Fiat: Monti convoca Marchionne a Palazzo Chigi

Sergio Marchionne

Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat

Roma – Un incontro che ha tutta l’aria di una resa dei conti. Questo è lo scenario dipinto dopo che Palazzo Chigi ha fatto sapere, con un comunicato rilasciato a mezzo stampa e sul sito della presidenza del Consiglio dei Ministri, che nel pomeriggio di sabato 22 settembre il premier Mario Monti incontrerà l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne.

Ad accompagnare Marchionne, al centro di numerose polemiche dopo le dichiarazioni sulla tenuta della Fiat in Italia e degli investimenti garantiti solo grazie ai guadagni realizzati all’estero sarà il presidente dell’azienda John Elkann. Dall’altro lato del tavolo siederà la troika governativa formata da Mario Monti appunto, dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e da quello del Lavoro Elsa Fornero, ospite nella serata di ieri a Ballarò, dove si è discusso proprio delle tematiche del lavoro.

Nel comunicato si legge che «verrà fornito – da parte del dott. Marchionne – il quadro informativo sulle prospettive strategiche del gruppo Fiat, con particolare riguardo all’Italia.»

In particolare, è questo il sentore, Marchionne verrà “interrogato” dal Governo sulla questione del piano Fabbrica Italia, che prevedeva nel quinquennio 2010-2014 investimenti dell’azienda automobilistica torinese sull’intero territorio nazionale per venti miliardi di euro, e l’aumento della produzione del 300%, da poco meno di 700mila automobili a quasi un milione e settecentomila.

L’aggravarsi della congiuntura economica e il conseguente crollo delle immatricolazioni di automobili, così come certificato sia dall’Istat che dagli organismi europei, ha spinto l’amministratore delegato a ritenere Fabbrica Italia un programma da rivedere, incapace cioè di collegarsi all’attuale situazione finanziaria, ed eccessivamente oneroso per le casse dell’azienda, che dopo l’acquisizione della quota di maggioranza di Chrysler Group LLC negli Stati Uniti d’America ha visto un progressivo spostamento del mercato al di là dei confini italici.

La de-italianizzazione della Fiat, accompagnata a dichiarazioni spesso infelici, ha spinto sul piede di guerra non solo i sindacati, ma anche diversi protagonisti dell’imprenditoria italiana, primo tra tutti Diego Della Valle, che ha accusato i vertici Fiat di una sorta di egoismo nei confronti dei dipendenti italiani e dell’economia del Bel Paese. Per la Cgil e la Fiom (il sindacato dei lavoratori del settore metallurgico), così come per il segretario Pd Pierluigi Bersani, le dichiarazioni di Marchionne sono solo un metodo per prendere tempo e rinviare decisioni ancora peggiori per i lavoratori Fiat, già duramente colpiti dalla chiusura dello stabilimento siciliano di Termini Imerese e dallo spostamento delle catene di produzione dei veicoli venduti in Italia in altri paesi dell’est europeo e dei mercati emergenti, come Brasile e India.

Salvo sorprese, in ogni caso, l’incontro di sabato servirà a Palazzo Chigi per avere un’idea meno fumosa sulle strategie Fiat, e per ricordare ai vertici dell’azienda che il mercato italiano è quello al quale dovrebbero tendere le decisioni più importanti.

Stefano Maria Meconi

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