Festivaletteratura di Mantova: a scuola di giallo con Carlo Lucarelli

Carlo Lucarelli al Festivaletteratura di Mantova

MANTOVA – Domenica 9 settembre 2012, in una piazza Castello gremita, il pubblico della sedicesima edizione del Festival della letteratura di Mantova ha potuto gustarsi un’interessante lezione sulla nascita del giallo come genere letterario e della sua più moderna evoluzione in noir. Professore d’eccezione, lo scrittore Carlo Lucarelli. L’evento era l’ultimo di una serie che nei giorni scorsi ha visto altri due celebri scrittori per una volta nel ruolo di insegnanti: Marco Malvaldi e Massimo Carlotto. La lezione poteva essere seguita anche attraverso i portali web di telecom e altratv.tv e gli spettatori avevano la possibilità di porre domande anche da casa tramite Twitter: grosse novità rispetto alle scorse edizioni, a dimostrare l’integrazione tra cultura e nuove tecnologie.

Carlo Lucarelli, intervistato da Luigi Caracciolo, ha ripercorso innanzitutto le origini del genere letterario giallo, affermando che alla base deve esserci un mistero. Ma non un mistero qualunque: deve essere pauroso, inquietante, inspiegabile e toccare le corde più profonde dell’animo del lettore. Tra il 1800 e il 1900, in un periodo in cui si aveva una visione totalmente positivista della scienza, i maestri del genere erano Arthur Conan Doyle, attraverso l’eccentrico Sherlock Holmes, e Agatha Christie, con i personaggi di Miss Marple e Hercule Poirot. Lo scrittore ha paragona la struttura di quel tipo di romanzo ad un gioco: c’è un delitto, un protagonista che esamina i fatti, deduce da questi le conseguenze e scopre l’assassino.

Ma ad inizio ‘900 la fede nella scienza viene incrinata dalla prima guerra mondiale che mostra al mondo per la prima volta il lato oscuro del progresso. Non solo: Sigmund Freud inizia a lavorare sulla psicanalisi, disciplina chiave per l’evoluzione del genere. Secondo il parere di Lucarelli, il primo ad apprendere gli insegnamenti del medico austriaco è Georges Simenon che, attraverso il commissario Maigret, introduce un nuovo tipo di indagine: l’inchiesta condotta scavando nell’animo dei protagonisti della vicenda.

Ma la grossa evoluzione del noir si ha quando vengono affrontati temi che riguardano la società, aspetti che col giallo venivano ignorati per la struttura stessa del racconto. I nuovi misteri non si risolvono attraverso la loro semplice soluzione: per una porta che si chiude, se ne aprono altre potenzialmente infinite. In sostanza, il noir denuncia fenomeni sociali assolutamente reali come il traffico di droga, la mafia, la corruzione, che vengono usati come pretesto per una storia. Ma, a differenza del semplice omicidio, non si esauriscono nel racconto: restano invece potenzialmente forieri di nuove manifestazioni al di fuori della finzione narrativa.

Giorgio Scerbanenco

Grande importanza, secondo il giallista di Parma, rivestono le città: alcune sono più accattivanti per un autore di noir, come Los Angeles, Roma, o Milano. Ma, nel filone degli autori emiliani come lo stesso Lucarelli o Loriano Machiavelli, un ruolo fondamentale l’ha rivestito Bologna, intesa, nella realtà romanzata, come una grossa metropoli in grado di abbracciare un territorio più vasto, dall’appennino alla riviera.

In conclusione Carlo Lucarelli ha reso omaggio al suo maestro Giorgio Scerbanenco, il primo, a detta dello scrittore, a rendere il noir un vero genere anche in Italia, dando un’anima da protagonista alla città di Milano e creando un personaggio dal «cinismo disincantato e passionale» come Duca Lamberti. Un bella lezione di letteratura, nella speranza di non dover attendere a lungo una nuova storia nera e misteriosa dell’autore emiliano.

Daniele Leone

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Una risposta a Festivaletteratura di Mantova: a scuola di giallo con Carlo Lucarelli

  1. avatar
    Maurizio Testa 11/09/2012 a 10:46

    Contrariamente a quello che qui viene riportato, in merito a quanto affermato da Lucarelli sull’influenza di Freud su Simenon, c’è da notare che lo scrittore si sentiva molto più vicino a Jung (per altro anche lui residente in Svizzera, non lontano da Simenon). Dovevano anche incontrarsi, ma forse un certo timore dello scrittore e/o la malattia e la morte dello psicoanalista lo impedirono. Una volta morto, si scoprì che nella biblioteca di Jung c’era quasi l’opera completa di Siemenon, con addirittura tutta una serie di note a margine scritte di suo pugno su ogni volume di Simenon.
    Anche sul metodo delle inchieste mutuato da Freud, ci sarebbe molto da dire, ma questa è un’altra storia e in questa sede porterebbe via troppo spazio…

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