Festival del Cortometraggio di Avellino, “5 minuti” di leggerezza e riflessione

Un momento della premiazione del corto "5 minuti"

AVELLINO – Mai come questa volta giocare in casa ha portato bene. La II edizione del Festival del Cortometraggio di Avellino, organizzato dalla Pro Loco Avellino e tenutasi lo scorso weekend dal 7 al 9 gennaio presso il Centro Sociale “Samantha della Porta”, ha premiato il corto “5 minuti”, opera prima della giornalista avellinese Maria Rosaria Carifano – al suo debutto come sceneggiatrice – per la regia del giovanissimo Luca Grafner. Una manifestazione, quella avellinese, rivelatasi un successo di quantità e qualità: oltre 70 cortometraggi sono infatti giunti dall’intera penisola e non solo (alcuni dagli States, dalla Svizzera e dalla Spagna) e i migliori 20, scelti dal comitato organizzatore, sono stati selezionati per la proiezione e sottoposti al vaglio della giuria popolare. Un voto che ha visto prevalere “5 minuti” sul filo di lana, con 74 voti contro i 73 di “Bisesto” di Francesco Prisco e i 43 ottenuti da “L’abbandono” di Salvatore Lanotte.

L’IMPORTANZA DEL TEMPO - In cinque minuti, o anche meno possono capitare le cose più assurde o importanti delle vita di una persona. Si concretizzano processi molto lunghi, si danno svolte fondamentali ad una singola giornata, ad un’intera vita o persino alla storia dell’umanità. L’orologio che scandisce inesorabile i cinque minuti di narrazione vera e propria del corto non può tornare indietro e l’esplicito messaggio di “5 minuti” è proprio questo: l’invito, attraverso l’accattivante interpretazione e narrazione della protagonista Grazia D’Arienzo, a non sprecare nemmeno un secondo del tempo che si ha a disposizione, perché «cinque minuti non sono solo cinque minuti».

Uno scatto sul set della protagonista Grazia D'Arienzo

“5 minuti” è una piccola gemma sospesa tra leggerezza narrativa e riflessione interiore, che va ad arricchire il variegato panorama cinematografico dei corti di casa nostra, veri e propri capolavori in miniatura che ormai costituiscono tappa obbligata da percorrere per registi, autori e tecnici che vogliano tentare la scalata all’impervia altura della produzione sul grande schermo. Significativo in tal senso il segnale lanciato dalla giuria di Avellino, che ha preferito sì un’opera completamente made in Irpinia, ma soprattutto ha indirizzato il proprio voto verso una troupe giovane (età media al di sotto dei 25 anni) e senza budget o case di produzione alle spalle, a differenza di alcuni degli eccellenti cortometraggi finalisti (uno per tutti, “Iris Blu” di Fabio Ferro con la presenza dell’allora 25enne Cristiana Capotondi). Doveroso quindi citare la troupe nella sua interezza: Luca Grafner (regista), Maria Rosaria Carifano (sceneggiatrice), Mario del Rosario (aiuto-regista e produzione), Antonio Frascione (composizione musiche originali e produzione) e Antonio Russo (fonico di presa diretta e post-produzione audio/video). L’augurio? Che questi “5 minuti” siano solo i primi di una lunga serie di successi per questa nuova ondata di gioventù, che avanza telecamera in spalla.

Francesco Guarino

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