Festival di Venezia 2013: tra fantascienza e realtà

Festival di Venezia 2013 (cinefilos.it)

La locandina ufficiale del Festival del Cinema di Venezia 2013 (cinefilos.it)

Si aprirà domani 28 agosto con il film fuori concorso Gravity di Alfonso Cuaròn la settantesima edizione del Festival del Cinema di Venezia. Una vera odissea nello spazio, questo film, per Cuaròn (vincitore del premio oscar con Y Tu Mama Tambien): cinque anni di preparazione, imprevisti di ogni genere, infiniti contrattempi di produzione. Tutti elementi che hanno creato intorno alla pellicola una notevole attesa e molta curiosità.

Forse per questo il direttore del festival, Alberto Barbera, e il suo staff lo hanno scelto per inaugurare il Festival. O forse a noi amanti del cinema e della scrittura piace fantasticare, immaginando che dietro a questa scelta, oltre a motivi di richiamo per la critica e per il pubblico, ci sia qualcosa di più. Chissà se Barbera ha visto qualche parallelismo tra le difficoltà di realizzazione di Gravity e la difficile situazione in cui gravita da un po’ il cinema italiano. Un film di fantascienza è, dunque, quello di Cuaròn e chissà quanta gente si sta domandando se sia stata una scelta ai confini della realtà quella di voler proseguire col Festival in questo momento di crisi, di austerità. Ma un Festival è proprio questo: un momento fantastico, un universo parallelo in cui la fisica che lo domina è diversa da quella che regola la monotonia della quotidianità. Ed è giusto che sia così.

Gravity racconta la storia di un ingegnere spaziale alla sua prima missione e di un astronauta alla sua ultima prima della pensione. Mentre sono in perlustrazione nello spazio sconfinato, la loro navetta viene colpita da un meteorite. Sono soli e con pochissimo ossigeno a disposizione, legati l’uno all’altro alla ricerca di una soluzione per mantenersi in vita.

Un parallelismo metaforico col cinema italiano contemporaneo potrebbe anche essere stato possibile nella mente di Barbera, un mondo in cui due diverse generazioni di autori sempre meno di frequente riescono ad interagire e la mancanza di fondi e di investimenti in progetti innovativi lentamente sta togliendo ossigeno. E sopravvivere sembra sempre più difficile.

Nel concorso ufficiale, Venezia 70, cui concorrono per aggiudicarsi il Leone d’ Oro 21 film, dei quali tre sventolano bandiera italiana: Via Castellana Bandiera di Emma Dante, Sacro gra, documentario di Gianfranco Rosi e L’ Intrepido di Gianni Amelio. Intorno al “pianeta” Venezia 70 orbitano 7 satelliti. Partiamo dalla sezione Fuori Concorso che, oltre a Cuaron, vede di nuovo al lido lo sbarco di Ki-duk Kim. Altro atterraggio di rilievo è sicuramente quello dell’autore francese Patrice Leconte. Autori lontani, come lontana anni luce sembra la realtà di Ukraine is not a Brothel, della regista Katy Green che racconta la nascita delle Femen, il gruppo femminista che ha provocato scandalo manifestando più volte in topless.

Forze opposte, ma di uguale intensità, permettono l’orbitare di altri due satelliti: la sezione Orizzonti e la sezione Venezia Classici. La prima lancia sonde verso le nuove galassie del cinema mondiale, tentando di prevederne i cambiamenti; la seconda ammira i grandi capolavori del passato, domandandosi, incantata, come questi facciano a continuare a brillare ancora così tanto nonostante i loro autori si siano spenti anni fa, da Renoir a Resnais, da Visconti a Rossellini.

Seguono poi altri due satelliti: Proiezioni Speciali e Biennale College, training con pochissimo ossigeno a disposizione per giovani filmaker interessati all’universo delle produzioni low budget. L’orbita, poi, si conclude con i due satelliti più distanti, quasi da apparire autonomi: la Settimana Internazionale della Critica, organizzata dal SNCCI, e le Giornate degli Autori, che si apriranno con la presenza di un regista a dir poco alieno per i canoni del cinema classico: il bizzarro e provocatorio Bruce Labruce con il suo Gerontophilia. Le Giornate degli autori hanno dato vita anche ad ibridi particolari come quello del Festival di Venezia con il Tribeca Film Festival, portando al lido Lenny Cooke dei fratelli Safdie; incontro ravvicinato anche quello tra la regista Giada Colagrande e Marina Abramovic, sfociato nel documentario interattivo The Abramovic Method. Ed anche in questa sezione la partecipazione italiana non manca: Paolo Zucca presenta il suo Arbitro con Geppi Cucciari, Stefano Accorsi e Francesco Pannofino.

Festival di Venezia 2013 (cineclandestino.it)

George Clooney in una scena di "Gravity", di Alfonso Cuaròn (cineclandestino.it)

Presenza fantascientifica per un Festival, poi, è quella dell’ ex segretario di Stato alla Difesa Usa, Donald Rumsfeld, per il documentario The Unknown Known di Errol Morris. E, come sempre, per ogni universo che si rispetti, non potevano mancare le stelle: sbarcano con Cuaròn Goerge Clooney e, per la prima volta al Festival di Venezia, Sandra Bullock. Seguono Mia Wasikwska (Traks), Nicolas Cage (Joe), Judi Dench protagonista del film di Stephen Frears, Philomena, James Franco nel ruolo di regista e di attore (Child of God e Palo Alto) e Dakota Fanning.

Spazio anche per i teenage dream con l’arrivo al Lido di Lindsay Lohan, Zac Efron e Daniel Radcliffe: un puro momento di aura, shock e glamour anche per i giovani fans pronti a far vacillare per qualche secondo la gravità che tanto li tiene legati al suolo della quotidiana monotonia.

E così, nel Pianeta del Festival di Venezia tutto si muove in uno spazio e in un tempo diversi da quelli di tutti i giorni. Incaricati del mantenimento dell’ordine in questo strano universo sono il presidente della giuria Bernardo Bertolucci e la madrina della manifestazione Eva Riccobono.

(Foto: cinefilos.it / cineclandestino.it /

Sara Tecce

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