Festival del Cinema di Roma. Presentata l’ottava edizione

La locandina dell'ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma (blogspot.com)

La locandina dell’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma (blogspot.com)

È stata presentata ieri mattina, presso l’Auditorium Parco della Musica, l’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Per la seconda volta consecutiva è Marco Müller a dirigere una kermesse che, mai come stavolta, deve necessariamente rispondere a uno dei quesiti che peggio dissestano l’ambito ideologico (oltre che economico) italiano: portare il cinema al pubblico o il pubblico al cinema?

Una risposta più o meno consistente sembra arrivare proprio dalla struttura di questa ottava edizione, incentrata su quella che viene definita come una sorta di formula festival/festa capace, cioè (si spera), di prendere l’anima delle persone comuni e «far loro delle domande più che fornire delle risposte, sondarne la disponibilità a esplorare, riflettere», come scrive lo stesso direttore artistico nella sua nota principale. L’intento, dunque, è quello di miscelare nomi, generi e predisposizioni artistiche significanti con proposte anche di più diretta ricezione pur di invogliare lo spettatore a guardarsi intorno e valutare in cosa effettivamente consiste la tanto complessa macchina della quale è appassionato. Una proposta di sguardo a 360 gradi, dunque, tenterà una volta per tutte di far convivere «stile e negozio» nella continua e inarrestabile ricerca «della forza di un gesto estetico, dell’evidenza di una poetica – prosegue Müller – e, con esse, di un’emozione di pancia e di cuore, di un momento di sogno, divertimento e spettacolo».

Attraverso la disposizione ulteriormente «metropolitana» e cittadina di questa edizione, si cercherà, allora, di far valere la scelta di una programmazione capace di proporre novità concettualmente e stilisticamente tra le più interessanti e provenienti dalla tangibile realtà del momento, ma anche di avvicinare il pubblico accostandosi ad esso, specie con l’ausilio di tempi di assorbimento più elastici e, per diretta conseguenza, di giurie popolari da affiancare a quelle composte da professionisti del settore, i cui presidenti saranno i registi statunitensi Larry Clark (vincitore della passata edizione del Festival) per la sezione Cinemaxxi e James Gray per la sezione in concorso.

La ricerca totale di senso e di nuove (per quanto possibili) modalità di ricezione filmica verrà operata, quindi, a tutto tondo attraverso la proposta di lungometraggi di vario genere (senza togliere spazio alla fondamentale importanza sperimentale dei cortometraggi e dei mediometraggi che, quest’anno, saranno complessivamente 30) purché siano in grado di far convivere linguaggi e metodologie tecnico-semantiche all’apparenza ben poco conciliabili.

Ben 30 saranno i paesi partecipanti e 67 i lungometraggi garantiti dalla selezione ufficiale. Tra le chicche imperdibili dell’edizione 2013 del Festival Internazionale del Film di Roma, da non perdere per nessun motivo al mondo sarà la presentazione postuma dell’ultimo capolavoro di Aleksei German, passato a miglior vita proprio quest’anno, omaggiato con il Premio alla Carriera. L’ultima travagliata opera del maestro russo, È difficile essere un dio, sul quale ha speso diverse parole anche un luminare come Umberto Eco nel descrivere la mastodontica intenzione di raccontare l’intera storia dell’umanità, vede la luce dopo ben 15 lunghissimi anni di gestazione e sarà presentata in prima mondiale.

Il Maverick Director Award (premio dedicato a cineasti in grado di contribuire all’invenzione di un cinema fuori dagli schemi), invece, andrà a uno dei maggiori maestri rivoluzionari di Hong Kong, Tsui Hark, che sarà protagonista di una Masterclass oltre che della proiezione in prima internazionale, fuori concorso, dell’ultimo suo lavoro, Young Detective Dee: Rise of the Sea Dragon 3D. Per quanto riguarda proprio le Masterclass, imperdibile sarà anche quella con il più volte premio Oscar Jonathan Demme, autore di pellicole ormai celeberrime come Il silenzio degli innocenti o Philadelphia e in arrivo a Roma con il suo nuovo Fear of falling, in concorso nella sezione Cinemaxxi.

Proprio a proposito del museo d’arte contemporanea in questione, oltre la rassegna Cinema al Maxxi nel corso dell’anno solare, Müller conferma la possibilità di aggiungere incontri, masterclass, dibattiti e tavole rotonde quotidiane proprio tra le mura del museo in favore della tanto declamata apertura globale dell’ambito cinematografico più eterogeneo.

Il direttore artistico del Festival Internazionale del Film di Roma Marco Muller (voto10.it)

Il direttore artistico del Festival Internazionale del Film di Roma Marco Muller (voto10.it)

Tra gli altri film in programma, sia in concorso che fuori concorso nelle varie sezioni, al di là dell’anteprima mondiale del nuovo capitolo di Hunger games, come confermato stesso in conferenza stampa, molte sono le opere prime e seconde (circa 20) messe allo stesso livello di produzioni provenienti da importanti figure internazionali quali Spike Jonze con il suo Her, Takashi Miike con The mole song, Isabelle Coixet con Another me, Alex De La Iglesia con Las brujas de Zugarramurdi, Eli Roth con The green inferno, Davide Ferrario con La luna su Torino, Giovanni Veronesi con L’ultima ruota del carro, Juan José Campanella con Metegol, Wes Anderson con Cavalcanti o Alexander Rockwell con Little feet.

Torna con grande interesse e disponibilità, soprattutto tramite una più approfondita ricerca di interessi e linguaggi adolescenziali disseminati tra pagine web e oggetti di più prossima attualità generazionale, anche la sezione Alice nella città, offerta, dedicata e rivolta allo sguardo giovanile sul mondo del cinema e narrato attraverso esso. Tra i tanti film della sezione, spicca, con Se chiudo gli occhi non sono più qui, il ritorno dietro la macchina da presa di Vittorio Moroni, uno dei migliori registi indipendenti nostrani, nonché figura di rilievo esemplare per quanto riguarda la forza e la dedizione passionale necessaria per mettere in piedi progetti anche giudicati impossibili.

Tra le retrospettive e gli omaggi, non ci si poteva non soffermare sulle figure dei compianti Giuliano Gemma (in onore del quale viene presentata una copia brillantemente restaurata di Arrivano i titani del 1962) e Carlo Lizzani (il cui ricordo vivrà tra i fotogrammi de Il processo di Verona del 1963), venuti a mancare di recente. Doverosa memoria andrà anche ad Anna Magnani, per i 40 anni dalla sua scomparsa, e a Renato Castellani, per il centenario della nascita, con il film che li vide al lavoro insieme, ovvero Nella città l’inferno del 1959.

(Foto: ilvelino.it / blogspot.com / voto10.it)

Stefano Gallone

@SteGallone

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