Festival di Venezia 2014. Al lido l’opera visionaria dei Masbedo

Presentato alle Giornate degli Autori,The Lack è un'opera tutta al femminile sulla mancanza costruita tra ambientazioni surreali e dettagli onirici

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Una scena di The Lack

Se si volesse definire The Lack in poche parole (e far dispetto ai Masbedo, schivi per missione alle etichette), probabilmente sarebbe necessario assumersi una licenza poetica interessante ed appellare l’opera prima dei due video artisti Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni, in arte appunto Masbedo, quale esempio di “video arte cinematografica sperimentale”. Questa etichetta, per altro pericolosamente stringata, aiuta però (che Massanza e Bedogni ci perdonino) a mettere subito a fuoco la particolarità di questo loro nuovo progetto che ha convinto le Giornate degli Autori del Festival di Venezia 2014 a sostenerne il debutto veneziano.

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una scena di The Lack

OPERA PRIMA DI NOME E NON DI FATTO – In realtà per i Masbedo di debutto vero e proprio non si tratta, visto che già nel 2012 le stesse Giornate degli Autori avevano presentato con orgoglio Talalà, una videoinstallazione a cinque schermi diventata poi un documentario di 52 minuti, ambientato in Islanda poco prima del crack economico del 2008. E il fascino di quest’isola, la più grande del mondo, i Masbedo l’hanno subìto anche nel corso della realizzazione di The Lack, un film che, oltre a Ginostra (Isole Eolie, scelta in omaggio al film L’Avventura di Antonioni), sceglie proprio il paesaggio islandese per disegnare magistralmente le linee di una scenografia lunare, surreale e sospesa.

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Xin Wang in una scena del film

LE DONNE BASTANOThe Lack è un’opera che usa immagini, luci, suoni e sei personaggi femminili per indagare sul tema della mancanza. Non vi sono comparse, non vi sono uomini e non vi sono sperperi di dialoghi e parole, visto che i Masbedo hanno voluto rappresentare ogni donna come immersa in una propria natura silenziosa e primitiva, senza accompagnatori nella solitudine. Il risultato matura in quattro storie di isolamento, tratteggiate da movimenti di macchina e inquadrature strette, che i due artisti scelgono per rafforzare l’idea dell’esclusione e per agevolare la ricerca del dettaglio espressivo.

Dietro le ottiche, è infatti maledettamente sola Eve (Lea Mornar), che smania nella sua posizione e si dibatte tra l’odio e l’amore; è dedita alla sua missione privata Xiù (Xin Wang), che riporta con fatica e coraggio un faro proiettore in un’isola disabitata; sono alla deriva Anja (Giorgia Sinicorni) e Nour (Ginevra Bulgari), impelagate in una scenografia tra le più suggestive dell’intero film; ed è infine smarrita Sarah (Cinzia Brugnola), intenta a ripercorrere un viaggio interiore vuoto eppure vorticoso durante una seduta di psicoterapia.

I Masbedo ritraggono tutte queste donne all’interno di un’opera d’arte precisa, un’istallazione “circense” che si svela ancora una volta con le forme, i gesti e i colori, centellinando le parole e le spiegazioni e lasciando ampio spazio a possibilità comunicative diverse dai codici squisitamente cinematografici.

MASBEDO-Nicolò-Massazza-e-Jacopo-Bedogni

Un’immagine di backstage

MAESTRI DI VIRTUOSISMO VISIONARIO – I Masbedo di The Lack infatti, firmano un lavoro che è probabilmente la sintesi migliore del loro percorso artistico ma che, pur riuscendo ad unire significati e riflessioni alle immagini in movimento, resta qualcosa di molto diverso dal lungometraggio per il cinema (nonostante la licenza di aggiungervi in coda l’appellativo “sperimentale”). Piuttosto, si potrebbe dire che, forse con più coraggio di chi usa il cinema per fare arte, The Lack è un rispettabilissimo esempio di come la video arte abbia raggiunto schemi raffinatissimi, capaci di conquistarsi la giusta rilevanza e raggiungere il grande schermo. Ma, pur correndo il rischio della ripetizione, siamo lontani dal lungometraggio e siamo lontani anche da Terrence Malick, cui The Lack fa inevitabilmente pensare, ma solo per constatare come di Malick ce ne sia fortunatamente uno solo.

Senza nulla togliere dunque alla fotografia mozzafiato di Giuseppe Domingo Romano e di Gherardo Gossi, al montaggio del suono entusiasmante di Benni Atria, e alle musiche originali di Vittorio Cosma e Gianni Maroccolo, The Lack fa uscire di sala a tratti annoiati e addirittura perplessi, tanto da chiedersi se un tale abuso di elementi visionari non sia stato cercato solo per venire in soccorso a una lacunosa disponibilità di contenuti cui il cinema, senza dubbio, non può comunque prescindere.

Valentina Malgieri

@V_Malgieri

(Per le immagini: http://images.movieplayer.it, cineblog, cineuropa.org, cinemaitaliano.info)

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