Festa della mamma…e della MammAvventura

festa della mammaUna volta la festa della mamma aveva una data fissa, come il Natale. Come il 25 Aprile. Come le grandi certezze dell’esistenza. Arrivava quando arrivava.

Da un po’ di anni, invece, si celebra per convenzione la prima domenica di maggio. Forse perché più mamme lavorano e che la loro festa sia di domenica le gratifica (e illude) di più di più sull’idea di festa=riposo=felicità? O forse perché tutto ciò che cade di domenica è più “commerciale”, e tutto, tutti, siamo ormai prodotti di consumo? Mamme e bimbi soprattutto (Memento di MammAvventura, ogni tanto lo ricorda, sono le parole di un infermiere della neonatologia alle puerpere: ”Vostro figlio è un business”!)

C’ERA UN VOLTA IL LAVORETTO – Ma la riflessione sulla festa della mamma non vuole essere sulla sua commercializzazione, o su “cosa fare per…”, ma su quegli oggetti che – molto più di fiori e cioccolatini o foulard di seta – hanno segnato intere generazioni di bimbi (festeggianti) e mamme (festeggiate): i lavoretti. Che si frequentasse la materna o le elementari – l’esenzione giungeva solo con l’entrata nella scuola dell’obbligo secondaria – all’avvicinarsi di scadenze come il 19 marzo o (appunto) la festa della mamma, le solerti insegnanti dedicavano qualche ora della didattica alla realizzazione di curiosi manufatti con cui i pargoli avrebbero omaggiato il genitore di turno.

Bambini di carta coloratiDai ricordi d’infanzia riemergono un piccolo pozzo realizzato con le mollette da bucato – quelle di legno – o un evergreen come il posacenere in Das (oggi si è scoperto che il Das era tossico e mai ci si sognerebbe di istigare un adulto al fumo attraverso un innocente regalo, per di più da suo figlio, il quale ne subirebbe poi i danni come utente passivo). Biglietti d’auguri colorati, vergati dall’ancora incerta grafia infantile, confezionati con cartone e ritagli di giornale a suon di forbicine, Coccoina e pennarelli, completavano l’offerta di quel meraviglioso dono che si portava a casa in prossimità della ricorrenza e faceva poi bella mostra di sé su qualche scaffale della casa. Con orgoglio. Nonostante fosse, obiettivamente, un obbrobrio.

Oggi tutto ciò pare sparito. Sebbene proprio ieri sera abbia visto sulla bacheca facebook di un’amica mamma un meraviglioso cuore realizzato con la pasta alimentare – ruote e farfalle – frutto chiaramente dell’impegno scolastico della figlioletta (asilo nido), dal nido di mio figlio…niet! Lo scorso anno sì, avevo pure io ricevuto un lavoretto (il primo! E non si scorda mai…): ma ai tempi il pupo – escluso dalla graduatorie delle strutture comunali – trascorreva il tempo nel nido-famiglia di due eccezionali tagesmutter dallo spirito un po’ hippies con cui, tra le altre cose, si giocava a travestirsi da pirati e Angeliche.

A cosa si deve la scomparsa del lavoretto? Ipotesi e riflessioni…

SCOPPIA LA COPPIA…MA IL “GENITORE” NO! – In occasione dell’ultima festa del papà – quando, manco a dirlo dal nido del mio bimbo non giunse nulla, ma all’epoca (superficialmente) non ci pensai – mi saltò all’occhio la notizia della decisione di una scuola dell’infanzia (non ricordo quale, né dove) di non ricordare in classe la ricorrenza del 19 marzo, dettata dalla presa di coscienza della maggioranza – ormai – di famiglie separate tra i piccoli avventori. Per i bimbi i cui genitori non vivevano più insieme come “famiglia” poteva essere, in qualche modo, “frustrante”.

