Figli delle stelle: come nascono e crescono i pianeti

Catturate le prime immagini di un sistema planetario in corso di formazione

di Mara Guarino

I telescopi Keck di Mauna Kea

Mauna Kea, Hawaii – La nascita dei pianeti non ha ormai più segreti. O quasi. Un’equipe di fisici e astronomi statunitensi è infatti riuscita ad osservare, per la prima volta in presa diretta, la formazione di un nuovo sistema solare. Le foto, assolutamente inedite, saranno pubblicate su una delle più prestigiose riviste del settore, l’ Astropysical Journal.

Una dovizia di particolari senza precedenti. Un risultato dunque inimmaginabile senza l’ausilio dei due telescopi Keck posizionati a Mauna Kea, nelle isole Hawaii. Combinando la luce di questi strumenti, i ricercatori hanno infatti  potuto ottenere un indice di risoluzione di 100 volte superiore rispetto a quello di un tradizionale telescopio spaziale Hubble, così da visionare alcuni processi di formazione che si stanno realizzando a  500 anni luce dalla Terra.

Sta tutta qui la più importante novità dell’esperienza, ribattezzata ASTRA: gli scienziati hanno finalmente potuto esaminare in maniera ravvicinata i dischi protoplanetari di alcuni astri nascenti. Durante il loro sviluppo, le stelle appaiono in effetti circondate da  grossi accumuli di gas e polveri, che vanno a formare una sorta di anello. Il disco alimenta la stella ma continua a ruotarle intorno anche dopo il processo di accrescimento. Anche quando la stella ne ha ormai  “risucchiato” tutto l’idrogeno a lei necessario . Poco male, perché è proprio dal “materiale di scarto” dei dischi che si svilupperebbero i pianeti.

“Siamo riusciti ad arrivare molto, molto vicini alla stella e a guardare dritto all’interfaccia tra il disco protoplanetario e la stella stessa”, spiega  Joshua Eisner, professore presso lo Steward Observatory  dell’Università dell’Arizona e coordinatore del progetto ASTRA. Eisner e il suo gruppo di ricerca hanno già analizzato 15 dischi protoplanetari, tutti aventi una massa di gran lunga superiore a quella del Sole. In ogni caso, è stato però possibile ricavare la stessa conclusione: sono i gas e i pulviscoli del disco, che si compattano sotto l’effetto della gravità, a formare nuovi corpi celesti.

L’affascinante immagine di una regione di formazione stellare

In realtà, l’esistenza dei dischi era già nota da tempo. Mancavano tuttavia i dettagli relativi l’andamento del fenomeno, come ci tiene a sottolineare il professore americano: “Questi dischi ruoteranno ancora per pochi milioni di anni. Durante questo periodo si potrebbero formare pianeti gassosi simili a Giove e Saturno, utilizzando la maggior parte del gas presente nel disco. Il restante materiale, invece, si raggrupperà  per formare pianeti rocciosi come la Terra, Venere e Marte”.

I dati acquisiti consentono pertanto di arrivare a predire, con una certa verosimiglianza, dove e quando si formeranno nuovi sistemi solari.  Alcuni di essi potrebbero persino  avere caratteristiche molto simili a quelle della Terra e risultare dunque abitabili. Per quanto affascinate, la scoperta di nuovi mondi rimane però un’ipotesi ancora remota: appare invece più concreta la possibilità di sviluppare tecnologie che consentano di stimare la presenza di acqua e molecole organiche all’interno dei dischi. Un piccolo passo verso la verifica delle condizioni necessarie alla nascita della vita.

Quel che è certo al momento è che un’ulteriore applicazione pratica di questo studio sarà una più semplice stima della forma e della grandezza delle stelle in accrescimento. E considerati tutti i misteri che ancora circondano le questioni relative a spazio e universo non è un progresso da poco.

Foto | via http://farm3.static.flickr.com; http://farm2.static.flickr.com; http://farm1.static.flickr.com

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