Festival del Film di Roma 2014. Il futuro passato di Fedorchenko

In programma questa sera l’anteprima mondiale del nuovo grande film di Alexey Fedorchenko “Angeli della rivoluzione”

2

Il cinema è vivo, viva il cinema. Alla nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma comincia a splendere davvero qualche astro non occidentalista degno non solo di considerazione ma di attenta analisi critica che sorvoli una predisposizione anti-pseudo-soporifera tutta nostrana e si tuffi a capofitto nella consapevolezza dell’esistenza di modalità sempre diverse – e divergenti anche tra loro – di produzione e ricezione filmica. Il nuovo bellissimo lavoro di Alexey Fedorchenko, Angeli della rivoluzione, atteso in anteprima mondiale per questa sera all’Auditorium Parco della Musica con annessa attribuzione del Marc’Aurelio del Futuro al suo lungimirante autore, riesce a rendersi quasi salvifico nel suo saper giostrare un personalissimo concetto di immagine in movimento facendosi scudo dell’arte stessa – non solo cinematografica – per esprimere concetti ed esternare valutazioni storico-critiche attraverso considerazioni metalinguistiche che fanno dell’intero corpus filmico un veicolo inarrestabile di conoscenza e desiderio di condivisione intellettuale.

OBIETTIVI CELESTI IN TERRE OMBROSE – Ricollegandosi concettualmente soprattutto al non meno intenso ma decisamente differente Spose celestiali dei Mari di pianura, con il quale Fedorchenko partecipò proprio al Festival romano nel 2012 ponendo subito l’accento su una tematica – a quanto pare – a lui molto cara, vale a dire quella legata con nodo scorsoio al recupero culturale di popolazioni sovrastate dal dominio – a suo tempo ma persistente fino a cronologie a noi più prossime – del regime sovietico, l’eccellente autore russo traccia un profilo molto personale – a tratti surreale/surrealista – del fattore più esistenzialista insito nel contrasto tra culture dominanti imposte a minoranze etniche (e intellettuali) con il rischio (obiettivo?) di sancirne un declino da far passare per autoconvincimento solo apparentemente imposto da fazioni imperanti in terra con obiettivo “celeste” (un altro fattore importante, per Fedorchenko, è proprio l’idea di elevazione in perenne equilibrio fra trascendenza divina e ideologia superomista). Cosa vuol dire, dunque, insegnare e in cosa consiste l’apprendere e il divulgare? Quali sono gli scopi e quali i potenziali punti di forza (estendendo questa considerazione anche al concetto di schermo assimilabile a fonte di conoscenza)?

DI IMPERIALISMI E DIVINITA’ – Siamo nel 1934 e la compattezza dell’Unione Sovietica viene ostacolata dagli sciamani di due popolazioni indigene (i Nenci e gli Ostiachi) che non ne vogliono sapere di accettare la nuova ideologia imperante e di sottoporre la loro cultura millenaria a quella nascente nella vastità geografica e ideologica del regime. Per riuscire nell’obiettivo di normalizzarne i rapporti e convertire le due culture sempre più ingestibili, vengono convocati cinque artisti (un compositore, uno scultore, un regista teatrale, un architetto costruttivista, un regista di grande fama) per raggiungere i territori siberiani sotto la guida di Polina (Darya Ekamasova),una leggendaria combattente comunista nota a chiunque per l’incredibile forza e intelligenza. Ma una volta giunti in loco, la realtà che si presenta davanti agli occhi di tutti è quella costituita esclusivamente da intere vite legate a divinità ascetiche e visionarie che tutto acconsentono fuorché il lasciarsi sottomettere dal predominio prepotentemente terreno di un impero costruito anche sulla convinzione di totale assenza sovrannaturale.

1

Mentre in Spose celestiali dei Mari di pianura Fedorchenko si limitava ad accarezzare con la macchina da presa anima e corpo di giovani e non più giovani donne appartenenti al popolo dei Mari, in Angeli della rivoluzione (voto: 8), gioca saggiamente tanto con gli strumenti tipici del Cinema (costruzione dell’inquadratura, scenografie, fotografia, montaggio semanticamente significante) quanto con la capacità che ogni forma d’arte ha di rendersi anche inopportuna al concepimento e alla conseguente trasmigrazione di fattori concettuali che nulla hanno a che vedere con molti dei contesti nei quali pretendono di innestare innovazione e progresso sia culturale che socio-politico.

ARMONIE UMANE DA NUTRIRE – Cinema, musica, teatro e pittura vengono presi da Fedorchenko nella loro essenza più diegeticamente conforme (il suprematismo sovietico, l’avanguardia cinematografica vertoviana che ricostruisce un intero mondo – nel caso di Fedorchenko anche culture non proprie – attraverso l’occhio meccanico, la sperimentazione musicale racchiusa nella venerazione del rumore e dello sfruttamento magnetico di un theremin che si manifesta figurativamente come arma a doppio taglio su uno schermo che diventa sempre più trasparente tra visione spettatoriale ed espressione ideologica audiovisiva) per rappresentare l’incarnazione di una possessione umana che punta ad andare ben oltre la superficie somatica dell’individuo nel tentativo di scarnificarne l’anima e le cognizioni cerebrali nel pericolosissimo gioco di parti tra dominante e dominato – che non sempre sono sinonimi, rispettivamente, di forza e debolezza.

Magistrale è la modalità secondo la quale Fedorchenko decide di rappresentare personaggi completamente asserviti non tanto al regime quanto alla loro stessa inadeguatezza inesorabilmente umana (monumentale è l’inquadratura con cui l’autore russo trasforma lo schermo in un theremin preparato, dove un campo lungo naturale produce armonie eteree contrastate dai magnetismi dissonanti del passaggio dei protagonisti) e, al tempo stesso, quasi inarrivabile è la predisposizione metaforica con la quale fa irruzione una pregevole rinuncia al disvelamento visivo di frazioni filmiche mirata a costruire involucri concettuali fatti di insindacabile senso e sacra predisposizione alla ricerca di modalità di produzione linguistica veramente “rivoluzionarie”, degne soprattutto di innestare virgulti rivolti al sole di un futuro artistico che resta presente (proprio come le vite assunte a sinonimo di ferrea volontà esistenzialista) ma chiede di essere nutrito.

(Foto: antipode-sales.biz / variety.com / filmpressplus.com)

Stefano Gallone

@SteGallone

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews