Festival Terra di Tutti: sullo schermo conflitti e nuove povertà

Il manifesto della sesta edizione di Terra di Tutti Film Festival

BOLOGNA – In arrivo la sesta edizione del Terra di Tutti Film Festival: per chi non vuole fingere che alcuni conflitti siano inesistenti e vuole informarsi con documentari e cinema sociale dal Sud del mondo, l’appuntamento è dall’11 al 14 ottobre presso il Cinema Lumière di Bologna. Le Ong Cospe (Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti, onlus che opera nel settore della cooperazione e della solidarietà) e Gvc (Gruppo di Volontariato Civile, onlus laica attiva dal 1971 a Bologna), infatti, accenderanno i riflettori su conflitti, luoghi e personaggi di cui i media raramente, a volte mai, parlano.

Tra i 236 video iscritti al concorso del TTFF, giunti da 30 Paesi del mondo, che portano alla ribalta storie e luoghi volutamente dimenticati, con documentari e reportage su migrazioni e nuove povertà, lotte per i diritti e accesso alle risorse, tutela della biodiversità, spicca senz’altro il lavoro  Vik Utopia, il documentario di Anna Maria Selini sull’omicidio di Vittorio Arrigoni, proiettato in anteprima al Lumière a un anno dalla scomparsa dell’attivista umanitario. La Palestina rimane in primo piano anche in Tomorrow’s land di Andrea Mariani e Nicola Zambelli, dedicato alla situazione della West Bank e dei territori occupati.

«Abbiamo attraversato una fase di cambiamenti epocali – dichiarano Jonathan Ferramola di Cospe e Stefania Piccinelli di Gvc, direttori del TTFF – e l’abbiamo vissuta attraverso i documentari sociali che fotografano, senza censure e senza filtri, l’emergenza di nuove povertà, la difesa di territori e beni comuni dalle fameliche ingordigie delle multinazionali, le migrazioni di popoli e idee. Il festival porta sugli schermi del Lumière centinaia di storie e biografie di cittadini, associazioni e movimenti che resistono, si mobilitano, si difendono e si raccontano, dai più sperduti e sconosciuti angoli del pianeta. E ad assistere a queste storie, ci sono ogni anno migliaia di spettatori mossi dalla voglia di sentirsi, una volta di più, cittadini del mondo e partecipi di una grande comunità planetaria».

Per fortuna infatti c’è chi non si accontenta della propria situazione di pace, chi sa bene che non tutti gli emigrati sbarcano a Lampedusa sani e salvi. Andrea Segre e Stefano Liberti, infatti, hanno raccolto i tragici racconti degli africani giunti sui barconi fin nel canale di Sicilia e qui respinti dall’Italia verso la Libia, rendendoci note violenze e soprusi in Mare Chiuso. E qualcuno ricorda anche casi di emigrazione italiana, per tenere a mente che non sempre è l’altro lo straniero. È il caso della vicenda narrata da Enrico Montalbano e Laura Verduci in Kif kif – siciliani di Tunisia, dedicato alla memoria degli italiani in Maghreb.

Visioni di un altro mondo possibile si ritrovano in Langhe Doc – storie di eretici nell’Italia dei capannoni di Paolo Casalis, che si incentra su piccole sfide quotidiane contro il degrado urbano. Come ogni anno, da tre anni a questa parte, non mancherà il videoclip sulla Costituzione girato dai ragazzi dell’istituto penale minorile del Pratello, Prove costituenti 3, per la regia di Agnese Mattanò.

Come in una kermesse cinematografica sapientemente strutturata, sugli schermi del Lumière vengono proiettati anche i film fuori concorso provenienti da collaborazioni ormai consolidate. Si tratta del sodalizio con il festival di Maputo in Mozambico, che quest’anno offre opere d’animazione come Meninos de parte nenhuma di Isabel Noronha e Vivian Altman, in cui quattro piccoli orfani si raccontano nei propri disegni o The change di Fabian Ribrezzo, in cui un villaggio che vive in perfetta armonia con la natura viene stravolto dall’apparizione di un misterioso artefatto di ferro.

Non solo consuetudini, ma anche novità in questa edizione del Festival: in arrivo sugli schermi del Lumière delle storie Glbt mutuate dalla rassegna bolognese Gender Bender, di cui il TTFF ospiterà una proiezione speciale in occasione del trentennale del gay e lesbian center Il Cassero.

La rete tra i festival cinematorgrafici italiani si è fatta nel frattempo sempre più fitta, per cui non mancheranno a Terra di Tutti gemellaggi con manifestazioni similari di altre città italiane. Da Trento film sulla tutela delle risorse, l’agricoltura biologica e la cultura del mangiare genuino, con Tutti nello stesso piatto; dal Festival delle Terre di Roma opere su ambiente, climate change e biodiversità. Da Piacenza verranno poi i cortometraggi di ConCorto.

Dopo le rovente estate che ha provocato incendi e danni al manto verde del Paese poi, tra i temi emergenti le foreste, alla cui tutela saranno dedicati una sessione tematica di proiezioni e un convegno organizzato insieme al festival Human Rights Nights. La lotta contro l’Aids sarà invece al centro de momento di riflessione organizzato in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna.

Tre i riconoscimenti destinati ai video selezionati per la ressegna: il Premio per la miglior produzione italiana, assegnato dalla giuria di qualità del TTFF; il Premio per la miglior produzione internazionale, consegnato da una giuria composta dai membri del Consiglio dei cittadini stranieri e apolidi della Provincia di Bologna e intitolato alla memoria di Cheikh Sarr (in collaborazione con il festival Segnali di pace organizzato dalla Provincia di Bologna per il mese della pace) e il Premio speciale intitolato alla memoria di Benedetto Senni, cooperante, e dedicato ad Africa, sviluppo sostenibile, agricoltura e lotte per la terra.

Per chi crede nella funzione divulgativa e documentaristica della pellicola, per chi è curioso e non ama far finta di niente, per chi non riesce a dormire bene lo stesso, per chi vorrebbe un mondo senza conflitti.

Benedetta Rutigliano

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