L’idea di base mi pare assurda, ben più traumatica e pericolosa per un piccino rispetto a quella di ricordare la festa del papà, anche se il suo non è più sposato o convivente con la mamma. Il fatto che la coppia sia scoppiata diventa sinonimo della scomparsa del genitore, del suo ruolo, del suo nome. Un papà , un padre, cessa di essere tale – e quindi di avere diritto ad una (simbolica) festa – perché insieme alla madre dei suoi figli non forma più una famiglia (nel senso più convenzionale e tradizionale, conservatore, anche discutibile)? La risposta è scontata, e credo che (quasi) tutti si possa essere d’accordo. Questo tipo di messaggio lanciato tra le righe dell’abolizione coatta della festa del papà tra bimbi in età scolare è tanto più inquietante quando applicato alla figura di genitore che – statisticamente – risulta sempre più penalizzata in caso di separazioni e divorzi: il padre. Ognuno di noi sarà almeno una volta nella vita venuto a conoscenza di casi di padri separati e osteggiati – più o meno drammaticamente – nei propri diritti di essere genitori; ci sono diverse associazioni che si rivolgono ai padri separati che vivono questa e altre forme di difficoltà pur di continuare a essere “papà”.

Cancellare la festa del papà dal programma scolastico dei nostri figli è paradossale. Oltre che ridicolo e perverso.

Festa_Mamma_DoodleLA PAROLA AGLI ESPERTI - La scure sui lavoretti scolastici non ha però solo questa lama, ma anche un secondo taglio che viene da un libro di Erika Christakis, educatrice e già autrice di vari bestseller su temi legati all’infanzia nel cui curriculum brilla il nome della Yale University.

Nel suo The Importance of Being Little - dove c’è sicuramente del buono - Christakis sostiene che l’attività di mini bricolage non sia affatto utile allo sviluppo della creatività dei bambini, anzi! Limitare i piccoli ad assemblare frammenti e ritagli magari già preparati dalla maestre,  ‘pressarli’  con l’ansia da prestazione perché si arrivi ad un buon lavoro finale o comunque porre dei “confini” alla loro libera espressione attraverso il modello di un prodotto che deve soddisfare determinati standard, sarebbero quasi un impedimento alla creatività – e quindi all’immaginazione – dei bambini.

Mi domando se l’esperta in questione abbia mai realmente visto uno di questi manufatti under10. Salvo rare eccezioni – che forse corrispondono davvero a quanto lei descrive in termini di gratificazione più per gli adulti (genitori e insegnanti) che per i bambini – nulla di più lontano da un ideale di “soddisfazione estetica”. Imperfezioni e sbilencherie, sbavature ed elogio del pastrocchio sono tra le parole d’ordine di queste attività manuali, da cui non ci si aspetta certo la perfezione, anzi, la loro forza risiede proprio in quella particolare forma di bruttezza su cui riescono a vincere elementi come l’impegno e lo sforzo che i bimbi investono per realizzarle. A quale genitore non appare bellissima la prima opera d’arte grafica dei propri figli? Quel segno, o groviglio di segni, che – se loro non ci offrissero la chiave di lettura (“Mamma, ho disegnato un drago!”) – resterebbe un mistero, e invece diventa motivo di orgoglio. E magari commozione?

IMG_2933Tra i giochi di mio figlio (2 anni e mezzo) c’è un orologio di cartoncino che abbiamo realizzato insieme, assecondando la sua infatuazione per questi strumenti che misurano il tempo. Le lancette sono fissate al centro di un disco con un fermacampione, così può girarle con le manine, e ci sono tutti i numeri, dall’1 al 12. Alcuni mi ha chiesto lui di scriverli, indicandomi scrupolosamente di ognuno il colore, ma gli ultimi due ha voluto farli da sé, e per me (cuore di mamma!) sono i più belli di tutti. I più veri.

Per la festa della mamma edizione 2016 avrei voluto ricevere un orribile lavoretto. Ma vero, come quei due numeri sull’orologio di cartone. Peccato.

MammAvventura

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