Festival di Letteratura Ebraica a Roma: occhi puntati sulla Qabbalah

È la parte più esoterica e difficile della tradizione spirituale dell’Ebraismo, ma anche tra le più affascinanti

di Laura Dabbene


Roma – Dopo l’inaugurazione di sabato 9 ottobre, la prima giornata piena ed ufficiale del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica, in corso a Roma fino a mercoledì 13, ha avuto come fulcro tematico principale la Qabbalah, o Cabbalà (l’importante è che l’accento cada sull’ultima lettera), attraverso due incontri che hanno cercato di presentare questo lato esoterico del misticismo ebraico ad un pubblico certo interessato, ma per la maggior parte con scarsa famigliarità con un sistema così complesso.

Chiaro l’esordio di entrambi gli appuntamenti, affidato ad uno dei giovani curatori dell’evento, Shulim Vogelmann: «La Qabbalah non ha nulla a che vedere con la ‘cabala’ quale la si intende nel senso più comune e diffuso in Occidente di pratica divinatoria finalizzata ad azzeccare i numeri del Superenalotto o i risultati del campionato».

Yarona Pinhas

Si è afferrato il senso di questa premessa in più momenti, sia durante la conferenza della studiosa ed esperta di mistica cabalista Yarona Pinhas (L’uomo e l’universo tra lettere e numeri. Viaggio nella mistica ebraica), sia nell’incontro con il professor Giulio Busi, filologo e docente universitario, e il rabbino capo della comunità romana Riccardo Di Segni (Spiegare la Cabbalà).

Più incentrato sull’aspetto della spiritualità e della possibile applicazione pratica degli insegnamenti della mistica ebraica nella vita contemporanea è stato l’intervento di Yarona Pinhas, che si può dire abbia dato ottimo esempio di quanto lei stessa intendeva sostenere sul piano teorico: l’importanza dell’uso delle parole. Partendo dal significato del termine Shalom, il saluto ebraico che vuol dire effettivamente anche ‘pace’ e deriva dalla radice linguistica che indica ‘completezza’, e dalla parola Qabbalah, che sta per ‘ricevere’, ma anche ‘accettare’ e soprattutto ‘mettere in parallelo’, la studiosa è riuscita in poco più di un’ora a sintetizzare con chiarezza ciò che lo studio e la conoscenza della mistica ebraica può offrire all’uomo di oggi.

In una società in cui velocità tecnologica e di comunicazione, ma anche di spostamento e in generale di ritmo di vita, hanno mutato profondamente abitudini e percezione di se stessi e degli altri, gli insegnamenti che si possono trarre dallo studio della Qabbalah sono in grado di funzionare come strumenti guida per non perdere la bussola e mantenere l’equilibrio tra due dimensioni opposte, ma complementari ed indispensabili l’una all’altra: la restrizione, intesa come rinuncia a qualcosa, ritiro e ridimensionamento del sé, e l’espansione, momento in cui ci si riappropria di spazi. Questo dualismo restrizione/espansione è ciò che sta alla base del processo divino di creazione del mondo come trasmesso dalla Torah ed è lo stesso che domina, in fondo, ogni aspetto della vita umana. Senza l’uno non può esistere l’altro e i due devono sapersi alternare per non giungere ad una saturazione. Dualistico è, come illustrato da Yarona Pinhas, anche il sistema della conoscenza nell’Ebraismo, dove la Torah rappresenta il lato ‘maschile’, più logico e immediato, legato all’elemento solare e all’idea di legge, e la Qabbalah quello ‘femminile’, analogico e segreto, rappresentato dall’elemento lunare e alla pratica di rottura della rigidità degli schemi.

Questa complessità della mistica cabalistica ebraica diventa evidente quando, nel confronto tra il professor Busi e Rav Di Segni, si è parlato dell’estrema varietà delle interpretazioni della Qabbalah e dell’impossibilità di ridurre questa a principi ed affermazioni che siano tra loro univoci e non contraddittori.

I due ospiti per la conferenza “Spiegare la Cabbalà”

«La Qabbalah vive della logica dell’ossimoro – ha precisato Giulio Busi – e soprattutto essa è attenta anche a tutti quei lati oscuri della vita e della storia, non solo a ciò che vi è di luminoso e positivo». Come spiegato dal rabbino capo della comunità di Roma, i sephiroth, cioè i dieci gradi dell’emanazione divina che sono alla base della Qabbalah, possono essere organizzati in tre triplette più una sephira conclusiva (Malkuth): in esse i primi due elementi rappresentano i principi opposti e contraddittori, mentre il terzo esprime la loro sintesi.

Lo schema dei 10 sephiroth

Non facile in alcuni momenti, per chi non mastichi la cultura ebraica, districarsi tra ostacoli terminologici e concettuali di questo scambio di opinioni, ma senza dubbio stimolante ascoltare la storia della diffusione dell’insegnamento e dello studio cabalistico, noto attraverso i testi solo a partire dal secolo XII, ma ben più antico nella pratica della trasmissione orale. E altrettanto affascinante vedere a confronto il lavoro scientifico del filologo, che può e deve lavorare solo sulle fonti scritte a sua disposizione per evitare che i risultati raggiunti aleggino come semplici supposizioni, e l’approccio rabbinico, non meno fondato in termini di studio e richiamo ai testi, ma anche più proiettato verso una traduzione in termini pratici, morali ed etici dell’insegnamento della Qabbalah.

Due lati e due posizioni per guardare allo stesso oggetto, allo stesso problema, allo stesso segreto. È il dualismo stesso della Qabbalah che lo impone e a cui non ci si può sottrarre, con cui è indispensabile confrontarsi.

FOTO/ via : http://www.festivaletteraturaebraica.it; http://commons.wikimedia.org

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