Finanza. L’Europa rispolvera la Tobin Tax

James Tobin

James Tobin

Dopo mutui subprime, eurobond e il famigerato spread, ecco un nuovo termine inglese, proveniente dal mondo dell’economia e della finanza, con cui gli italiani impreziosiranno il loro vocabolario. Il nome nuovo stavolta è legato, neanche a farlo a posta, al Fisco, e risponde all’acronimo di Tobin Tax.

Ma che cos’è la Tobin Tax? Si tratta in sostanza di una tassa sulle cosiddette transazioni finanziarie, ideata dall’economista americano James Tobin, premio Nobel, nonché professore del premier Mario Monti a Yale. Una tassa, ideata con un triplice e ambizioso obiettivo: frenare la speculazione, stabilizzare i mercati e raccogliere nuove risorse utili per obiettivi globali.

Paragonata dallo stesso Monti al mostro di Loch Ness, per via del fatto che per anni è apparsa e scomparsa dal dibattito, la Tobin Tax sembra essere tornata prepotentemente di moda in Europa, anche se, in realtà, la Commissione europea aveva avanzato una proposta per l’introduzione di questa tassa,  già nel settembre 2011. In tale progetto si illustrava l’intenzione di colpire l’86% delle transazioni fra istituzioni finanziarie, attraverso due aliquote: una dell’0,1% per gli scambi di azioni e obbligazioni (escluso il mercato primario) e l’altra pari allo 0,01% per gli scambi sui derivati. Il tutto, dietro la previsione di un gettito annuo stimato a circa 57 miliardi di euro, su scala europea, e, la possibilità per ogni singolo Paese di aumentare le aliquote stabilite.

Ora molte cose sono cambiate. Stando a quanto emerso dal recentissimo Ecofin di Lussemburgo, sarebbero undici i Paesi dell’Unione Europea (Italia compresa), decisi ad  introdurre la famigerata Tobin Tax. Due Stati in più dei nove necessari, previsti dai Trattati, per ricorrere alla cosiddetta “cooperazione rafforzata” ed impedire alla Gran Bretagna, da sempre contraria, di porre il suo veto.

Appuntamento cruciale a questo punto sarà l’Ecofin di novembre, in cui la Commissione presenterà la sua nuova proposta rivisitata e si voterà all’unanimità per dare il via libera alla cooperazione rafforzata. Certo è che, considerando che anche l’Europarlamento dovrà esprimersi, i tempi per il lancio della nuova tassa, potrebbero andare, ottimisticamente da fine 2013 al 2014.

Algirdas Semeta commissario europeo alla Fiscalità

Algirdas Semeta, commissario europeo alla Fiscalità

Proprio l’enorme ondata di critiche, nonostante le rassicurazioni del portavoce del commissario europeo alla Fiscalità, Algirdas Semeta, sembrano aver indotto alla cautela gli stessi economisti della Commissione europea. Proprio venerdì 12 ottobre nell’ultimo bollettino sull’Eurozona, firmato dalla direzione generale affari economici, sono stati presentati i risultati di una simulazione sulla base della proposta avanzata dalla Commissione sull’introduzione della Tobin Tax, amputata però della tassa sulle transazioni sui prodotti derivati. Se da un lato la tassa limita il trading finanziario e la volatilità dei mercati, portando benefici in termini di efficienza, dall’altro si hanno pericolosi “effetti collaterali” sui costi di finanziamento, sul capitale produttivo e nel lungo termine anche sulla produzione.

Attenuanti e perplessità che, tuttavia, non sembrano sufficienti a far tornare sui propri passi una precisa volontà politica di dare un segnale forte al mondo della finanza, dopo il disastro economico da essa provocato.

 

Daniele Gunnella

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