Festival di Venezia: fischi per Terrence Malick

Terrence Malick

Fischi in sala e commenti incredibilmente negativi alla visione dell’ultimo lavoro presentato alla Mostra di Venezia da Terrence Malick, To the wonder. Giudizi per la maggior parte impietosi nei confronti di un regista che ha donato capolavori quali La sottile linea rossa e lo stesso The tree of life, ma che vedono probabilmente una verità generale nel fatto che si tratti del lavoro meno riuscito del misterioso regista americano.

Un noto giornalista come Curzio Maltese ha definito eccessive le critiche parlando di un Malick minore ma dal comunque forte impatto emotivo. E in effetti ci troviamo di fronte ad una pellicola con momenti ottimi, capace di andare oltre il cinema stesso, proprio alla Malick. Pertanto, verso un autore del suo calibro, la reazione di quella portata è stata eccessiva e sarebbe stato corretto non giudicare a prima vista il prodotto di quello che resta un formidabile uomo di cinema. Un regista capace come pochi di rappresentare nei suoi film con tocco magistrale le più svariate sfaccettature dell’animo umano sempre rapportato a una grandezza universale, ad una domanda, troppo più grande di lui.

La sottile linea rossa è probabilmente il migliore film di guerra di tutti i tempi, considerati anche Full Metal Jacket e Apocalypse Now, perché, rapportando il conflitto a un rapporto con l’universo e coinvolgendo temi alti quali la dicotomia male e bene, come negli altri due capolavori citati, non parla della guerra dal punto di vista del conflitto stesso ma la affronta dal punto di vista umano dei soldati coinvolti. Un regista di un film di questo calibro dovrebbe essere trattato con garbo e rispetto a prescindere.

Parlando di film presentati fuori concorso, grande clamore, e del tutto giustificato, ha riscosso la riuscita commedia danese di Susanne Bier, Love is all you need? Interpretato da Pierce Brosnan e Trine Dyrholm, è la storia di due genitori che si ritrovano sulla costiera amalfitana per il matrimonio dei rispettivi figli, e che a loro volta s’innamorano tra loro. Tema fondamentale è l’amore, certo, ma anche il senso della famiglia ai giorni nostri.

Da segnalare il commovente documentario su Michael Jackson durante la creazione del suo album più famoso, Bad, di Spike Lee, che ha commosso e convinto, nonostante non si addentri nelle questioni più spinose della vita di Jackson, proprio perché focalizzato sull’individuo e l’artista nel periodo della creazione e uscita dell’album.

Gian Piero Bruno

 

 

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