti? E poi non si dica che non meriterebbero qualche rovescio.

Equilibri – Ora, la domanda è: cosa accadrà da lunedì in poi? La manovra sarà sufficiente a stabilizzare le Piazze e ad allontare gli sciacalli? Napolitano è sicuro di sì e probabilmente ha ragione. Tuttavia il problema per l’Italia resta perché da questo momento in poi, riprenderà l’eterna guerra tra la maggioranza e l’opposizione. Non quella in Parlamento ma quella delle Procure che si stanno preparando ad una nuova offensiva contro il premier a base di inchieste strombazzate e arresti preventivi.

Avvisaglie sono già all’orizzonte: la Lega, ieri, si è astenuta in commissione sul voto per l’arresto di Alfondo Papa, il pidiellino coinvolto nell’indagine sulla P4. A conti fatti, dunque, il

finanziaria
ansa.it

Carroccio appoggia il fermo, frantumando la coalizione con il Pdl. Se il voto leghista dovesse essere riconfermato mercoledì in Aula, la prossima testa a essere discussa potrebbe essere quella dell’ex braccio destro di Tremonti, Marco Milanese. Se così fosse, la cosa potrebbe poi ripercuotersi anche sullo stesso ministro, il quale già da tempo ha la valigia pronta sull’uscio e le dimissioni in mano. In tal caso, Tremonti poterebbe via con sé anche l’autorevolezza di cui gode di fronte ai Mercati e vanificherebbe gli effetti lenitivi della manovra, senza contare che si creerebbe un pericoloso precedente capace di mettere definitivamente in discussione l’autonomia del Parlamento rispetto al potere della Giustizia. E a quel punto, al Titanc resterebbe solo il fondo del mare.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

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