Festa della donna: una ricorrenza fondata sul mito e svuotata di senso

Spogliarello per la festa della donna

Roma – Sguardi rapiti davanti a un corpo maschile giovane e perfetto che, lentamente e a suon di musica, slaccia la zip dei pantaloni. Urla eccitate e occhi fuori dalle orbite mentre l’Apollo di turno, con gesti ammiccanti, mima eroticamente l’amplesso sessuale. Con mazzetti di mimose rigidamente stretti da mani ingioiellate e perfettamente verniciate dallo smalto, donne di ogni età sfilano per le strade delle città cantando insulse canzoncine salite alla ribalta dal teatro dell’Ariston. L’8 marzo, data scelta arbitrariamente per festeggiare le donne, è ormai solo una giornata di baldoria per il gentil sesso. Svuotata di ogni senso storico e di lotta emancipazionista, la festa della donna è per molte, ma fortunatamente non per tutte, il giorno in cui si può rompere la routine giornaliera, lasciare i mariti o i fidanzati a casa, bere smoderatamente e fare per una sera tutto ciò che non si ha il coraggio di fare tutti gli altri giorni dell’anno.

Joyce Salvadori in Lussu, mentre le viene conferita la medaglia d'argento al valore militare

Le più informate si rifanno alla data dell’8 marzo 1908 (per altre il 1911) quando, si narra, un numero imprecisato di operaie (tra 127 e 146), in una indefinita città americana (Chicago o New York) perirono durante un incendio nella fabbrica dove lavoravano. Molto probabilmente questo avvenimento è un falso storico, non ci sono infatti prove certe che l’episodio sia davvero avvenuto. Ma meglio una favola così catastrofica a cui rifarsi, piuttosto che svuotare del tutto, di contenuto e significato ideologico, una festa così importante per celebrare miliardi di esseri umani che hanno ancora tanta strada da fare per ottenere e godere dei propri diritti. Senza andare a scomodare le suffragette di fine ‘800 o le femministe degli anni ’70, o ancora nomi eccellenti come Rosa Luxemburg, Simon de Beauvoir e Joyce Salvadori Paleotti, che hanno fatto la storia dell’emancipazione femminile, è fondamentale analizzare la società odierna.

Lontane anni luce dallo spirito che animò le nostre ave, le donne italiane del Terzo Millennio sono molto più disunite e deboli rispetto a quegli anni in cui tutto andava conquistato. A distanza di oltre un secolo, infatti, ci sono molte più opportunità da cogliere di quante ne avessero le nostre progenitrici, eppure ancora si fatica a trovare il proprio posto all’interno della società. Le statistiche, anche queste per nulla certe ma varianti se trattate dal centrodestra e dal centrosinistra, ci dicono che una donna su tre lavora, ossia il 67% è disoccupato o inoccupato. Altro dato allarmante è lo stipendio percepito dalla donne che lavorano, si parla di circa il 26% in meno di quello maschile, a parità di mansioni svolte. Il motivo? Sconosciuto.

Immagine simbolo della trasmissione "Uomini e donne" di Maria de filippi

Nonostante le donne siano più brave a scuola, più preparate ed efficienti nel mondo del lavoro, la discriminazione sessuale continua a permanere. Sarà anche che il termine merito non è ancora entrato nel dizionario personale dei datori di lavoro che quindi continuano ad assumere il personale in base alle simpatie piuttosto che al curriculum. Ma molti danni li compiono le stesse donne, in primo luogo per una mancanza di consapevolezza del proprio valore e dei propri diritti. Ma anche nella scelta dei propri miti e delle figure femminili di riferimento. In tante, troppe, osannano Maria de Filippi o Simona Ventura, personaggi televisivi che incarnano le donne deboli e facili al pianto pur di conquistare un posto al sole e la notorietà. Lungi dal far leva sul proprio intelletto e la propria bravura per occupare posizioni di prestigio in campi come la politica, la scienza e altre aree del sapere, troppe giovani donne puntano sul proprio corpo e la sua vendita all’asta per ottenere soldi e fama, come dimostrano le numerose ragazze appartenenti all’harem di Berlusconi e compagni.

E mentre la pubblicità continua a relegarci in compiti puramente domestici, come il miglior prodotto per lavare i pavimenti o la scelta della merendina più buona per i propri figli, gli uomini italiani si convincono sempre più di avere un diritto di possesso sulle proprie donne. Dall’inizio del 2012, infatti, sono 31 le donne uccise, una ogni due giorni e la maggior parte di loro sono vittime di un partner o di un ex partner. «Sono state più di 120 le donne uccise nel 2011 e la maggior parte delle violenze non vengono nemmeno denunciate – ha affermato Lucia Proto, architetto -  perché il contesto sociale italiano è ancora patriarcale e incentrato sulla “superiorità” della famiglia rispetto ai diritti dell’individuo in quanto bambina/o o donna».

Sabina Sestu 

Foto: ciropiccinini;  enciclopediadelledonne; meltinblog

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Una risposta a Festa della donna: una ricorrenza fondata sul mito e svuotata di senso

  1. avatar
    Anonimo 11/03/2012 a 14:15

    squallide qst foto

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