Finalisti Premio Strega 2014: Non dirmi che hai paura

"Non dirmi che hai paura", il libro di Giuseppe Catozzella finalista Premio Strega 2014, racconta la storia di una ragazza che non ha mai smesso di sognare

Finalisti Premio Strega 2014Vincitore della prima edizione del Premio Strega Giovani con ben 93 voti, Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella, classe 1976, laureato in filosofia all’Università degli Studi di Milano, è in lizza per vincere anche il premio dei Big, entrando a far parte della cinquina finalista del Premio Strega 2014. Secondo quanto afferma lo stesso autore, il suo Non dirmi che hai paura

È un libro che non solo merita di essere letto ma che dovrebbe entrare nel patrimonio di tutti, specialmente di quelle persone che considerano l’immigrazione un problema da affrontare con il ferro e con il fuoco.

“NON DIRMI CHE HAI PAURA”, LA RECENSIONE – Di certo molti ricorderanno le tanto discusse Olimpiadi di Pechino 2008: la violazione dei diritti umani dei tibetani, repressi dal governo cinese, la totale mancanza di sicurezza per gli atleti, l’inquinamento – Pechino è una delle città più inquinate al mondo -. Nonostante questo stato di cose i giochi sono iniziati comunque e, per la prima volta, sui teleschermi del globo si è visto il volto di Samia Yusuf Omar, giovane donna e atleta somala, che ha gareggiato nei duecento metri arrivando ultima. La si è vista correre con il velo in testa, con le spalle coperte, in mezzo a decine di atlete molto più “robuste” di lei, diventando per sempre l’emblema dell’emancipazione femminile nei paesi musulmani.

Non dirmi che hai paura è la storia di questa giovane donna, Samia, a partire dalla sua infanzia a Mogadiscio e dalla sua passione per la corsa fino ad arrivare al grande Viaggio, intrapreso in completa solitudine per la libertà, a soli vent’anni.

Mogadiscio è una città di mare dove da anni si combatte una sanguinosa guerra tra diverse etnie e il mare, quella infinita distesa d’acqua, simbolo della libertà per molti somali, è vietata a tutti, soprattutto ai bambini. Le giornate degli abitanti sono scandite dal coprifuoco, che rende Mogadiscio una città fantasma a una certa ora, e dai continui e costanti attentati.

Finalisti Premio Strega 2014

Samia Yusuf Omar

Samia ha otto anni e un grande amico, Alì. Samia è di etnia abgal, invece Alì fa parte dei darod, che sono le persone a cui si rivolge l’immenso odio degli integralisti che hanno preso il potere in città. I due bambini vivono pacificamente nella stessa casa con i rispettivi genitori e fratelli e sorelle e, oltre a sentirsi quasi fratelli, sono accomunati dalla stessa grande passione per la corsa: «Della guerra a me e Alì non è mai importato niente. Si sparassero pure per strada, non ci riguardava. Perché la gente non poteva toglierci l’unica cosa importante: quello che lui era per me e io per lui».

I due si allenano di notte, nonostante il coprifuoco, nel vecchio stadio cittadino dove l’aria è intrisa di polvere da sparo e le recinsioni crivellate dai colpi delle mitragliatrici, e Samia è felice perché il padre appoggia incondizionatamente il sogno della figlia di gareggiare nella corsa e vincere le Olimpiadi: «Sei una piccola guerriera che corre per la libertà… Un giorno guiderai la liberazione delle donne somale dalla schiavitù in cui gli uomini le hanno poste. Sarai la loro guerriera, piccola mia».

Samia Yusuf Omar

Samia Yusuf Omar

Le pagine scorrono raccontando la storia di Samia quasi fosse una favola, e si scopre che la ragazza, a soli quindici anni, è l’atleta più veloce della Somalia. Poi le gare, il suo ingresso nella squadra olimpica, il viaggio a Pechino, le Olimpiadi del 2008. Non ha vinto, Samia, a quelle Olimpiadi. È arrivata ultima. Ma il suo sogno è la vittoria: Samia sogna di vincere alle Olimpiadi di Londra 2012. E, tornata a casa, ricomincia con gli allenamenti: ma tutto cambia sotto i suoi occhi di adolescente. Il suo talento viene considerato più che pericoloso dagli estremisti, le leggi coraniche contro la libertà delle donne si moltiplicano e Samia comincia ad allenarsi con il burqa. Perde, in un tempo brevissimo e in modi diversi, i due uomini della sua vita, il padre e Alì. A quel punto Samia, ripensando alle parole del padre, prende l’unica decisione possibile: «Se qualcosa davvero non ti va devi soltanto cambiarla, piccola Samia. Io amo il mio lavoro, e lo amo perché lo faccio per voi. Questo mi rende felice. Non devi mai dire che hai paura, piccola Samia. Mai. Altrimenti le cose di cui hai paura si credono grandi e pensano di poterti vincere». Così Samia decide di partire, a piedi,  sceglie di affrontare il Viaggio: quel Viaggio che le regalerà la libertà e la possibilità di gareggiare alle Olimpiadi di Londra 2012.

Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto oppure conoscono qualcuno che l’ha fatto. E’ come una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto potrà durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…

Occorrono diciotto mesi perché Samia riesca a prendere uno dei barconi della speranza che le facciano raggiungere Lampedusa, la porta dell’Europa. Diciotto mesi nei quali la giovane donna affronterà il deserto, i trafficanti di uomini che violentano le donne che non pagano, le condizioni disumane e i maltrattamenti, per poter raggiungere Tripoli e, da lì, imbarcarsi e raggiungere la libertà. Attraversare il Mediterraneo è l’ultimo passo, ma anche il più rischioso e il più disumano, è una traversata decisiva in cui ciascuno può, nel tempo di un battito d’ali di farfalla, perdere tutto.

Finalisti Premio Strega 2014

Giuseppe Catozzella

Si rimane in silenzio, chiudendo il libro di Catozzella; l’unica cosa che si riesce a fare è rivolgere un pensiero a tutte quelle donne, a tutti quei bambini, a tutti quegli uomini che ogni giorno vengono inghiottiti senza pietà, nelle profondità di quello che è diventato un cimitero marino.

Si può rileggere il titolo del libro, Non dirmi che hai paura, e provare a guardarsi in faccia e provare a guardare in faccia, uno a uno, quei volti devastati dalla fatica e dai maltrattamenti, dalle condizioni disumane della traversata che ogni giorno vediamo sugli schermi delle nostre tv ai telegionrali e pensare che queste persone affrontano quel Viaggio per raggiungere un sogno, ciò che noi abbiamo senza bisogno di lottare fino alla morte, una vita dignitosa.

Ci si può chiedere se è giusto chiudere le frontiere o se non sarebbe meglio “integrare” questi uomini, queste donne, questi bambini, che noi, con leggerezza, definiamo criminali, senza riflettere sul fatto  che il pensiero di ciascun immigrato potrebbe semplicemente essere: «una nuova terra, una cultura estranea, un mondo ignoto, un’altra lingua e una immensa voglia di tornare a quelle radici da cui forzatamente e necessariamente mi sono dovuto allontanare».

Samia è morta il 2 aprile 2012.

somaliaUN PO’ DI STORIA DELLA SOMALIA (IN BREVE) – Il 1° luglio 1960 la Somalia, a maggioranza musulmana, diventa indipendente. Nel 1964 e nel 1977 conduce due guerre (non religiose ma territoriali) contro l’Etiopia. La contesa riguarda il territorio dell’Ogaden, popolato da somali ma rimasto all’Etiopia in seguito alla divisione delle terre nella seconda metà dell’Ottocento. L’Ogaden, nonostante le sanguinose guerre, è rimasto all’Etiopia ed il governo somalo ha successivamente deciso di abbandonarne la rivendicazione.

Nel 1969, un colpo di stato militare porta al potere il generale Siad Barre, ma tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ’80 iniziano a formarsi organizzazioni di guerriglia ostili al regime di Barre. Inizia così un’epoca di guerra civile intermittente che, sebbene con diversi contendenti, perdura ancora oggi.

Nel 1991 Barre viene estromesso. Ne consegue una sanguinosa lotta per il potere che contrappone diversi gruppi tribali, in un crescendo di violenza accompagnato peraltro da una terribile carestia. Nello stesso anno, l’ex Somaliland annuncia la propria secessione, con il presidente Egal, un evento che dà origine a nuovi scontri. Scontri che diventano sempre più violenti su tutti i fronti, tanto che nel 1992 moltissime organizzazioni non governative cercano di fare qualcosa per aiutare la popolazione somala.

Così, nel 1992 l’Onu invia un contingente armato di oltre 28.000 caschi blu, con l’intento di aiutare la popolazione – la carestia è diventata una vera e propria catastrofe – e disarmare le fazioni in lotta. Obiettivi che l’Onu non porterà a termine, ritirando definitivamente i propri uomini e favorendo così la creazione di due coalizioni contrapposte, che si scontrano in lotte cruente fino alla fine degli anni ’90.

A partire dal 2000 la Somalia vede avviarsi un lungo e conflittuale processo di pacificazione, mai giunto a una piena realizzazione: alla fine del 2011, nonostante la caduta definitiva del regime di Siad Barre,  il Paese è stato lasciato in uno stato di caos e anarchia, insanguinato da numerose lotte per la conquista del potere e devastato da un’altra terribile carestia.

La crisi somala è ritenuta dai grandi della Terra come la crisi umanitaria più grave del mondo, senza peraltro alcuna speranza di vedere risolvere in modo definitivo la questione. Oltre alla guerra e alle violenze, siccità cicliche stanno spingendo la popolazione oltre ogni limite. Tutto questo ha conseguenze drammatiche per i civili, costretti ad abbandonare i villaggi d’origine e rifugiarsi negli stati vicini, alimentando le tensioni nella regione. Tutti i tentativi fatti per mettere in moto un processo di pace nel paese sono falliti a causa di innumerevoli fattori: disaccordi interni, divisioni tribali, corruzione politica, il peso dei signori della guerra in continua opposizione alle istituzioni federali e le durissime ripercussioni del conflitto eritreo-etiope, nonché la crescente influenza e radicalizzazione di gruppi estremisti nel centro-sud del paese.

Mariangela Campo

@MariCampo81

Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella, Feltrinelli editore, pp.240, €15

Foto: www.google.com

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